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L'intervento

Baby gang delle case parcheggio, condanne a Taranto

Il Coordinamento Nazionale Docenti della Disciplina dei Diritti Umani invoca un intervento educativo strutturale

Baby gang

Baby gang - archivio

TARANTO - Il Coordinamento Nazionale Docenti della Disciplina dei Diritti Umani ha espresso profonda preoccupazione per la condanna inflitta a cinque dei sette minori coinvolti nei fatti noti come la “baby gang delle case parcheggio” a Taranto. I ragazzi, di età compresa tra i 14 e i 17 anni, sono stati riconosciuti colpevoli di atti di violenza aggravati dall’odio razziale ai danni di un lavoratore straniero. La sentenza, emessa con rito abbreviato dal giudice minorile Federica Furio, ha stabilito per ciascuno una pena di un anno e due mesi.

Il procedimento riguarda episodi avvenuti tra gennaio e maggio 2025, che hanno messo in evidenza una deriva violenta e allarmante. Secondo il CNDDU, questi comportamenti non sono un fatto isolato, ma il segnale di un disagio sociale e familiare profondo, legato anche a contesti di difficoltà economica e, in alcuni casi, a vicinanze con ambienti criminali.

Il presidente del CNDDU, professor Romano Pesavento, ha sottolineato come la risposta penale, pur necessaria, non possa esaurirsi nella punizione. “Dietro ogni atto violento c’è un giovane che, seppur colpevole, ha diritto a percorsi di riabilitazione e reinserimento. Senza un progetto educativo, il rischio è alimentare un ciclo infinito di violenza ed esclusione sociale”, ha dichiarato.

Per l’organizzazione, il ruolo centrale spetta alla scuola, chiamata a diventare il primo presidio contro emarginazione e intolleranza. Non solo trasmissione di saperi, ma luogo di convivenza, rispetto delle diversità e inclusione. Il CNDDU chiede di rendere permanenti i percorsi di educazione ai diritti umani, potenziare i progetti di educazione civica e peer education e formare docenti capaci di intercettare i segnali di disagio giovanile.

“Se la giustizia minorile punisce senza stimolare riflessione sui valori umani, rischia di produrre solo vendetta, compromettendo il futuro dei ragazzi – ha spiegato Pesavento –. È necessario un impegno collettivo per accompagnare ogni studente a comprendere il valore della legalità, della solidarietà e della convivenza pacifica”.

La condanna dei giovani tarantini, secondo il CNDDU, deve diventare dunque un punto di partenza per una riflessione più ampia sul ruolo della società nel formare generazioni responsabili e consapevoli. Una sfida che passa inevitabilmente dalle aule scolastiche, chiamate a offrire non solo istruzione, ma anche gli strumenti per crescere cittadini capaci di costruire una comunità più equa e inclusiva.

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