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L'intervento
09 Agosto 2025 - 19:39
Gianni Cataldino
TARANTO - A Taranto, il dibattito sul futuro industriale e ambientale della città resta acceso. L’assessore comunale all’attuazione del programma, Gianni Cataldino, ha difeso con decisione la strategia adottata dal sindaco Piero Bitetti, sottolineando come nelle ultime settimane l’amministrazione abbia scelto di mantenere un profilo istituzionale rigoroso, senza replicare agli attacchi provenienti da stampa e ambienti politici vicini al Governo. Una scelta che, secondo Cataldino, risponde a logiche di serietà e responsabilità, con l’obiettivo di tutelare il bene della città al di là di ogni appartenenza politica.
L’esponente della giunta ha espresso rammarico per il fatto che non tutti abbiano condiviso l’impegno a intraprendere strade nuove e diverse dal passato, indispensabili per garantire la serenità della comunità. Ha ricordato che, durante una recente riunione dei capigruppo consiliari, era sembrata possibile una convergenza per ripartire da un terreno comune, pur nelle differenze, ma tale unità non si è concretizzata. «Continueremo a cercarla – ha spiegato – perché l’unità, anche nelle diversità, è la via più forte per difendere Taranto».
Cataldino ha ribadito che l’amministrazione ha sempre rispettato gli impegni con il Governo, chiedendo tempi adeguati per un confronto approfondito e opponendosi a imposizioni unilaterali. Per questo motivo, convocare un Consiglio comunale su un testo «vuoto e privo di certezze tecniche» rappresenterebbe, a suo dire, solo «un’illusione di democrazia». Il “no” all’Accordo interistituzionale non è, secondo l’assessore, una chiusura, bensì una condizione per discutere su basi concrete, che includano scenari industriali realistici, dati sanitari e ambientali verificabili, garanzie occupazionali e fondi certi per bonifiche e riconversione.
Sul tema delle accuse di indecisione, l’assessore ha replicato che «solo gli stolti hanno certezze assolute» e che proprio decisioni affrettate, in passato, hanno condannato la città a sofferenze sanitarie, sociali ed economiche. «Noi valutiamo, analizziamo e decidiamo con responsabilità, senza delegare ad altri il destino della nostra comunità» ha aggiunto.
Cataldino ha elencato tre rifiuti netti già espressi dall’amministrazione: no alla nave rigassificatrice, no allo spegnimento degli altoforni nel 2039 e no a un’AIA a carbone per altri 12 anni. Decisioni, ha spiegato, prese non per compiacere interessi esterni, ma per difendere il diritto di Taranto a scegliere un percorso «sicuro, sostenibile e giusto».
Per l’assessore, dire “no” oggi non significa chiudere la porta al futuro, ma garantire che lo sviluppo industriale non metta a rischio la salute dei cittadini e l’occupazione, lasciando in eredità opportunità e non nuove emergenze. «Se accettare senza condizioni – ha affermato – vuol dire condannare Taranto a restare il capro espiatorio della siderurgia italiana, il vero tradimento sarebbe dire “sì” ora e abbandonare la città domani».
Cataldino ha concluso con un appello a superare gli schemi del passato e a lavorare con coraggio a un’azione comune, inviando al Governo un messaggio inequivocabile: «Trattate Taranto da pari, o non trattate affatto».
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