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Il caso
14 Gennaio 2026 - 11:04
Francesco Ventola
BARI - L’arrivo sul mercato italiano di olio tunisino a dazio zero rischia di avere un impatto pesante sull’olivicoltura nazionale e in particolare su quella pugliese. A lanciare l’allarme è l’europarlamentare di Fratelli d’Italia Francesco Ventola, che richiama l’attenzione sul forte squilibrio generato dall’ingresso di prodotto estero a prezzi estremamente bassi.
Secondo Ventola, le importazioni previste per il 2026, pari a 100.000 tonnellate di olio tunisino senza dazi, stanno già producendo effetti concreti sul mercato. Negli ultimi mesi, tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, le quotazioni dell’olio extravergine italiano sono diminuite tra il 16 e il 20%, attestandosi su valori medi di circa 7,15 euro al kg. Un livello che, sottolinea l’eurodeputato, fatica a coprire i costi di produzione, che in molti casi possono arrivare fino a 9 euro al kg.
A rendere la competizione ancora più difficile, evidenzia Ventola, sono i vincoli normativi, occupazionali e fiscali a cui sono sottoposti gli agricoltori italiani, molto più stringenti rispetto a quelli applicati ai produttori tunisini. Una disparità che, a suo giudizio, non tiene conto neppure delle differenze qualitative e organolettiche dell’olio extravergine italiano, riconosciuto come prodotto di eccellenza.
Le conseguenze di questa situazione, secondo l’esponente di Fratelli d’Italia, sono già evidenti. Molti produttori si trovano costretti a svendere l’olio per rimanere sul mercato, accumulando perdite economiche sempre più consistenti, con il rischio concreto di vedere chiudere numerose aziende agricole.
Per queste ragioni, Ventola annuncia di aver presentato, insieme agli altri europarlamentari di Fratelli d’Italia, una interrogazione alla Commissione Europea. L’obiettivo è chiarire se l’esecutivo comunitario ritenga davvero necessario incrementare anche nel 2026 le importazioni a dazio zero di olio tunisino e, soprattutto, quali misure intenda adottare per tutelare l’agricoltura europea, con particolare riferimento al comparto pugliese.
Nel documento, gli eurodeputati chiedono inoltre come la Commissione intenda rafforzare la trasparenza sull’indicazione del Paese di origine, affinché i consumatori possano essere messi nelle condizioni di sapere con chiarezza quale olio stanno acquistando e portando sulle proprie tavole. Un passaggio ritenuto fondamentale per garantire scelte consapevoli e per difendere il valore del Made in Italy agroalimentare.
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