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Bari
09 Gennaio 2026 - 12:14
Call center
BARI – Decine di lavoratori delle commesse Enel, in larga parte impiegati nei call center, sono scesi in piazza questa mattina davanti alla sede dell’azienda in via Angiulli, nel capoluogo pugliese. La mobilitazione è nata contro il nuovo bando che, secondo i sindacati, non garantirebbe la clausola di territorialità e aprirebbe all’utilizzo dell’intelligenza artificiale da parte delle aziende aggiudicatarie.
Secondo le stime fornite da Slc Cgil, Fistel Cisl e Ugl Puglia, la vertenza riguarda circa 2.500 lavoratori, con un impatto potenzialmente pesante sull’occupazione regionale. Durante il presidio, i manifestanti hanno scandito cori e slogan, accompagnati da striscioni e fischietti, gridando più volte “vergogna” nei confronti dell’azienda.
Per Nicola Di Ceglie, coordinatore regionale della Slc Cgil Puglia, la protesta segna un passaggio simbolico. “Questa è la prima vertenza legata direttamente all’intelligenza artificiale”, ha spiegato, sottolineando come rappresenti un segnale anticipatore di ciò che potrebbe accadere nei prossimi mesi. Secondo Di Ceglie, la trasformazione tecnologica non può essere subita, ma deve essere governata attraverso regole e tutele.
Sul tema delle condizioni di lavoro è intervenuto anche Gianfranco Laporta, segretario generale della Fistel Cisl Puglia, che ha richiamato l’attenzione sulla precarietà diffusa nel settore. Molti addetti, ha ricordato, lavorano in regime di part-time involontario a 20 ore settimanali. Da qui la richiesta di un confronto al ministero, perché, ha affermato, non è accettabile che un bando favorisca aziende che sostituiscono il lavoro umano con sistemi automatizzati o che trasferiscono le attività a centinaia di chilometri, di fatto mascherando i licenziamenti.
Ancora più duro il giudizio di Marcello Fazio, segretario generale di Ugl Puglia, secondo cui la strategia di Enel rischia di smantellare posti di lavoro costruiti e consolidati in Puglia negli ultimi 20 anni. Una prospettiva che, secondo il sindacato, avrebbe conseguenze sociali rilevanti per l’intero territorio.
La protesta di Bari apre così un confronto che intreccia innovazione tecnologica, politiche industriali e tutela dell’occupazione, ponendo al centro una delle sfide più delicate del lavoro contemporaneo.
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