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L'intervento
19 Gennaio 2026 - 07:55
Bettino Craxi e Claudio Signorile
Sono passati 26 anni dalla scomparsa di Bettino Craxi, protagonista centrale della storia politica italiana del Novecento. Aveva 66 anni quando morì il 19 gennaio 2000, ad Hammamet, dove viveva in esilio dopo le vicende giudiziarie che segnarono la fine della Prima Repubblica e travolsero anche il Partito Socialista Italiano. Un anniversario che riapre il dibattito su una figura ancora oggi centrale nella memoria politica del Paese.
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ROMA - Ci siamo conosciuti ai tempi dell’università: lui faceva politica tra i giovani universitari socialisti, io seguivo la Commissione università del partito, allora guidata da Tristano Codignola. Si creò uno di quei rapporti che attraversano la vita. E ci siamo sempre saputi ritrovare, malgrado le discordanze — che oggi apparirebbero minuzie, ma allora erano cose serie — e le dinamiche di un partito vivo, dialettico, dove ci si divideva e si litigava animati da passioni profonde e convinzioni forti.
Tra di noi vi fu una dialettica accesa, ma sempre segnata dal massimo rispetto. Procedemmo di pari passo: io divenni il referente della corrente lombardiana, lui il vicesegretario di De Martino, con la corrente autonomista che si richiamava a Pietro Nenni. Entrambi eravamo in minoranza nel partito. È bene ricordarlo oggi, quando molti hanno in mente l’immagine di un Craxi potente, talvolta dipinto persino con tratti arroganti. Non era così. Bettino Craxi è cresciuto in una minoranza del partito, che onorava con il lavoro e l’impegno, a prescindere dal successo personale o dalla fortuna della propria corrente. Non inseguiva il potere: lavorava per le sue idee e non ebbe mai ritrosie nello stare, con quella che allora si chiamava disciplina di partito, al servizio di un’organizzazione plurale.
Al congresso di Torino diventammo complementari nel costruire una nuova maggioranza, proiettata sull’avvenire. Lui con l’area dell’Autonomia socialista, io con quella dell’Alternativa: ci trovammo insieme per dare al Psi una svolta generazionale. Insieme abbiamo reinventato la sinistra di governo. Da sola, la sua corrente sarebbe potuta diventare velleitaria; insieme abbiamo ridefinito il modo di essere riformisti negli anni Settanta. Unendo caratteri, esperienze e sensibilità diverse ma convergenti, demmo vita a un nuovo corpo politico, a un soggetto capace di proiettare il Psi verso il nuovo secolo.
A Craxi va riconosciuto un merito indiscutibile: riuscì a trasformare un pezzo rilevante della sinistra italiana. Portò il Psi a superare il 14 per cento dei consensi, sbloccando flussi elettorali rimasti a lungo congelati nelle due “chiese” della Dc e del Pci. Europeizzò la sinistra riformista, fino ad allora troppo provinciale. In Europa e nell’Internazionale socialista Craxi fu presto considerato un protagonista: Brandt, Rocard, González — i grandi leader del socialismo europeo — venivano a Roma, e nella sua Milano, per incontrarlo.
Volevamo una ristrutturazione della forma dello Stato, bilanciata da nuovi poteri al Parlamento, dalla valorizzazione di Comuni e Regioni e, insieme, da un potere decisionale più forte per il Presidente della Repubblica, garantito attraverso l’elezione diretta. La “Grande riforma” fu una sua idea, del tutto diversa da quella oggi proposta dal premierato da Giorgia Meloni. Anche in quel caso lavorammo insieme: Craxi era un leader inclusivo, capace di ascoltare e di unire, mai di dividere. Un esempio che, purtroppo, non trova emuli nella storia politica recente.
La considerazione degli italiani nei suoi confronti sta cambiando. È il segno evidente di un ripensamento su una delle poche figure che ebbero lo spessore politico per guidare il Paese in uno dei passaggi più delicati della sua storia. Al suo posto si volle costruire un agnello sacrificale, su cui scaricare tutte le colpe di un sistema dei partiti obsoleto e di una classe dirigente sempre più scollata dalla realtà e, per di più, le difficoltà di una fase complessa.
Oggi registro un ritorno di riflessione su Craxi e su ciò che lui e il gruppo dirigente socialista di quegli anni seppero fare: forse uno dei migliori che l’Italia abbia avuto dal dopoguerra in poi.
Viene meno la damnatio memoriae, il tentativo — consumato e fallito — di cancellare Craxi dalla scena storica. Non è pensabile raccontare la storia dell’Italia degli anni Settanta, Ottanta e Novanta senza Craxi. Ne deriva una visione distorta, che impedisce di comprendere le debolezze e le incertezze con cui il Paese affrontò il cambiamento radicale successivo alla caduta del Muro di Berlino. Ciò che poteva essere e non è stato, anche per effetto della cosiddetta rivoluzione giudiziaria, che tale non fu mai: fu piuttosto un uso strumentale della giustizia a fini politici.
Quanto avvenne nel 1992 risponde alla volontà di cancellare un pezzo di storia italiana, riducendo ai margini i socialisti che ne erano stati protagonisti. Avremmo dovuto reagire con sdegno alle monetine del 30 aprile 1993. Invece, spaventati da Mani Pulite, disorientati, confusi e divisi, non riuscimmo a organizzare una risposta vera. Non me lo perdono.
I valori del socialismo, il pensiero socialista, quello dei riformatori, interpreti dei processi di cambiamento, non si cancellano con un colpo di mano giudiziario. Hanno fatto grande il socialismo in Italia e in Europa e fanno parte della storia. E proprio perché appartengono alla storia, quei valori possono tornare a essere futuro. In un tempo di leadership deboli, di democrazie elettive in affanno e di libertà che si restringono, il socialismo riformista può ancora offrire una visione forte. Oggi più che mai, con un sistema politico bipolare radicale, c’è posto per un soggetto socialista cerniera tra maggioranza di governo e opposizione. Cioè forza baricentrica, di equilibrio dei poteri e casamatta contro revival populisti, sovranisti ed estremisti. Craxi e i socialisti fanno ancora parte della Storia. Sta a noi dimostrare che possono tornare a far parte anche del domani.
di Claudio Signorile
Nel pomeriggio di domani, martedì 20 gennaio, alle ore 16,30, un evento online che sarà possibile seguire anche su Buonasera24.it su "Attualità del Pensiero politico di Bettino Craxi".
Coordina il dibattitto Alfredo Venturini
Introducono Fabrizio Cicchitto, Luca Josi, Antonio Gozzi
Conclude Claudio Signorile
Interverranno. Salvo Andò, Franco Borgia, Giuliano Cazzola, Bobo Craxi, Gianni Crema, Angelo Cresco, Mauro Del Bue, Giulio Di Donato, Michele Drosi, Ugo Finetti, Carlo Lodovico Fiordaliso, Walter Galbusera, Ercole Incalza, Felice Iossa, Simonetta Lorusso, Biagio Marzo, Riccardo Nencini, Gianni Pittella, Sergio Pizzolante, Sandro Principe, Maria Rosaria Ranieri, Donato Robilotta, Alessandra Servidori, Angelo Sollazzo, Roberto Spano, Saverio Zavettieri,
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