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Bari
18 Gennaio 2026 - 15:56
L'ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari
BARI - Un gesto di straordinaria generosità ha segnato le ultime ore di un bambino di 11 anni, ricoverato all’ospedale pediatrico Giovanni XXIII e affetto dalla nascita da una grave patologia congenita. Dopo la sua scomparsa, il piccolo ha donato fegato e cornee, offrendo una concreta possibilità di cura e di vita a pazienti in attesa di trapianto.
Il bambino era seguito da anni da una équipe multidisciplinare, che ha accompagnato lui e la sua famiglia lungo tutto il decorso della malattia, garantendo un’assistenza costante sia sul piano clinico sia su quello psicologico. Un percorso complesso, affrontato con professionalità e attenzione, che ha coinvolto diverse figure sanitarie specialistiche.
La direzione strategica dell’Azienda ospedaliero-universitaria Policlinico di Bari ha espresso il proprio cordoglio e la più sincera vicinanza ai familiari, sottolineando il valore umano di una scelta capace di trasformare un dolore immenso in un atto di speranza per altre famiglie.
Un ringraziamento particolare è stato rivolto ai genitori e ai familiari del bambino, per aver consentito la donazione degli organi, e al Centro regionale trapianti, che ha coordinato le delicate operazioni di prelievo. Il riconoscimento è stato esteso anche alle équipe di anestesisti pediatrici, neurologi, nefrologi e psicologi, impegnate nelle diverse fasi dell’intervento e del supporto assistenziale.
I medici, gli infermieri e operatori sanitari hanno voluto affidare a una lettera la storia e il loro ricordo di Antonio:
"Antonio non era ancora tifoso del Milan quando è arrivato nel nostro Ospedale. Aveva poco più di un mese e la sua patologia congenita già orientava verso il doloroso percorso di cronicità e che segna l’infanzia e tutta la vita di questi bambini.
In questo percorso sono passati 11 anni, tra un numero sconsiderato di interventi chirurgici, tra mille ospedalizzazioni così da diventare per tutta la Nefrologia e dialisi e per l’Urologia del Giovanni XXIII “uno dei nostri”. Come “uno dei nostri bambini” aveva imparato a convivere con la malattia cronica e ad essere, nonostante tutto …allegro, solare e tristemente ironico anche se, suo malgrado, eravamo noi i suoi amici,…quegli amici che non ha potuto avere né a scuola né nel cortile di casa, così limitato dalla sua situazione.
Anche il trapianto renale, con la donazione del rene da parte della mamma, non aveva rappresentato la svolta. Altro ricovero in Urologia questa volta…con intervento di ampliamento vescicale ed ancora controlli, esami e problemi.
Eppure quando veniva in ambulatorio per i controlli, Antonio ci portava la gioia. La gioia di esserci, la gioia di poterci “sfottere” con la sua passione per il Milan, con la sua maglia di Maignan, il suo portiere modello, con il suo pallone che calciava, ogni giorno, da solo nella sua stanzetta, con i suoi giri in bicicletta che faceva, da solo, nel corridoio della sua casa.
“Senza la magia, la vita è solo un grande spavento” si legge su Ali di babbo, romanzo di Milena Agus.
Appunto Antonio non ha avuto “la magia” e ad un ennesimo problema ha detto basta…. Ed è volato via, cosi suoi capelli biondi e i suoi occhi azzurri. Tutti gli specialisti, dai medici di Pronto Soccorso, ai rianimatori, agli psicologi, ai radiologi, tutti, insomma hanno compreso e vissuto il dolore che la sua famiglia, mamma, papà, fratello e , appunto, i suoi amici della Nefrologia e dell’Urologia pediatrica stavano vivendo e così è nata questa iniziativa: diamo un senso a questa partenza di Antonio.
E Antonio, il biondino con gli occhi azzurri, finalmente, ha potuto raggiungere un suo sogno: diventare il Dottore che sognava di essere. I suoi organi aiuteranno altre persone, malate, a continuare a vivere e ad avere, magari, quella “magia“ negata al nostro piccolo grande amico. La mamma, il papà, il fratellone non hanno avuto incertezze: “Antonio, così, rimane con noi!
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