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CONTROVERSO
27 Aprile 2026 - 06:00
La rubrica controVerso, dedicata alla poesia, propone dal lunedì al venerdì lo spazio Poesia del Giorno, un appuntamento quotidiano che ospita due poesie.
Il progetto nasce con l’obiettivo di dare voce alla fantasia, ai versi e alle suggestioni che prendono forma dagli stati d’animo e dalle esperienze degli autori, offrendo uno spazio di condivisione e valorizzazione della scrittura poetica contemporanea.
L’iniziativa si fonda su uno spirito culturale aperto e inclusivo, non prevede alcun costo per i partecipanti e offre agli autori l’opportunità di far conoscere la propria voce poetica a un ampio pubblico di lettori.
Ogni giorno due poesie tra quelle ritenute più significative dal curatore della rubrica, Gian Carlo Lisi, vengono pubblicate e recensite esclusivamente sulle pagine online del quotidiano.
Chi desidera vedere un proprio componimento poetico pubblicato sulle pagine della testata dovrà:
[LE PAGINE DELLA MIA VITA] di MARIROSA RAO da Cittanova - RC
Le pagine della mia vita
catturano il giallo del pianto,
i passi sui sempreverdi prati degli errori,
i salti divertiti nelle pozzanghere di speranza
ad inzupparmi un po' di sogni,
trattengono persino la polvere dei sorrisi.
Così il tempo si fa spazio nel mio cuore,
che non sarà mai secco
né troppo sbiadito
finché ci sarai tu
a donare una nuova primavera alle mie parole,
dove la neve d'inverno è un fiore
e il suo freddo scaldato dal profumo
di una rosa tra fiori di campo.
RECENSIONE
Il testo esplora il legame profondo tra le esperienze vissute e la forza di un affetto che sa cambiare il senso dei ricordi. Si avverte un’emozione che trasforma le vecchie ferite in qualcosa di nuovo, pronto a fiorire sotto una luce diversa. L’atmosfera è quella di un bilancio sereno, dove anche i momenti difficili trovano un posto preciso in un cammino che cerca sempre il calore umano.
L’intenzione del testo scritto da Mariarosa Rao è mostrare come il tempo non possa spegnere il cuore se esiste qualcuno capace di portarvi nuova vita. L’autrice attraversa le tappe della propria esistenza accogliendo sia le cadute che i sorrisi come parti necessarie di un unico racconto. Non c’è amarezza nel guardare al passato, ma la gratitudine di chi sa che ogni pagina può essere riscritta grazie a una presenza vicina.
Lo sviluppo si sofferma su immagini che mescolano la natura ai sentimenti, creando un paesaggio interiore molto semplice da immaginare. I versi accompagnano questo movimento di apertura, passando dal colore del pianto alla voglia di inzupparsi nei sogni e nelle speranze. La scrittura si muove con naturalezza, costruendo un ponte tra il freddo delle vecchie delusioni e il profumo di un presente che sa di rinascita.
Il cuore resta vivo e pulsante "finché ci sarai tu / a donare una nuova primavera" a ogni parola, evitando che il dolore diventi l'unica voce. In questa chiusura, persino la neve smette di essere gelida per trasformarsi nella base su cui sboccia un fiore inaspettato. Resta l’immagine di una rosa che spicca tra i fiori di campo, segno di un legame che protegge e riscalda anche i giorni che sembravano più grigi.
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IL CANTO di ANTONINO LONGO da Cittanova - RC
Battono le onde
sulla bianca sabbia
baciata dal sole.
Battono i remi
sul pelo dell’acqua,
sospinti dalle braccia
del pescatore.
Cantano i gabbiani
sulla scogliera.
Per tutta la vita
il pescatore ascoltava
i suoi pensieri.
Il canto del mare,
dei remi, dei gabbiani
invecchiava nelle rughe
del suo viso.
Giunse il tempo
del giro della vita,
il cerchio che si chiude.
Seduto al fresco della pergola,
alzò gli occhi azzurri sul mare
e ascoltò:
il canto dei gabbiani,
il battito dei remi.
Respirò profondamente.
Le spalle si abbassarono.
E chiese al mare,
ai gabbiani,
alle pale dei remi:
«Ma voi… avete cantato sempre?»
- Sì.
Il nostro canto è la vita.
Eri tu che non ascoltavi.
RECENSIONE
Il testo mette in scena il dialogo silenzioso tra l'uomo e la natura, soffermandosi sul momento in cui ci si ferma a guardare indietro. Si percepisce un’emozione che nasce dal rimpianto, ma che si scioglie in una nuova consapevolezza davanti alla distesa marina. L’atmosfera è quella di un pomeriggio calmo, dove il rumore del mondo si spegne per lasciare spazio ai suoni che abbiamo sempre avuto vicino senza mai sentirli davvero.
Il ritmo della scrittura è scandito da gesti ripetuti e lenti, che imitano il movimento costante delle onde sulla riva. Le immagini dei remi che colpiscono l'acqua e dei gabbiani in volo creano un quadro fatto di suoni familiari, che diventano la colonna sonora di un'intera esistenza. Nello scambio finale "Il nostro canto è la vita" si racchiude il senso di una scoperta che arriva tardi, ma che riesce a dare un significato nuovo a tutta la fatica passata.
La scrittura ci guida attraverso il ciclo dell'esistenza, arrivando al punto in cui l'azione lascia finalmente il posto all'ascolto. Lo stile è limpido e privo di complicazioni, capace di rendere poetico anche il riposo di un uomo ormai stanco. In questa osservazione del mare, le parole diventano uno specchio che riflette una verità profonda: la bellezza ci circonda da sempre, ma spesso siamo troppo occupati per accorgercene.
Il senso del racconto si chiude con una domanda che contiene tutta la sorpresa di chi vede il mondo per la prima volta. La risposta che giunge dagli elementi è una lezione di presenza che trasforma il finale in un momento di grande umanità. Resta la sensazione di un respiro profondo che libera il petto, un invito a non aspettare il tramonto per godere della musica della vita secondo la visione di Antonino Longo.
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Testata: Buonasera
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