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Taranto

Indotto ex Ilva, si aggrava la crisi

La rabbia della Uilm, attacco alla politica: "Non saremo complici di un massacro sociale"

Rappresentanze Sindacali Unitarie operai Ilva

Operai ex Ilva - foto d'archivio

Ieri 16 gennaio si è concluso con un mancato accordo l’incontro presso Arpal Puglia in merito alla procedura di licenziamento dei 56 lavoratori dell’azienda Pitrelli Srl.

"È inaccettabile che i lavoratori che hanno svolto attività di manutenzione garantendo per anni la continuità produttiva dello stabilimento ex Ilva grazie al patrimonio di competenze acquisite, siano oggi sacrificati sull’altare dell’intollerabile menefreghismo della politica tutta.

Il fermo delle batterie, inoltre, trascinerà con sé una parte importante delle attività lavorative dei lavoratori dell’ indotto, rischiando di innescare una pioggia di richieste di casse integrazioni e ulteriori licenziamenti collettivi in altre aziende.

Taranto non può più pagare il prezzo di un'assenza di scelte istituzionali che stanno trasformando sempre più il territorio in un deserto occupazionale dove vige la rassegnazione.

Naturalmente non abbiamo firmato nel rispetto della dignità delle persone coinvolte; dignità continuamente calpestata da chi continua a gestire una vertenza così drammatica e complessa a colpi di slogan e promesse disattese mentre si aggrava la condizione di isolamento e disperazione di tutti i lavoratori coinvolti".

Così in una nota la segreteria della Uilm Taranto.

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