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Bari
10 Gennaio 2026 - 06:36
Distributore di Benzina
BARI - Cresce la preoccupazione di Confartigianato Trasporti Puglia per gli effetti dell’allineamento delle accise su gasolio e benzina entrato in vigore dal 1 gennaio. Secondo l’associazione, la misura inserita nel quadro del riordino fiscale rischia di trasformarsi in un ulteriore aggravio economico per le imprese del trasporto, già penalizzate da carenze infrastrutturali e da condizioni di utilizzo della rete stradale peggiori rispetto alla media nazionale.
Confartigianato ricorda come, già dopo il primo riallineamento avvenuto nel maggio 2025, la tassazione sul gasolio in Italia fosse la più elevata in Europa, arrivando a incidere per circa il 56% sul prezzo finale alla pompa. Un contesto che rende particolarmente pesante ogni ulteriore intervento fiscale sul carburante.
Per i trasportatori che operano con mezzi inferiori a 7,5 tonnellate, esclusi dai rimborsi trimestrali sulle accise, l’aumento si traduce di fatto in una tassa diretta. Anche se l’incidenza chilometrica è inferiore rispetto ai veicoli pesanti, l’impatto resta significativo perché colpisce un segmento in cui i margini sono già estremamente ridotti e i costi di gestione difficilmente trasferibili ai committenti.
Diversa ma non meno critica la situazione delle imprese che utilizzano mezzi superiori a 7,5 tonnellate. In questo caso, spiega Confartigianato Trasporti Puglia, la presunta neutralità fiscale dell’operazione rimane solo teorica. Il meccanismo del recupero trimestrale obbliga infatti le aziende ad anticipare risorse importanti, recuperabili solo dopo mesi. Una dinamica che determina una contrazione della liquidità, soprattutto per le flotte impegnate su lunghe percorrenze e con consumi elevati, immobilizzando capitali indispensabili alla gestione ordinaria.
A sottolineare la gravità del quadro è il presidente Paolo Pertosa, che invita a guardare con realismo all’intera filiera del trasporto. Per i piccoli operatori, osserva, l’aumento delle accise equivale a un prelievo forzoso su guadagni già minimi. Per le imprese più strutturate, invece, il nodo centrale resta la tenuta finanziaria, aggravata da tempi di pagamento della committenza spesso superiori ai 60 giorni previsti dalla legge. In queste condizioni, immobilizzare capitali per mesi significa compromettere la stabilità economica delle aziende, soprattutto considerando che un mezzo pesante percorre meno di 3 chilometri con un litro di carburante.
Confartigianato Trasporti Puglia chiede quindi al Governo di valutare correttivi che non penalizzino né la distribuzione capillare delle merci né il trasporto su larga scala a livello nazionale. L’autotrasporto, ribadisce l’associazione, rappresenta una componente essenziale dell’economia reale e della competitività dei territori. Ogni intervento fiscale che ne altera gli equilibri finisce per riflettersi sui costi di produzione, sulla distribuzione delle merci e, in ultima analisi, sui prezzi sostenuti da cittadini e imprese.
Secondo l’organizzazione di categoria, è indispensabile mettere le aziende nelle condizioni di investire in tecnologie a minore impatto ambientale e di programmare la transizione senza mettere a rischio la propria sopravvivenza economica.
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