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Non è proprio La Sferza

Un giornale studentesco che, attraverso varie fasi, sarebbe vissuto fino al 1985

Tre numeri de "La Sferza"

Tre numeri de "La Sferza"

Nel giro di pochi mesi e di due anni scolastici, fra la primavera del 1971 e l’incipiente estate del 1972, nasceva e si affermava a Taranto, col cuore ed il nucleo originario nel liceo Archita ma con l’ambizione presto coronata da successo di rappresentare tutta la comunità studentesca tarantina, un giornale studentesco che, attraverso varie fasi, sarebbe vissuto fino al 1985, creando, al di là dei suoi effettivi risultati, una autentica mitologia: La Sferza.

Ripercorrendo nel giro di pochi mesi la storia dei giornali, e passando dalle copie manoscritte del primo semestre ’71 a quelle tipografiche dell’anno scolastico 71/72 (si può dire che anche in questo caso l’ontogenesi ricapitola la filogenesi, come un lontano ricordo dei miei studi di Embriologia; oddio, studi...), La Sferza fu prima palestra di un pattuglione di futuri giornalisti e scrittori; poi riprese le pubblicazioni, ma al ciclostile, nel 1975, e in fotocopia durò fino al 1985. Un periodo lunghissimo, considerando il veloce ricambio generazionale delle secondarie superiori. Con il nuovo secolo, prima con la prova di Italiano sotto forma di articolo di giornale, poi con l’alternanza scuola/lavoro (odierno PCTO, maledetta manìa di fare le riforme nominalistiche...), il giornalismo tornava nelle aule: ad opera ancora, beninteso, degli studenti, ma non più studentesco bensì “scolastico”. Con qualche vincolo in più. Ma con una simile tensione interpretativa (in contesti sociali bensì molto mutati nel volgere dei lustri).

Da alcuni anni Taranto Buonasera, con lo scrivente come tutor esterno, è partner di progetti di alternanza (PCTO) con il liceo scientifico Battaglini e, da quest’anno, con la più antica scuola di Taranto, il liceo Archita. I corsi volgono al termine, ed è arrivato il momento di procedere alla pubblicazione degli articoli. Non è proprio La Sferza, anche per i limiti su ricordati. Ma è una panoramica ampia sulla città, la vita, il futuro visti con gli occhi dei liceali di oggi. Molto meno “superficiali”, apatici, “vuoti” addirittura di quanto ne pensi un segmento di opinione pubblica (e, purtroppo anche di giornalisti poco informati e poco inclini a verifiche sul campo). Ma questo, amici lettori, lo giudicherete voi stessi. Un grande in bocca al lupo, intanto, fin da adesso, ai ragazzi che fra poche settimane affronteranno gli esami di Stato, la vecchia maturità (che era un nome, tanto per cambiare, molto più significativo).

Giuseppe Mazzarino

 Il Liceo Battaglino di Taranto

Il Liceo Battaglini di Taranto

I DANNI DELL’INFLAZIONE A TARANTO E PROVINCIA

Negozi che chiudono, famiglie che si impoveriscono, carrelli della spesa che diventano sempre più scarni, bambini che sono nati in un mondo in ginocchio. Chi avrebbe mai pensato che dopo quasi quarant’anni di battaglia, saremmo ritornati a livelli d’inflazione alti come nel Natale del 1985.

Partiamo però dall’analizzare il significato di tale fenomeno: “L’inflazione è l’aumento generalizzato e prolungato dei prezzi, che porta alla diminuzione del potere d’acquisto della moneta e quindi del valore reale di tutte le grandezze monetarie”. Nella vita di tutti i giorni il portafoglio dei consumatori si alleggerisce e questo reca un forte impatto su un’economia piccola come quella di Taranto e della sua provincia. Il costo “carrello della spesa”, ovvero l’acquisto di beni necessari come cibo e prodotti per la casa e la persona, è aumentato circa del 9,7% dall’inizio dell’anno, incremento gravoso per le tasche dei più poveri e delle famiglie numerose.

