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Taranto

Sicurezza in Acciaierie d’Italia, lo Slai Cobas chiede l'intervento della Procura

Dopo l’infortunio mortale in Acciaieria 2, il sindacato sollecita magistratura e organi ispettivi ad avviare verifiche e raccogliere le testimonianze degli operai

Copertura dei parchi minerali all'ex Ilva

I parchi minerali all'ex Ilva - archivio

TARANTO - Lo Slai Cobas per il sindacato di classe torna a denunciare una situazione di grave e persistente insicurezza negli impianti di Acciaierie d’Italia, ex Ilva, segnalata da tempo dai lavoratori diretti e da quelli delle ditte d’appalto. In una nota diffusa dalla coordinatrice provinciale Margherita Calderazzi, il sindacato collega il peggioramento delle condizioni di lavoro alla mancanza di interventi di manutenzione, anche ordinaria, su impianti, strutture e attrezzature.

Secondo lo Slai Cobas, il recente infortunio mortale che ha coinvolto l’operaio Claudio Salamida in Acciaieria 2 rappresenta una tragica conferma di un rischio quotidiano che gli addetti sarebbero costretti ad affrontare. Una condizione che, si legge nel comunicato, sarebbe ben nota a chi lavora all’interno dell’area industriale.

Alla luce di questo quadro, il sindacato rende noto di aver avanzato formali richieste di intervento alla Procura della Repubblica, all’Ispettorato del Lavoro, alla Asl Spesal e all’Inail. La prima riguarda l’istituzione di una postazione permanente degli organi ispettivi e di controllo direttamente nell’area ex Ilva, con funzioni di vigilanza preventiva, deterrenza e riferimento immediato per lavoratori e delegati sindacali in caso di emergenze.

La seconda richiesta, strettamente collegata alla precedente, sollecita la Procura ad avviare un’inchiesta diretta, fondata sull’acquisizione di un numero significativo di testimonianze degli operai impiegati in tutti i reparti dello stabilimento. “Gli operai conoscono bene la situazione di mancanza di sicurezza e di manutenzione minima”, sottolinea il sindacato, evidenziando come molti evitino di denunciare per timore di ritorsioni, della cassa integrazione o della perdita del posto di lavoro.

Nel comunicato si afferma che non è possibile attendere l’apertura di un nuovo maxi processo per raccogliere le voci dei lavoratori. Viene richiamata l’esperienza del procedimento “Ambiente svenduto”, nel quale, già in primo grado, emersero dichiarazioni rilevanti. Lo Slai Cobas ricorda inoltre un precedente legato a una ditta dell’appalto ex Ilva, la Nuova Siet, quando, a seguito di una richiesta analoga, la Procura convocò e ascoltò circa 100 operai, avviando un’inchiesta che portò a un processo e alla condanna di Riva.

Il sindacato conclude dichiarandosi a disposizione delle autorità per fornire elementi e contributi utili alle indagini, ribadendo la necessità di interventi immediati per tutelare la sicurezza e la vita dei lavoratori all’interno dello stabilimento.

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