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Bari
15 Gennaio 2026 - 09:52
La conferenza stampa in Procura a Bari
BARI – Giuseppe Lacarpia, 65 anni, detenuto per l’omicidio della moglie Maria Arcangela Turturo, non si sarebbe tolto la vita, ma sarebbe stato ucciso all’interno della casa circondariale di Bari nell’ottobre 2024. È quanto emerge dalle indagini che hanno portato, nelle ultime ore, a 2 arresti eseguiti dalla Polizia di Stato.
L’uomo, originario di Gravina di Puglia, era stato arrestato il 6 ottobre 2024 con l’accusa di omicidio premeditato aggravato dalla crudeltà. Secondo la ricostruzione, avrebbe prima tentato di incendiare la moglie mentre si trovava in auto e poi l’avrebbe uccisa a mani nude. Lacarpia fu trovato morto nella sua cella tra il 22 e il 23 ottobre 2024 e, in un primo momento, il decesso era stato attribuito a un suicidio. La notizia della sua morte venne commentata sui social dalla figlia con emoticon festanti.
La nuova svolta è arrivata dopo l’arresto di Vincenzo Guglielmi, 24 anni, e Saverio Scarano, 45 anni, entrambi baresi e già detenuti per altri reati. I due sono ritenuti responsabili di un tentato omicidio, mentre Scarano risponde anche dell’omicidio di Lacarpia.
Le indagini hanno preso in esame quanto accaduto la sera del 19 ottobre 2024, quando la Polizia Penitenziaria intervenne in una cella del carcere di Bari per un tentativo di impiccamento di un detenuto 28enne di origine salentina, trovato nel bagno della cella condivisa con altri reclusi. Tre giorni dopo, il 22 ottobre, nella stessa cella fu rinvenuto il corpo senza vita di Giuseppe Lacarpia, impiccato.
Gli accertamenti successivi, condotti dalla Squadra Mobile, hanno consentito di ricostruire un quadro diverso da quello inizialmente ipotizzato. Secondo gli investigatori, non si sarebbe trattato di gesti di autolesionismo, ma di azioni violente messe in atto dai due indagati, che in quel periodo condividevano la cella sia con il detenuto salentino sia con Lacarpia.
Alla luce degli elementi raccolti, il gip del Tribunale di Bari ha disposto per il 24enne la misura cautelare degli arresti domiciliari in relazione al tentato omicidio. Per il 45enne, ritenuto complice del tentato omicidio e responsabile dell’uccisione di Lacarpia, è stata invece applicata la custodia cautelare in carcere.
L’inchiesta ha così riaperto uno dei casi più delicati avvenuti all’interno della struttura penitenziaria barese, facendo emergere una violenza maturata tra le mura del carcere e ribaltando completamente la versione iniziale della morte del detenuto.
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