Nonostante queste ultime spendano di più, i loro carrelli sono sempre più vuoti, non riuscendo, in molti casi, a soddisfare le esigenze primarie. Questo infatti segna ancora di più una disparità sociale già insediata nel territorio e che non ha bisogno di ulteriori accentuazioni. D’altra parte in questi giorni, nonostante gli evidenti e numerosi sforzi, tenere un esercizio commerciale aperto per un commerciante diventa man mano più complicato. Le nuove attività sono in costante diminuzione e questo porta a ridurre ulteriormente le speranze di una gioventù fiorente, che auspicherebbe una rinascita del proprio territorio. Negli ultimi anni sono infatti in conseguente aumento le fughe di menti brillanti che purtroppo si sentono oppresse dalle realtà in cui vivono.

Nella città di Taranto il calo si registra per quasi tutte le attività, comprese quelle storiche, le quali hanno segnato la storia del territorio per decenni e decenni, fornendole lustro e lavoro. Le vie principali si continuano a svuotare, lasciando liberi locali per aggiudicarsi i quali una volta si faceva la fila; adesso invece perdono valore ogni giorno che passa. Alcuni dei punti più belli sono adornati solo di vecchi ricordi e racconti di attività un giorno fiorenti e fruttuose. Numerosi sono gli impegni per cercare di frenare nel migliore dei modi l’aumento esponenziale del costo della vita. In particolare dalla domenica 2 Ottobre sino al 31 Dicembre, in diversi supermercati e negozi di alimentari e generi di prima necessità è entrata in vigore una misura concordata tra il Governo italiano e la principale associazione di categoria chiamata “Trimestre anti-inflazione”.

L’obiettivo è contrastare gli effetti dell’aumento dei prezzi dovuto appunto all’ inflazione galoppante e prevede che negli esercizi commerciali aderenti all’iniziativa, i beni di prima necessità (alimentari e non solo) vengano venduti a un prezzo regolamentato indipendentemente dall’ISEE. La speranza del Governo risiede nel successo di tali riforme, le quali potrebbero riuscire almeno in parte ad aiutare la ripresa dell’economia territoriale.

4Aq - Martina Scialpi, Martina Barbati, Andrea Sportelli e Matilde Lenti

4Aq - Martina Scialpi, Martina Barbati, Andrea Sportelli e Matilde Lenti

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FERROVIE DEL SUD EST E DISAGI NEI TRASPORTI PUBBLICI: OPPORTUNITÀ O DISUGUAGLIANZE?

Nella realtà frenetica in cui viviamo, un sistema di trasporti pubblici capillare ed esteso è fondamentale per garantire spostamenti di ogni tipo, specialmente di natura lavorativa e, dunque, anche scolastica e universitaria… non a caso l’articolo 13 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani sancisce il diritto dell’individuo al movimento e alla libera circolazione tra i paesi con mezzi pubblici efficienti. Nella provincia di Taranto e in tutta la Puglia sono attive le linee di Ferrovie del Sud Est (oltre che di CTP), di cui i lavoratori e gli studenti pendolari possono usufruire per raggiungere un ampio numero di destinazioni…tuttavia, questi stessi stanno riscontrando sempre più criticità nel sistema di trasporti FSE, nel momento in cui vengono lesi i diritti garantiti dalla Costituzione e della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Le corse dei bus dovrebbero essere abbastanza da poter garantire a chi ne usufruisce un viaggio assolutamente sereno e sicuro…ma ciò non accade: decine di studenti lasciati a terra perché gli autobus sono talmente sovraffollati che si è anche abbondantemente superata la capienza massima, generando una situazione di estremo svantaggio per questi, ma anche per chi, invece, è dentro l’autobus ma non riesce nemmeno a muovere un braccio: così facendo, infatti, si mette a rischio il diritto alla salute, garantito dall’articolo 32 della Costituzione Italiana, in quanto non si riesce a mantenere una distanza opportuna e si creano assembramenti favorevoli alla diffusione di virus e batteri…viene dunque compromesso il “diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute ed il benessere proprio” che ogni individuo detiene come sottoscritto nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Naturalmente, per uno studente o un lavoratore che non riesce mai a trovare un posto a sedere in autobus, la giornata viene altamente compromessa dal punto di vista fisiologico, prima ancora che psicologico, derivante anche dagli orari delle autolinee che vincolano l’individuo: uno studente che da San Marzano di San Giuseppe deve arrivare al capolinea in Via di Palma ad un orario ragionevole per entrare a scuola senza fretta deve trascorrere un minimo di 50 minuti in autobus, il che comporta orari di risveglio al mattino molto diversi e anticipati rispetto a quelli di uno studente che abita a due passi dalla stessa scuola. Un ragionamento analogo vale per gli autobus di ritorno: lo studente, per esempio, tornerà a casa già stanco, e ciò comprometterà il suo pomeriggio di studio.

