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Tributo 630, agricoltori sommersi dalle cartelle esattoriali: chiesto un intervento immediato

Antonello Bruno di Confagricoltura sollecita la Regione Puglia a rispettare gli impegni assunti. Dal 2017 al 2024 richieste di pagamento senza servizi reali, mentre la Cassazione chiarisce che il contributo è dovuto solo in presenza di benefici concreti

Canale irriguo

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BARI - Cresce la preoccupazione tra gli imprenditori agricoli pugliesi alle prese con una nuova ondata di cartelle esattoriali e ingiunzioni di pagamento legate al contestato tributo 630, emesso dal Consorzio di bonifica Centro Sud Puglia. Negli uffici di Confagricoltura Puglia sono arrivate centinaia di richieste di assistenza legale, relative ad annualità comprese tra il 2017 e il 2024, con un impatto economico definito pesantissimo per aziende già colpite dalla crisi climatica e dall’aumento dei costi di produzione.

A denunciare la situazione è il presidente regionale Antonello Bruno, che parla di un’emergenza non legata a eventi naturali ma a un sistema burocratico che continua a chiedere contributi in assenza di servizi effettivi. Secondo Confagricoltura, le infrastrutture di bonifica risultano in gran parte trascurate, con canali di scolo invasi da erbacce e detriti e opere idrauliche in stato di evidente abbandono, mentre le richieste di pagamento proseguono senza interruzione.

Il tributo 630 viene indicato come un onere crescente sui bilanci aziendali, non giustificato da interventi concreti sul territorio. Per questo l’organizzazione agricola si rivolge direttamente al presidente della Regione Puglia Antonio Decaro e al futuro assessore regionale all’Agricoltura, chiedendo di dare seguito agli impegni assunti in campagna elettorale e di affrontare in modo definitivo la questione. Senza una presa di posizione chiara della nuova giunta, sottolinea Confagricoltura, il tributo continuerà a rappresentare un’imposizione ritenuta ingiusta e priva di ricadute positive.

Secondo l’associazione, anche la creazione del consorzio unico non ha prodotto i risultati attesi. Da qui la richiesta di un nuovo piano di classifica, capace di ridefinire l’obbligatorietà del contributo e di evitare che i costi della manutenzione ordinaria ricadano esclusivamente sulle imprese agricole. Confagricoltura propone che una parte della tariffa venga posta a carico della collettività, considerando che i benefici delle opere di bonifica interessano l’intero territorio, comprese le aree urbane.

A sostegno di questa posizione viene richiamata anche la giurisprudenza. Con una sentenza del 19 dicembre 2023, la Corte di Cassazione ha stabilito che il contributo ai consorzi di bonifica è dovuto solo in presenza di un vantaggio diretto e specifico per i proprietari degli immobili ricadenti nel perimetro consortile, escludendo la legittimità di un beneficio meramente generico o indiretto.

Per Bruno, si tratta della conferma di una battaglia portata avanti da anni. L’appello finale è rivolto alla Regione affinché intervenga con urgenza, anche alla luce degli impegni assunti durante la presidenza di Michele Emiliano e ribaditi dall’attuale presidente Decaro, per porre fine a un sistema che continua a gravare sulle imprese agricole senza restituire servizi adeguati.

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