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Bari
15 Gennaio 2026 - 10:37
Un frantoio pugliese - archivio
BARI – Mentre in sede europea si discute dell’eventuale incremento delle importazioni di olio d’oliva tunisino a dazio zero, i controlli su ciò che entra nel mercato comunitario restano sporadici o inesistenti. È la denuncia lanciata da Coldiretti Puglia, che richiama il contenuto di un rapporto della Corte dei conti europea nel quale vengono evidenziate gravi lacune nelle verifiche su pesticidi e contaminanti presenti nell’olio importato, in particolare quello proveniente dalla Tunisia.
Il quadro che emerge è definito allarmante: oltre il 90% dell’olio prodotto nell’Unione Europea è sottoposto a controlli rigorosi, mentre circa il 9% di olio di origine extra UE accede al mercato senza adeguate garanzie. In Italia, nel biennio 2023-2024, nessun carico di olio d’oliva risulta essere stato controllato nei principali punti di ingresso, secondo i dati contenuti nello stesso rapporto.
In questo contesto, Coldiretti e Unaprol contestano duramente l’ipotesi di raddoppiare le importazioni tunisine a dazio zero, definendola una scelta che rischia di colpire una delle filiere più rappresentative dell’agricoltura nazionale. Le organizzazioni denunciano un modello di mercato che incentiva l’approvvigionamento di olio estero a basso costo, spesso successivamente commercializzato come prodotto italiano, comprimendo i prezzi riconosciuti agli olivicoltori e indebolendo il valore del vero made in Italy. La presa di posizione arriva dopo l’annuncio del Governo tunisino dell’avvio di negoziati con l’UE per portare il contingente agevolato fino a 100.000 tonnellate annue.
I numeri rafforzano le preoccupazioni. Nei primi 9 mesi del 2025 le importazioni di olio tunisino in Italia sono cresciute del 38%, mentre i prezzi dell’extravergine italiano hanno registrato un calo superiore al 20%, secondo un’analisi Coldiretti su dati ISMEA. Attualmente l’olio tunisino viene venduto a meno di 4 euro al litro, esercitando una pressione al ribasso sulle quotazioni nazionali e costringendo molti produttori a vendere sotto i costi di produzione. Alla base di questa dinamica vi è l’attuale normativa europea che consente l’ingresso annuo di 56.700 tonnellate di oli vergini d’oliva a dazio zero, oltre al regime del perfezionamento attivo, che permette di importare, trasformare e riesportare il prodotto. Un meccanismo che, come segnalato anche dal Financial Times, penalizza l’autenticità del made in Italy.
A porre l’accento sulle incongruenze del mercato è David Granieri, vicepresidente nazionale di Coldiretti e presidente di Unaprol. Con una produzione nazionale di circa 300.000 tonnellate, un consumo interno di 400.000 e un export di altre 300.000, Granieri sottolinea come sia difficile spiegare un crollo del 30% del prezzo riconosciuto agli agricoltori, parlando apertamente di speculazioni e chiedendo un rafforzamento immediato dei controlli per tutelare produttori e qualità.
Sulla stessa linea Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Puglia, che avverte come l’aumento delle importazioni a dazio zero spalanchi le porte a olio extravergine a basso costo e qualità discutibile, con conseguenze dirette sulla sostenibilità economica delle aziende agricole italiane. Un modello che, a suo giudizio, privilegia il prezzo a scapito della qualità.
Ancora più netto l’intervento di Pietro Piccioni, che denuncia la possibilità di dichiarare italiano un olio che non lo è, parlando di una pratica che danneggia l’intera filiera e mina la fiducia dei consumatori. Coldiretti e Unaprol chiedono quindi controlli più stringenti nelle industrie olearie e verifiche puntuali sugli acquisti dichiarati come made in Italy, richiamando anche i sequestri effettuati nel 2025 in Puglia dalle forze dell’ordine.
Le conseguenze di questo scenario sarebbero particolarmente gravi per la Puglia, cuore dell’olivicoltura nazionale. In regione l’ulivo copre oltre 370.000 ettari, pari al 64% della superficie agricola utilizzata, coinvolgendo 148.127 aziende, il 43% del totale regionale. Qui si producono 5 oli extravergine DOP e 1 IGP Olio di Puglia. Con 60 milioni di ulivi, la Puglia rappresenta il 40% della superficie olivicola del Sud, quasi il 32% di quella nazionale e l’8% di quella comunitaria, per un valore di circa 1 miliardo di euro di Produzione Lorda Vendibile di olio extravergine. Un patrimonio che, secondo Coldiretti, rischia di essere compromesso senza interventi urgenti e strutturali.
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