BARI - Esattamente quaranta anni fa, il primo gennaio 1986, la Spagna e il Portogallo entravano nella allora Comunità Europea.
Si disse che questo poteva danneggiare la nostra economia e segnatamente l'agricoltura del Mezzogiorno perché era evidente la somiglianza delle produzioni nell'orto frutta, nell'olio di oliva e nel vino: se le condizioni pedoclimatiche sono le stesse -dicevano i commentatori- e i costi di produzione sono più bassi lì che non in Italia il rischio è elevato. Si disse che questo sacrificio -se mai fosse stato reale- sarebbe stato compensato largamente dal vantaggio offerto dal mercato iberico all'industria nazionale; industria nazionale che altri non erano che i piemontesi della Fiat che ne detenevano la gran parte.
Dopo quaranta anni possiamo fare un bilancio definitivo accorgendoci che l'intero settore olivicolo è passato sotto il controllo spagnolo mentre l'ortofrutta è ormai quasi tutta loro. Intere province e regioni italiane sono state abbandonate e anche gli alberi più longevi -come gli ulivi- sono stati lasciati a se stessi e sono divenuti preda di parassiti micidiali, anch’essi di importazione, allora sconosciuti.
Anche il vino spagnolo ci ha sottratto fette rilevanti del mercato mondiale. In compenso la Fiat se ne è proprio andata dall'Italia portando con se i vantaggi accumulati in questi decenni.
Peggio di così la nostra politica non poteva fare.
Come se nessuno sappia nulla di tutto ciò, adesso si pensa di fare la stessa cosa a diretto vantaggio anche delle ex colonie Sudamericane spagnole e portoghesi.
Gli iberici hanno beneficiato di questo tradimento della nostra agricoltura realizzata dai nostri politici mentre noi siamo rimasti senza né agricoltura, né industria. Per riuscire in una operazione così dannosa non è semplice: ci vuole una dose di cialtronaggine difficile da mettere assieme; ma i nostri politici ci sono riusciti. E replicare tale performance è ancora più difficile ma sembra che il nostro “Ministero della Sovranità Alimentare” sia sulla buona strada per ulteriormente danneggiare i nostri agricoltori.
Nel frattempo grazie anche ad una imprevedibile resipiscenza della nostra politica, qualcuno, in altre parti del mondo, si è accorto della qualità del nostro cibo riconoscendogli la condizione di patrimonio immateriale dell’umanità. Presto quel cibo si dovrà comperare dal Sudamerica perché l'eroismo dei nostri agricoltori dovrà pur arrendersi prima o poi alle persecuzioni cui è sottoposto dalla burocrazia locale come dalla legislazione sballata e dalle politiche commerciali non più dettate dai piemontesi che pure italiani al 100% non si possono dire, ma addirittura dai tedeschi e francesi... tedeschi e francesi la cui agricoltura è danneggiata anch'essa ma che deve subire queste scelte scellerate anche se le proteste dovessero continuare all' infinito.
Per non farci mancare nulla, noi baresi ospitiamo a Valenzano una "Università" internazionale (finanziata da soldi francesi, forse) che ha il compito di insegnare alla gioventù di tutto il Mediterraneo a portare da loro le nostre culture in modo da farci concorrenza anche dalle vicine Africa e Asia. Certo è che assieme ai governi europei simpatizzanti del mondialismo di sinistra ci si adopera per favorire le agricolture concorrenti e low cost così concorrere a distruggere quello che resta della agricoltura meridionale e accompagnare -se non spingere- i nostri giovani verso lontani lidi tra le braccia della grande industria nazionale o estera per divenire mondialisti pure loro e abbandonare la identità culturale e economica ereditata.
La classe politica meridionale? Non se ne ha notizia forse perché non ha una idea precisa sul da farsi, forse per seguire se non ubbidire alle segreterie nazionali dei loro partiti, forse perché convinti che il Sud sia da estinguere come pensano i mondialisti e molti nordici, forse perché distratti da cose importanti come i diritti delle donne nel mondo arabo o preoccupati delle guerre altrui. Certo è che contro tutto e tutti i nostri agricoltori, per rispetto verso i loro anziani, per fede nella propria identità, per amore della propria cultura, continuano ad alzarsi presto e difendere il nostro essere meridionali ed italiani a testa alta nella certezza che alla fine in questo caos generale e crescente rimarranno solo loro ad avere certezze!
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