Uno scenario che, per fortuna, oggi rimane teorico: il sanguinoso conflitto tra Russia e Ucraina sfocia in una guerra che coinvolge direttamente la Nato, con i Paesi dell’Alleanza Atlantica - ed i luoghi più esposti dal punto di vista militare - che diventano di fatto “prima linea”. Secondo una analisi dell’Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo - basata sul modello di scenario elaborato da Alex Wallerstein e ripresa tra gli altri da Open, il sito d’informazione diretto da Enrico Mentana, e dall’associazione PeaceLink - Taranto con le sue infrastrutture militari strategiche sarebbe tra i primi centri in Italia a rischio. Il numero delle vittime che si attesterebbe attorno alle 7.500 vittime.
«Le bombe russe potrebbero attaccare obiettivi in Italia “paganti” dal punto di vista militare, quali basi aeree e navali e comandi Nato» si legge sul sito di Archivio Disarmo. «Prime nel mirino sarebbero le basi Nato di Ghedi (Brescia) e Aviano (Pordenone) che ospitano insieme circa 40 testate nucleari. Ulteriori bersagli potrebbero essere rappresentati da altre basi e comandi militari Nato quali Vicenza (Caserma del Din e Caserma Ederle), Livorno (Camp Darby), Gaeta, Napoli (Naval Support Activity), Taranto, Sigonella (Naval Air Station)».
Secondo la simulazione, pubblicata sulla rivista on line di Archivio Disarmo “Iriad review. Studi sulla pace e sui conflitti”,« il bombardamento russo degli obiettivi sopracitati provocherebbe almeno 55 mila morti e oltre 190 mila feriti. La gran parte delle vittime deriverebbe dai bombardamenti degli obiettivi in prossimità delle città: Napoli (circa 21 mila morti e 109 mila feriti), Vicenza (12 mila morti e 45 mila feriti), Gaeta (12 mila morti e 5 mila feriti) e Taranto (7500 morti e quasi 27 mila feriti). Al danno umano va aggiunto quello economico che il blocco di infrastrutture e di centri nevralgici provocherebbe sull’intera Penisola e quello ambientale provocato dal fall out nucleare e dalla persistenza delle radiazioni». «Prevedere lo scenario peggiore non significa contribuire a determinarlo ma, al contrario, contribuire a prevenirlo», sottolinea Francesca Farruggia, segretario generale di Archivio Disarmo.
«Aderendo a un ragionamento che riprende il pensiero strategico classico, basato sul worst case, l’obiettivo di Archivio Disarmo è mettere in guardia nei confronti di una minaccia altamente improbabile, ma terrificante. Come noi e con molti più mezzi di noi, confidiamo che allo stesso obiettivo stiano lavorando i governi, le organizzazioni internazionali di cui fa parte l’Italia e le Nazioni Unite».
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