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Agricoltura
04 Gennaio 2026 - 07:46
Carciofi - archivio
BARI - La difficoltà che sta attraversando il comparto del carciofo in Puglia viene indicata come il sintomo di un problema strutturale più ampio, che riguarda l’intero sistema agroalimentare regionale. A sollevare la questione è ALPAA Puglia, attraverso il suo presidente Antonio Macchia, che parla di una filiera incapace di garantire redditività alle aziende agricole, soprattutto a quelle di dimensioni più ridotte.
Secondo l’analisi dell’associazione, il valore economico del prodotto si comprime all’origine, lasciando ai produttori pochi centesimi, insufficienti a coprire i costi di produzione. Una dinamica che si riflette in modo evidente sul mercato, dove il carciofo arriva sugli scaffali con rincari significativi. Nel passaggio dalla campagna al consumo, sottolinea Macchia, il valore si disperde e a lavorare in perdita sono soprattutto i piccoli agricoltori, mentre famiglie e cittadini si trovano a sostenere prezzi sempre più elevati.
Per molte aziende pugliesi a conduzione familiare, questa situazione è diventata insostenibile. Quando il mercato del fresco rallenta, il prodotto viene dirottato verso l’industria di trasformazione a quotazioni ancora più basse, in alcuni casi inferiori persino ai costi di raccolta e manodopera. Le conseguenze, secondo Alpaa Puglia, sono evidenti: rinuncia agli investimenti, indebitamento crescente e, non di rado, abbandono delle coltivazioni, con ricadute economiche e sociali sull’intero tessuto rurale.
La crisi del carciofo, viene precisato, non rappresenta un caso isolato. Lo stesso schema, ricorda Macchia, si ripete da anni nel comparto cerealicolo e in quello olivicolo, pilastri storici dell’agricoltura pugliese. Grano e olio continuano a subire la pressione di prezzi all’origine sempre più bassi, aggravata dall’ingresso sul mercato di prodotti importati che non rispondono alle stesse regole imposte agli agricoltori italiani. In assenza di una reale reciprocità normativa, la concorrenza diventa sleale e colpisce in modo particolare le aziende più piccole e radicate nel territorio.
Alpaa Puglia richiama anche il valore strategico delle produzioni agricole regionali, che rappresentano un presidio di qualità, biodiversità e sostenibilità ambientale, a tutela della salute dei consumatori e dell’equilibrio delle aree rurali. Un modello che pone anche una questione di sicurezza alimentare, dal momento che gli agricoltori pugliesi rispettano norme stringenti su tracciabilità, uso dei fitofarmaci e tutela dell’ambiente, sostenendo costi più elevati.
Da qui l’appello alle istituzioni, in particolare a livello nazionale ed europeo, affinché intervengano con misure concrete di riequilibrio della filiera. L’associazione chiede prezzi equi alla produzione, controlli più efficaci sull’origine dei prodotti e regole uguali per tutti negli scambi commerciali. Allo stesso tempo viene sollecitato un sostegno mirato ai piccoli produttori e una maggiore valorizzazione delle produzioni locali, per ridurre la distanza tra prezzo all’origine e prezzo al consumo.
La conclusione è affidata a un avvertimento chiaro. Senza un cambio di rotta, altre produzioni rischiano di seguire lo stesso destino del carciofo, come già accaduto in passato a grano e olio. Difendere l’agricoltura pugliese, ribadisce Macchia, significa difendere lavoro, territorio e qualità. Ignorare questo segnale equivarrebbe ad accettare un modello che impoverisce le campagne e aumenta la dipendenza del Paese dalle importazioni.
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