Dunque la prima disuguaglianza è sicuramente dal punto di vista prettamente biologico…per non parlare della sfera economica: la nostra Costituzione, con l’art.3, promuove l’uguaglianza di tutti gli individui, ma viene da chiedersi se quella stessa uguaglianza sia rispettata effettivamente nel momento in cui il pendolare (o, come il più delle volte, la sua famiglia) deve anche sopportare la spesa del trasporto pubblico. Un pendolare che da San Giorgio Jonico vuole arrivare in Via di Palma deve pagare 10,08 euro settimanali, 36,00 mensili e 246,24 annuali, ed è a soli 13 km…man mano che i km aumentano, di conseguenza aumenteranno notevolmente anche le tariffe: chi, ad esempio, viene da Sava, pagherà 18,90 euro settimanali, 64,80 mensili e 443,23 annuali per 29 km fino al capolinea in Via di Palma; coloro che Massafra scendono al Porto Mercantile, invece, pagano 13,32 euro settimanali, 46,80 mensili e 320,11 annuali per 17 km; un lavoratore che prende l’autobus da Lecce dovrà spendere 36,80 euro settimanali, 119,70 mensili e 818,75 annuali per poco più di 100 km per arrivare in Via di Palma. La differenza è, naturalmente, tanta soprattutto se si considera che chi, invece, vive vicino alla scuola non spende un euro anzi, guadagna in salute facendo due passi.

A questo proposito, è da riconoscere che esiste un bonus di 60 euro mensili che può essere sfruttato nell’ambito dei trasporti pubblici: ovviamente, però, il requisito primario per potersene avvalere è un reddito inferiore a 20.000 euro lordi; il bonus può essere richiesto ogni mese ed applica ad abbonamenti settimanali, mensili o annuali uno sconto al massimo, appunto, di 60 euro. Per quanto riguarda i prezzi delle tariffe, piuttosto cresciuti nel giro dell’ultimo anno, bisognerebbe offrire bonus per i trasporti pubblici più ampi e diversificati a seconda della stazione di partenza e dei km percorsi ed indipendentemente dal reddito, per riconoscere l’uguaglianza anche in campo economico, affinché venga garantito in egual modo a tutti il diritto allo studio e al lavoro.

In aggiunta, a partire da prima della pandemia di COVID-19, dopo un’ordinanza del Sindaco che stabiliva che gli autobus FSE (ma anche CTP) non avrebbero più effettuato fermate presso Piazza Castello e le altre fermate nel centro storico ma avrebbero dovuto attestarsi alla fermata capolinea del Porto Mercantile, la società ha dovuto modificare orari e tratte; tuttavia, tale ordinanza è stata ritirata dopo non molto ma nonostante ciò, FSE si è rifiutata di reintrodurre i percorsi e le fermate precedenti perché ormai cambiate, svantaggiando chi ne usufruisce e vincolando i pendolari a percorrere molta strada a piedi o utilizzare i trasporti di città, oggi KYMA mobilità, dovendo pagare un secondo abbonamento (chi fa uso delle autolinee CTP può, invece, evitare ciò, poiché si effettuano fermate in Piazza Castello, anche se solo in orario scolastico). Il problema principale, però, rimane il sovraffollamento inaccettabile degli autobus che può essere risolto solo implementando le corse che, naturalmente, dipendono anche dal personale a disposizione.

4E - Claudia Miano, Alessandra Vicchio, Miranda Rojo De Castro

4E - Claudia Miano, Alessandra Vicchio, Miranda Rojo De Castro

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