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Trani
02 Gennaio 2026 - 11:29
Il Tribunale di Trani - archivio
ANDRIA - Il Tribunale di Trani ha disposto la sospensione dall’esercizio dei pubblici uffici per 6 mesi nei confronti di un appartenente alla Polizia di Stato in servizio presso la Questura di Barletta Andria Trani, ritenuto responsabile dei reati di truffa aggravata ai danni dello Stato e falsità ideologica. Il provvedimento è stato adottato al termine degli interrogatori preventivi, accogliendo parzialmente la richiesta avanzata dalla Procura della Repubblica di Trani.
La misura cautelare interdittiva riguarda un poliziotto, mentre per gli stessi reati risultano denunciati a piede libero altri 2 agenti. Le indagini sono state coordinate dalla Procura di Trani e condotte dal Servizio Centrale Operativo e dalla Squadra Mobile della Questura Bat.
L’attività investigativa ha preso avvio da una segnalazione dell’Ufficio Sanitario Provinciale della Questura, che aveva rilevato anomalie nell’utilizzo degli istituti normativi legati alle assenze dal servizio, in particolare per malattia e per l’assistenza a persone con disabilità.
Gli accertamenti, svolti attraverso servizi di osservazione, installazione di telecamere e sistemi di tracciamento satellitare, hanno consentito di ricostruire un presunto uso illecito dei benefici previsti dalla legge 104 del 1992 e dall’articolo 42 del decreto legislativo 151 del 2001, relativi all’assistenza di familiari portatori di handicap.
Secondo quanto emerso, i poliziotti coinvolti avrebbero richiesto in modo sistematico permessi retribuiti dichiarando di dover assistere familiari con disabilità, ma avrebbero invece utilizzato quei periodi per svolgere attività di carattere personale, estranee alle finalità assistenziali previste dalla normativa.
Per 2 dei 3 indagati, inoltre, è stata contestata la mancanza dei requisiti necessari per ottenere il congedo straordinario, che la legge riconosce solo in presenza di una stabile convivenza con il familiare disabile. I riscontri investigativi, supportati da pedinamenti e dall’analisi delle celle telefoniche, avrebbero dimostrato che gli agenti risiedevano in abitazioni diverse rispetto a quelle delle persone assistite, venendo meno così il requisito della coabitazione dichiarato.
Le indagini proseguono per definire in modo completo le responsabilità penali e amministrative connesse alla vicenda.
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