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Taranto

Roghi di retine nel Mar Piccolo, "Pronti a denunciare gli abusivi". Il video

Plastiche e diossine finiscono in mare mentre manca un sistema di smaltimento per un comparto produttivo centrale. L'iniziativa di Luciano Manna di VeraLeaks

Roghi di retine nel Mar Piccolo

Roghi di retine nel Mar Piccolo

Roghi nel Mar Piccolo, l’allarme sull’inquinamento che colpisce la mitilicoltura - video di RadioVera

TARANTO - I roghi di retine per la mitilicoltura continuano a ripetersi lungo le sponde del Mar Piccolo, trasformandosi in una emergenza ambientale che si trascina da anni e che contribuisce all’immissione in mare di plastiche, microplastiche e diossine. A rilanciare l’allarme è Luciano Manna, fondatore di VeraLeaks, che torna a segnalare una situazione nota ma ancora irrisolta, capace di colpire sia l’ecosistema marino sia la stessa produzione di cozze.

Secondo quanto denunciato, le attività di mitilicoltura generano inevitabilmente un rifiuto, rappresentato dalle retine utilizzate per l’allevamento dei mitili, che vengono accumulate in grandi quantità lungo le banchine del primo e del secondo seno del Mar Piccolo. Prima ancora degli incendi, una parte di questo materiale finisce direttamente in acqua, spinta dal vento. I roghi completano poi il ciclo di contaminazione, sprigionando sostanze nocive che si depositano sullo specchio d’acqua e sulle stesse cozze allevate.

Nel chiarire le responsabilità, Manna sottolinea come gli incendi siano riconducibili a mitilicoltori abusivi, ancora presenti nell’area, ma evidenzia anche le difficoltà in cui operano i concessionari regolari. Nonostante l’aumento del canone annuo, passato da 380 a 4.000 euro, ai mitilicoltori in possesso di concessione rilasciata dal demanio comunale non viene fornita alcuna indicazione né un servizio dedicato per il corretto conferimento delle retine dismesse. Una carenza che costringe gli operatori regolari ad accantonare il materiale sui moli e, successivamente, a smaltirlo nell’indifferenziato, raccogliendolo in sacchi neri.

Una condizione che, secondo la denuncia, appare incompatibile con il peso economico e storico della mitilicoltura tarantina. L’assenza di un ciclo del rifiuto chiuso e funzionante favorisce la dispersione delle plastiche in mare e alimenta una gestione emergenziale che finisce per penalizzare chi lavora nel rispetto delle regole.

Per la tutela del Mar Piccolo e per la salvaguardia di un mestiere antico, viene chiesto che i mitilicoltori con regolare concessione siano messi nelle condizioni di operare correttamente, garantendo un sistema di smaltimento adeguato delle retine. Allo stesso tempo, viene ribadita la necessità di allontanare dall’area gli operatori abusivi, ritenuti responsabili dei roghi e di un danno economico diretto a chi lavora legalmente, oltre che di un rischio ambientale grave per l’intero ecosistema.

Secondo Luciano Manna, la situazione è il risultato diretto di una cronica assenza del Piano delle coste, che impedisce di individuare in modo formale sia i punti di sbarco sia quelli destinati al conferimento dei rifiuti legati alle attività sul mare. Una lacuna che, di fatto, lascia operatori e concessionari senza indicazioni operative chiare su dove smaltire materiali come le retine dei mitili. In questo contesto, Manna sottolinea come il Comune avrebbe il dovere di intervenire, anche in via temporanea, individuando soluzioni alternative, ad esempio dei punti raccolta nell’area della Madonnina o in prossimità del mercato ittico, almeno per chi è titolare di concessione.

La mancanza di un sistema organizzato, però, non può diventare un alibi. Manna denuncia da anni questa pratica che definisce inaccettabile: la combustione delle retine e il loro abbandono, con la conseguente dispersione di microplastiche in mare. Un paradosso ambientale che colpisce l’intera filiera, perché quei residui finiscono nell’ecosistema marino, vengono ingeriti dai molluschi e tornano sulle tavole dei consumatori. Una catena che, secondo Manna, rende ancora più urgente un intervento immediato dell’amministrazione comunale, almeno attraverso l’attivazione di un sistema provvisorio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, in attesa di una pianificazione strutturale che da troppo tempo manca.

Manna ricorda di aver segnalato questi episodi per anni, anche attraverso denunce formali, senza che si sia arrivati a una soluzione strutturale. Dopo l’ultimo incendio, avvenuto nei pressi delle idrovore Ilva e seguito dall’intervento dei vigili del fuoco, il fondatore di VeraLeaks annuncia l’intenzione di utilizzare il verbale dei pompieri per presentare una denuncia penale contro ignoti. È inoltre prevista la pubblicazione di una mappa dettagliata dei roghi registrati lungo le sponde del Mar Piccolo, a testimonianza di una criticità che continua a riproporsi sotto gli occhi di tutti.

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