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Taranto
10 Gennaio 2026 - 10:48
Mario Turco
TARANTO - Le dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sulla volontà di evitare una vendita predatoria dell’ex Ilva vengono definite “smentite dai fatti” dal senatore Mario Turco, vicepresidente del Movimento 5 Stelle e componente della commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche. Un intervento duro, nel quale l’esponente pentastellato mette in discussione l’intera linea dell’Esecutivo sul futuro del più grande stabilimento siderurgico d’Europa.
Secondo Turco, mentre il Governo rassicura cittadini e istituzioni parlando di tutela dell’interesse nazionale, sarebbero in corso interlocuzioni con un fondo di investimento statunitense, soggetto che non avrebbe natura industriale ma risponderebbe a logiche finanziarie di breve periodo. “Si parla di no alla vendita predatoria – afferma – ma nei fatti si tratta con un fondo che opera per acquisire asset a valori simbolici, sfruttare risorse che in questo caso sono anche pubbliche e poi dismettere puntando al massimo rendimento”.
Nel mirino del senatore c’è soprattutto l’assenza di vincoli stringenti che accompagnino il possibile passaggio di mano dell’ex Ilva. Turco sottolinea come, allo stato attuale, non emergano criteri chiari e obbligatori su investimenti, livelli occupazionali, piano industriale, sistema di penali e garanzie ambientali e sanitarie. “Parlare di difesa dell’interesse nazionale in un contesto del genere – dichiara – è profondamente mistificante”.
Il vicepresidente del M5S ricostruisce poi il percorso che, a suo giudizio, ha portato a un progressivo indebolimento del polo siderurgico. “L’ex Ilva – sostiene – è stata logorata dalle scelte di questo Governo: manca un piano credibile di decarbonizzazione, l’AIA continua a consentire l’uso del carbone, non esiste una vera strategia industriale e sono già stati sprecati oltre 2,5 miliardi di euro di risorse pubbliche”. Una situazione che, secondo Turco, crea le condizioni per quella che definisce una svendita annunciata. “Le vendite predatorie – aggiunge – non avvengono nel vuoto: esistono solo quando i governi preparano il terreno”.
Da qui l’appello a un cambio radicale di rotta. Turco invoca una strategia pubblica autentica di riconversione industriale, allineata agli obiettivi e alle prescrizioni europee, che preveda la chiusura delle fonti più inquinanti e un progetto complessivo di rilancio economico, sociale e culturale del territorio. “Taranto – conclude – non può continuare a essere terreno di propaganda. Serve rispetto per i cittadini, per i lavoratori e per il Paese intero. Basta decisioni prese sulla pelle di una comunità che da anni paga il prezzo più alto”.
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