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Il caso

Abusivismo: l’altra grande vertenza di Taranto, di cui si parla troppo poco

Una piaga che si estende in tutti i settori, mettendo a rischio oltre 20.000 addetti, alimentata dalla crisi e dall’indifferenza. Confartigianato chiede un piano straordinario per salvare l’economia artigiana

La delegazione

La delegazione

Confartigianato rilancia un forte grido d’allarme: l’abusivismo e il lavoro irregolare stanno distruggendo il tessuto produttivo sano, alimentando illegalità, precarietà e sfiducia.

Se non si interviene con decisione, è a rischio il collasso del sistema economico locale. Da molti anni l’artigianato e la piccola impresa rappresentano la spina dorsale dell’economia tarantina: realtà che producono, innovano e garantiscono lavoro e reddito a migliaia di famiglie. L’artigianato ionico è un sistema sano e vitale, non assistito e troppo spesso dimenticato, ma ancora oggi essenziale per la tenuta sociale ed economica del territorio.

Oggi, però, proprio questa parte autentica e produttiva dell’economia è sotto assedio e rischia di crollare. La crisi industriale e occupazionale legata al drammatico declino del siderurgico, insieme al calo del potere d’acquisto delle famiglie, ha creato un terreno fertile per la diffusione del lavoro irregolare e dell’economia sommersa. Confartigianato sottolinea che l’abusivismo ha ormai superato ogni soglia di tolleranza.

È diventato un sistema parallelo che sottrae lavoro, risorse e dignità a chi opera nella legalità, una vera piaga sociale che sta divorando l’economia sana del territorio. Il fenomeno è aggravato dalla presenza di molti lavoratori in cassa integrazione o percettori di sussidi che, pur beneficiando di sostegni pubblici, svolgono attività in nero. Si è creato un circolo vizioso che rischia di trascinare tutti nel baratro: la crisi genera abusivismo e l’abusivismo aggrava la crisi. Così le imprese sane vengono strangolate e la legalità perde terreno ogni giorno.

L’abusivismo colpisce in modo trasversale quasi tutti i comparti: edilizia, impiantistica, serramentistica, autoriparazione, acconciatura, estetica, moda, alimentare, trasporto. In molti casi, attività improvvisate operano in garage, cantine, abitazioni private e presso il domicilio dei clienti, senza abilitazioni, formazione e alcun rispetto delle norme fiscali, igieniche e di sicurezza. Anche un uso improprio delle norme sull’hobbismo genera ulteriore concorrenza sleale. Siamo arrivati alla guerra tra poveri: chi rispetta la legge è penalizzato, chi la ignora viene premiato dall’indifferenza generale.

Le imprese artigiane regolari, che pagano tasse, contributi, formazione e sicurezza, lavorano sempre meno e incassano sempre di meno, schiacciate da una concorrenza sleale ormai fuori controllo. Molti artigiani, esasperati, si trovano costretti a chiudere o addirittura a passare in nero pur di sopravvivere. Quando chiude un’impresa non si perdono solo posti di lavoro, ma anche un presidio di legalità e di qualità sul territorio.

L’abusivismo è oggi un’altra grande emergenza di Taranto, una vera vertenza strategica per il futuro del territorio, al pari, se non oltre, di quella della grande industria, per il numero di occupati coinvolti e a rischio. Non è più un problema marginale, ma una minaccia sistemica che compromette la tenuta del tessuto economico e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Con una progressiva e inesorabile contaminazione del mercato, è oggi a rischio la sopravvivenza del sistema produttivo artigiano: quello che non vive di assistenza, non fa notizia sui giornali, ma ogni giorno crea valore, reddito e dignità per migliaia di famiglie.

Confartigianato, nei giorni scorsi, ha incontrato il Prefetto di Taranto, esprimendo apprezzamento per l’impegno, la sensibilità e l’attenzione delle istituzioni statali sul problema, e chiedendo l’avvio di un piano straordinario per la legalità del lavoro artigiano.

L’associazione ha proposto la costituzione di un tavolo operativo con le Forze dell’Ordine, i Comuni, l’INPS e l’Ispettorato del Lavoro, per rafforzare mirate strategie di contrasto all’abusivismo. Tra le priorità indicate figurano controlli specifici sugli operatori abusivi e sui percettori di ammortizzatori sociali, azioni di vigilanza sui social network e sulle piattaforme digitali dove vengono pubblicizzate attività illegali, oltre a campagne di sensibilizzazione rivolte ai cittadini per promuovere la cultura della legalità. Confartigianato chiede inoltre di garantire la massima visibilità ai risultati delle operazioni di controllo, per rafforzarne l’effetto deterrente, e di applicare con rigore le sanzioni anche nei confronti di chi si serve consapevolmente di prestazioni abusive.

Confartigianato richiama anche i cittadini e i consumatori al senso di responsabilità: rivolgersi a operatori abusivi non è solo una scelta sbagliata, ma un rischio per la sicurezza, la salute e un danno per l’intera comunità.

Confartigianato avverte il peso di dover spesso sensibilizzare da sola su un problema troppo a lungo tollerato, ma non si arrende. Continua a difendere le imprese regolari e a richiamare cittadini e istituzioni al senso di responsabilità. Gli artigiani vogliono continuare a credere nello Stato e nella legge, chiedendo però che l’impegno non si trasformi nel solito boomerang, con controlli serrati sui regolari e un contrasto più deciso verso chi opera nell’illegalità. È tempo di restituire fiducia, dignità e futuro al lavoro artigiano e all’economia locale.

L’artigianato rappresenta oggi l’ultimo presidio dell’economia reale tarantina. Difendere chi lavora nella legalità significa difendere il futuro e la dignità stessa di Taranto.

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