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La fotografia

Taranto, l’alba che insegna a fermarsi

In uno scatto all’alba la città ritrova il senso dell’attimo. La fotografia di Francesco Manfuso diventa racconto di bellezza e promessa di rinascita

La straordinaria fotografia di Francesco Manfuso

La straordinaria fotografia di Francesco Manfuso

TARANTO - Viviamo giorni che corrono veloci, inermi davanti alla frenesia del tempo che ci spinge a guardare oltre senza soffermarci su ciò che abbiamo intorno. È una corsa continua che spesso ci ruba la capacità di riconoscere la bellezza, di fermarci un istante e lasciare che l’attimo ci attraversi. Eppure basta poco, a volte, per ricordarci che la meraviglia è ancora lì, silenziosa, in attesa di essere osservata.

È quello che ha saputo fare Francesco Manfuso, stimato fotografo tarantino, che questa mattina all’alba, martedì 13 gennaio, ha scelto di alzarsi prima del mondo per ascoltare la città nel suo momento più fragile e autentico. Davanti ai suoi occhi, Taranto si è lasciata raccontare senza rumore, mentre la luce cominciava lentamente a cambiare il colore del cielo.

Nel suo scatto si intrecciano segni antichi e gesti quotidiani. Sullo sfondo il Ponte Punta Penna, presenza solida e custode silenzioso di storie e passaggi. Sopra l’acqua il volo dei gabbiani, libero e leggero, come un respiro che accompagna il risveglio. In primo piano uno scafo che solca la superficie marina, simbolo delle attività umane che riprendono il loro ritmo, mentre il sole inizia a fare capolino alle spalle del ponte, timido ma deciso, annunciando un nuovo giorno.

Più che una fotografia, è un ritratto. Un’immagine che racchiude l’anima di una città che non ha smesso di aspettare, che continua a credere nella possibilità di un nuovo inizio. In quell’alba c’è la Taranto che resiste, che osserva il mare come si osserva un amico fidato, che ritrova se stessa nel dialogo tra acqua, luce e memoria.

In tempi che ci chiedono di correre, quello scatto invita a fare il contrario. A fermarsi. A guardare. A riconoscere che la bellezza non ha bisogno di clamore, ma solo di uno sguardo capace di accoglierla. E in quell’alba, fragile e potente insieme, Taranto sembra sussurrare che ogni rinascita comincia così, quando qualcuno decide di cogliere l’attimo e trasformarlo in speranza condivisa.

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