La lettera arriva a poche ore da un incontro importante. Il messaggio è chiaro: sull’Accordo di Programma il sindacato intende far sentire, comunque, la propria voce. Ed è una voce dissonante rispetto a quella, ad esempio, degli enti locali.
La richiesta di incontro sul piano industriale di Acciaierie d’Italia
A parlare - anzi, a scrivere - sono i vertici nazionali dei metalmeccanici confederali: Roberto Benaglia per la Fim Cisl, Michele De Palma per la Fiom Cgil, Rocco Palombella per la Uilm Uilm. «Sono trascorsi oltre tre mesi dall’ultimo incontro svoltosi al Mimit, il Ministero delle Imprese e Made in Italy, il 19 gennaio 2023. Abbiamo diverse volte richiesto, a più voci, la convocazione di un tavolo di discussione per affrontare i problemi che si sono drammaticamente accumulati negli anni», si legge nella lettera indirizzata al ministro Adolfo Urso, a Franco Bernabè e Lucia Morselli, presidente ed amministratore delegato di Acciaierie d’Italia, ed a Bernardo Mattarella, da luglio 2022 amministratore delegato di Invitalia, l’agenzia che rappresenta la “mano pubblica” in AdI. Il quadro che dipingono Benaglia, De Palma e Mattarella è grigio: «All’interno dei vari stabilimenti si res pira da tempo un clima di incertezza e si registrano ritardi sugli investimenti ambientali, sulla sicurezza degli impianti e per il raggiungimento dei livelli produttivi e la salvaguardia occupazionale».
Il no all’Accordo di Programma
Continuano, ed arrivano al punto, i leader di Fim, Fiom e Uilm: «In attesa di tale incontro siamo venuti a conoscenza, a mezzo stampa, dell’insediamento del tavolo nella giornata di venerdì 28 aprile, per l’avvio di un percorso che dovrebbe portare alla realizzazione di un Accordo di Programma per Taranto. Le scriventi Organizzazioni ribadiscono la loro netta contrarietà a qualsiasi percorso di Accordo di Programma tra Azienda, Governo e Istituzioni locali che, preliminarmente, non preveda il rilancio degli stabilimenti del Gruppo AdI (ex Ilva), non escluda senza alcun’ombra di dubbio il superamento dell’area a caldo, come peraltro dichiarato dalle Istituzioni locali (Comune, Provincia e Regione), e non preveda un’intesa sul piano industriale e occupazionale con Fim Fiom e Uilm. In assenza di una convocazione in tempi brevissimi, metteremo in atto tutte le iniziative di lotta e di mobilitazione che si renderanno necessarie ».
Un’estate calda
Insomma, all’orizzonte si affaccia un’estate calda sul fronte del Siderurgico - come accade, del resto, ormai dal 2012. Con le «iniziative di lotta e di mobilitazione» promesse dai sindacati in contrapposizione anche alla politica per un Accordo di Programma che non digeriscono, almeno per come rappresentato finora. Importante sarà capire cosa uscirà dall’incontro in calendario per oggi 28 aprile al ministero.
L’altra partita: Ilva in Amministrazione Straordinaria
Ma quando si parla del Siderurgico, non si parla solo di Acciaierie d’Italia, ma anche di Ilva in Amministrazione Straordinaria, dove sono rimasti - in cassa integrazione - i lavoratori non transitati in AdI. Un incontro si è tenuto nella giornata di giovedì 27 aprile, spiega il Coordinamento nazionale Usb Adi e Ilva in As: «L’incontro con Ilva in Amministrazione Straordinaria è terminato poco dopo mezzogiorno e ci ha permesso prima di tutto di avere un aggiornamento circa lo stato dell’arte di ciò che è previsto nell’accordo ministeriale. Sono stati illustrati i dati relativi ai lavoratori che hanno lavorato alle bonifiche, sono 180. A questo proposito, abbiamo chiesto quanto lavoro ancora c’è da fare e abbiamo avuto modo di sapere che ci sarà un tavolo tecnico. Altro dato: su un totale di 1.500 lavoratori ormai del tutto fuori dalla fabbrica perché hanno accettato l’incentivo all’esodo, 1.100 appartengono al sito tarantino. Abbiamo raccolto la disponibilità dei commissari a discutere per il 2024 di un nuovo incentivo all’esodo. Noi abbiamo sottolineato l’esigenza di irrobustirlo, ma anche quella di fare in modo che non trascorra tanto tempo prima della riscossione.
Rispetto all’accordo siglato nel settembre del 2018 intanto, ci sono ancora 72 lavoratori che Acciaierie d’Italia avrebbe dovuto assumere, ma non ha ancora provveduto a farlo. Da ultimo, abbiamo sentito l’esigenza di ribadire che va modificata la norma che definisce il calcolo dell’integrazione salariale, in quanto al momento la somma che i lavoratori percepiscono è ridotta al minimo. Per quel che riguarda le rassicurazioni date oggi in base alle quali per i commissari l’accordo del 2018 è valido, non abbiamo dubbi; quello che non ci lascia affatto tranquilli invece è dato dalla modifica fatta il 4 marzo scorso e dall’interpretazione che dà Adi al reintegro degli ex Ilva in As e agli eventuali esuberi». Dalla segreteria Fim Cisl si sottolinea che «la validità dell’accordo rimane confermata dai Commissari Straordinari e quindi l’accordo di Cigs per i dipendenti di Acciaierie d’Italia, sottoscritto al Ministero in data 29 marzo 2023, non ha alcun riflesso su Ilva in As e gli accordi in essere, così come ribadito e spiegato nell’assemblee tenute nei giorni scorsi all’interno dello stabilimento AdI da Fim e Fiom, dopo una campagna di disinformazione che ha generato volutamente confusione e preoccupazioni tra i lavoratori e le loro famiglie. La giornata di oggi la riteniamo importante per quanto attiene i contenuti e le informazioni ricevute».
La Ugl Metalmeccanici, rappresentata dal segretario confederale Alessandro Calabrese, dalla Rsu Alessandro Dipino e dalla Coordinatrice all’Industria Concetta Di Ponzio «ha chiesto se l’Accordo del 6 settembre 2018 sia l’unico e solo accordo riconosciuto da Ilva in Amministrazione Straordinaria, contrariamente a quanto appreso da AdI la quale afferma che il fantomatico accordo del 4 marzo 2020, dalle organizzazioni sindacali non sottoscritto e non riconosciuto, escluderebbe i 1661 lavoratori ancora in forza ad Ilva in As, dal perimetro del suddetto accordo. La risposta è stata quella che ci aspettavamo e l’unica giuridicamente valida, ossia che gli attuali 1.661 lavoratori ancora in forza di cui 1.437 a Taranto ed al netto di altrettanti 1.100 lavoratori che siano ricorsi all’esodo incentivato, sono tutelati dall’accordo del 6 settembre 2018 e non vi è nessun altro accordo sottoscritto a valle che lo possa annullare».
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