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L'intervento
02 Gennaio 2026 - 07:40
Aula scolastica
BARI - Un messaggio di auguri che si accompagna a una riflessione profonda sul ruolo della scuola e sulle condizioni in cui opera il personale docente. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ha rivolto l’augurio di buon anno a insegnanti, studentesse, studenti e famiglie, sottolineando l’impegno quotidiano con cui la comunità scolastica contribuisce alla crescita civile e culturale del Paese, fondata sui valori della dignità, del rispetto e della convivenza.
Nel bilancio di fine anno, il Coordinamento richiama il contesto umano e spirituale che ha segnato il 2025, caratterizzato dalla partecipazione all’Anno Santo, dalla commozione per la scomparsa di Papa Francesco e dal permanere di tensioni internazionali che continuano a produrre conflitti e sofferenze. In questo scenario viene ricordato anche il messaggio di Papa Leone XIV nell’ultima catechesi dell’anno, con l’invito al ringraziamento, all’esame di coscienza e all’affidamento alla Provvidenza, nel solco della tradizione del Te Deum. Un richiamo che, secondo il Coordinamento, assume un valore particolare anche per il mondo dell’educazione.
La scuola viene indicata come uno dei luoghi centrali per la formazione della responsabilità collettiva e della cittadinanza consapevole, con l’insegnamento dei Diritti Umani considerato un presidio essenziale per la diffusione dei valori della pace, della legalità e della solidarietà. Un compito che, tuttavia, rischia di essere indebolito dalle difficoltà materiali in cui molti docenti sono chiamati a svolgere il proprio lavoro.
Nel comunicato, il CNDDU sollecita l’attenzione del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara sulla condizione economica degli insegnanti, in particolare di coloro che lavorano lontano dalla propria residenza. Viene ricordato come lo stipendio medio netto di un docente italiano a inizio carriera sia pari a circa 1.400 euro mensili, con progressioni lente nel tempo e livelli retributivi inferiori alla media europea. Secondo i dati Eurostat citati, le retribuzioni risultano più basse di circa 20–30% rispetto a quelle dei colleghi di altri Paesi dell’Unione, a fronte di un costo della vita in costante aumento.
A pesare ulteriormente sono i costi degli affitti nelle grandi città e nelle aree metropolitane, dove un alloggio può superare 700–900 euro al mese, assorbendo oltre metà dello stipendio. Una situazione che incide soprattutto sui docenti fuori sede, spesso gravati anche da spese di trasporto, doppia abitazione e lontananza dalla famiglia. Secondo rilevazioni sindacali richiamate nel documento, oltre il 40% degli insegnanti neoassunti presta servizio in una provincia diversa da quella di residenza, in condizioni economiche che rendono difficoltoso persino il soddisfacimento dei bisogni essenziali.
Per il Coordinamento, questo quadro non è compatibile con il ruolo strategico affidato alla scuola. Non si può chiedere ai docenti di essere pilastri educativi e promotori di legalità senza garantire loro condizioni di vita dignitose, viene sottolineato, ricordando che la tutela dei diritti umani deve partire dal rispetto dei diritti di chi li insegna ogni giorno.
Da qui l’auspicio di interventi strutturali e lungimiranti, che riconoscano concretamente il valore della professione docente attraverso politiche retributive adeguate, misure di sostegno per il personale fuori sede e un ripensamento complessivo delle condizioni di lavoro nella scuola pubblica. Investire negli insegnanti, conclude il CNDDU, significa investire nella qualità dell’istruzione, nella coesione sociale e nel futuro del Paese, con l’augurio che il 2026 possa segnare una svolta fondata su scelte coraggiose e sul rispetto dei diritti fondamentali.
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