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Taranto
09 Gennaio 2026 - 07:05
Francesco Pio Gennari
TARANTO – In un panorama editoriale affollato di guide che promettono scorciatoie e successi rapidi nella ricerca di un impiego, emerge un libro che sceglie una strada diversa, più analitica e meno consolatoria. One Shot One Kill: dall’università al colloquio – strategie per farsi assumere, scritto dal pugliese Francesco Pio Gennari, si distingue per un approccio asciutto e realistico, capace di raccontare la complessità psicologica, sociale e culturale che accompagna oggi l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. Un’impostazione che ha già portato il volume a entrare nelle classifiche Amazon di categoria, senza fare leva su slogan o promesse facili.
Gennari, consulente tecnologico strategico per grandi aziende italiane e formatore in ambito matematico-finanziario, porta nel libro un’esperienza maturata sul campo. Cresciuto in un contesto imprenditoriale familiare, ha osservato il mercato del lavoro sia dal lato di chi cerca un’occupazione sia da quello di chi seleziona, valuta e assume. Questo doppio punto di vista rappresenta l’architrave del volume, arricchito da un percorso accademico e professionale sviluppato tra Italia, Belgio, Germania, Russia e Medio Oriente.
Il testo non offre ricette miracolose. Al contrario, propone una lettura lucida dei meccanismi che regolano le scelte delle aziende, aiutando i candidati a comprenderne le logiche prima ancora di affrontare un colloquio. Viene smontata l’idea che basti inviare un curriculum o confidare nel talento per emergere, così come quella che ogni rifiuto rappresenti un giudizio personale. Il messaggio che attraversa il libro è netto: spesso il problema non è la mancanza di competenze, ma l’incapacità di comunicarle in modo efficace.
Il lavoro viene analizzato da più angolazioni, intrecciando dimensione psicologica, socio-economica, tecnologica e operativa. Il lettore trova indicazioni su come costruire curriculum, lettere motivazionali e profili LinkedIn, ma soprattutto viene guidato a leggere il contesto competitivo, a riconoscere le dinamiche relazionali della selezione e a comprendere le tecnologie che intervengono in questi processi. Centrale è anche l’attenzione ai tranelli psicologici, come la sindrome dell’impostore, particolarmente diffusa tra chi ha pochi anni di esperienza lavorativa.
Uno degli elementi più originali dell’opera è il modo in cui viene ripensato il curriculum. Non come un elenco di titoli, ma come uno strumento narrativo, costruito a partire dai bisogni specifici dell’azienda, capace di ribaltare il rapporto tra candidato e selezionatore. Anche il colloquio viene descritto come un momento di relazione e scambio, non come un esame a risposta chiusa. Le aziende, a loro volta, sono osservate con spirito critico ma senza demonizzazioni.
Ampio spazio è riservato agli ATS, i software di filtraggio dei curriculum spesso vissuti come nemici invisibili. Il libro ne spiega il funzionamento reale, invitando a considerarli strumenti da comprendere e utilizzare con consapevolezza, non ostacoli incomprensibili.
L’analisi si muove così dal piano emotivo a quello strutturale, accompagnando il lettore a leggere il mercato del lavoro prima di subirlo. Accanto agli aspetti organizzativi emerge una riflessione culturale sulla formazione e sulle esperienze extraccademiche, intese come elementi fondamentali nella costruzione di un’identità professionale coerente e riconoscibile.
Rivolto a studenti, neolaureati, giovani lavoratori e anche a chi è già inserito ma cerca maggiore consapevolezza contrattuale, il libro invita a rileggere la propria storia non come una somma di titoli, ma come un progetto in evoluzione. Un interesse confermato anche dalla selezione dell’opera al Premio Murazzi di Torino, nella sezione Saggistica.
In un Paese in cui il lavoro resta un terreno instabile, il volume di Gennari non promette salvezze, ma strumenti di lettura e di orientamento. Ed è proprio questa assenza di illusioni a renderlo, oggi, particolarmente necessario.
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