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Lizzano
09 Gennaio 2026 - 07:43
L'ex discarica Vergine - archivio
LIZZANO - Il deposito delle motivazioni della sentenza n. 2351/2025 del Tribunale di Taranto ha riacceso il dibattito sulla vicenda della ex discarica Vergine, oggi Lutum, situata in località Palombara, nell’isola amministrativa del Comune di Taranto ma a ridosso dei centri di Fragagnano, Lizzano, Monteparano, Faggiano e Roccaforzata. A intervenire è l’associazione Attiva Lizzano, presieduta dall’avvocato Giovanni Gentile, che esprime forte preoccupazione per gli effetti della decisione giudiziaria e per gli sviluppi amministrativi in corso.
La pronuncia ha disposto l’assoluzione degli ex gestori “per non aver commesso il fatto”, una formula che, secondo l’associazione, non chiarisce chi sia stato responsabile delle condizioni che per anni hanno inciso sulla qualità della vita dei residenti dei comuni limitrofi. Attiva Lizzano richiama le molestie olfattive persistenti, che avrebbero costretto cittadini, turisti e visitatori ad allontanarsi dall’area o a rifugiarsi all’interno delle abitazioni, a causa di emissioni ritenute insopportabili e tali da provocare malesseri diffusi.
Nel comunicato si ricorda come nel 2014 l’impianto sia stato sottoposto a sequestro giudiziario, a seguito delle numerose segnalazioni inoltrate all’ARPA e alla Magistratura e delle manifestazioni pubbliche che avevano visto la partecipazione di migliaia di persone. Un percorso che, secondo l’associazione, non ha però portato all’accertamento di responsabilità penali, nonostante il disagio patito per anni dalla popolazione.
Da qui l’invito rivolto alle amministrazioni locali a utilizzare tutti gli strumenti previsti dall’ordinamento, sia sul piano processuale sia su quello istituzionale. In particolare, Attiva Lizzano richiama la possibilità di proporre appello avverso la sentenza e di presentare una richiesta motivata al Pubblico Ministero affinché valuti l’impugnazione. L’associazione sottolinea anche la ristrettezza dei tempi, evidenziando che le motivazioni sono state depositate il 2 dicembre 2025 e che il termine per le iniziative processuali scadrà il 29 gennaio 2026.
Parallelamente, resta alta l’attenzione sul procedimento di PAUR in corso presso la Provincia di Taranto, finalizzato alla possibile riapertura della discarica con una capienza triplicata. A dicembre sono stati pubblicati i primi atti relativi alla 3ª conferenza dei servizi, prevista nel 2026. Dalla documentazione esaminata, secondo Attiva Lizzano, emergerebbe una accelerazione delle procedure da parte della società Lutum, che avrebbe dichiarato conclusi gli interventi di MISE e MIPRE dopo circa 7 anni, senza che tali attività risultino certificate da un ente terzo indipendente.
Nel comunicato viene inoltre evidenziato che, secondo quanto riportato negli atti, il rinvenimento nelle acque di falda di tetracloroetilene PCE sarebbe qualificato come “falso positivo”. Una tesi che l’associazione contesta, ricordando come la sostanza fosse già emersa in analisi effettuate nel 2020 sui pozzi spia, insieme a metalli pesanti come ferro e manganese.
Ulteriore elemento di criticità riguarda il parere dell’ARPA Puglia, condiviso dalla Provincia di Taranto, richiesto all’ENAC. La discarica, viene ricordato, ricade nella zona di buffering aeroportuale dell’aeroporto Arlotta di Grottaglie, un’area cuscinetto destinata a garantire la sicurezza delle operazioni di volo. Secondo Attiva Lizzano, una discarica di grandi dimensioni potrebbe attrarre fauna selvatica, in particolare uccelli, aumentando il rischio di bird strike, oltre a produrre fumi, polveri e gas in grado di compromettere la visibilità, senza trascurare il pericolo di incendi e le possibili emissioni di gas tossici o maleodoranti come l’acido solfidrico.
Nel comunicato si sottolinea come, nonostante l’assoluzione degli ex gestori, gli odori molesti non sarebbero mai cessati, neppure a distanza di 11 anni dalla chiusura dell’impianto. Da qui il timore che la riapertura, per di più con volumi maggiorati, possa comportare nuovi rischi per ambiente, salute pubblica e sicurezza, senza che siano stati definitivamente chiariti i profili di responsabilità del passato.
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