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rubrica poetica
06 Aprile 2024 - 08:00
Tastiera
La rubrica settimanale "controVerso" è dedicata alla poesia. Nasce per dare spazio alla vostra fantasia e ai vostri versi ispirati dalla quotidianità o dai vostri stati d'animo. Si è deciso di raccogliere in questa pagina le più belle poesie che di volta in volta vorrete inviare.
Chi fosse interessato a vedere un proprio componimento poetico pubblicato sul quotidiano Buonasera in edizione cartacea, digitale e online nella apposita sezione, dovrà:
Ogni settimana tre poesie, tra quelle più significative, saranno scelte, recensite e pubblicate nella rubrica "controVerso" sull'edizione cartacea e digitale del sabato e visibili online la domenica mattina dalle ore 9:00.
Altre, invece, verranno selezionate e pubblicate esclusivamente online come "Poesia del Giorno" sul sito web di Buonasera e sui canali social.
Le tre poesie pubblicate sabato 6 aprile sono:
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Queste mie labbra,
ora,
due isole abbandonate,
lì dove un tempo
approdava il tuo amore,
trovava asilo l’insofferenza,
si infrangeva l’orgoglio,
si arrendeva la diffidenza.
Un tempo,
erano il tempio
della sacralità del nostro
Amore.
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di Irene Marrazzo di Torre del Greco (NA)
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Recensione
La poesia evoca un sentimento di nostalgia e perdita attraverso immagini metaforiche potenti. I versi iniziali "Queste mie labbra, / ora, / due isole abbandonate," dipingono un'immagine di solitudine e isolamento, suggerendo una separazione o un distacco emotivo. Le labbra, simbolo di comunicazione e intimità, sono descritte come isole disabitate e private del loro scopo primario di relazione e amore. La successiva menzione del passato in cui "approdava il tuo amore" e "trovava asilo l’insofferenza" suggerisce un tempo in cui le labbra dell'io poetico erano il luogo in cui l'amore trovava rifugio, ma anche dove le tensioni e i conflitti trovavano espressione e risoluzione. Questa dualità viene enfatizzata ulteriormente nei versi successivi, in cui si parla di come "si infrangeva l’orgoglio" e "si arrendeva la diffidenza", indicando un'apertura emotiva e una vulnerabilità che ora sembrano perdute. Il climax della poesia si raggiunge quando viene rivelato che "Un tempo, / erano il tempio / della sacralità del nostro / Amore." Questi versi trasmettono un senso di santità e sacralità associato all'intimità condivisa, implicando che le labbra dell'io poetico e del suo amato erano un luogo in cui l'amore era venerato e rispettato con profonda devozione. Irene Marrazzo offre una riflessione commovente sull'effimera natura dell'amore e sulla sua trasformazione nel corso del tempo.
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In un freddo inverno
la malattia inattesa,
Da una polmonite
fui sorpresa,
Stringe il respiro
l'aria è ristretta
Ma resisto, non ho fretta.
Canto per le figlie,
amate e care,
E per mio marito,
cuore da amare,
Voglia di vivere,
perché il sole splende,
Non sento ancora
di dovermi arrendere.
Lottando contro il male
che tiene prigioniera,
Mi aggrappo alla fede
e all'eternità sincera.
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di Debora Di Vetta di Frosinone
Recensione
La poesia è un inno alla resilienza e alla forza interiore di fronte alle avversità della vita. Attraverso versi densi di emotività, l’autrice dipinge il ritratto di una donna che affronta la malattia con coraggio e determinazione. Nel freddo inverno della malattia, l'autrice descrive con maestria la sensazione di oppressione e di lotta contro la polmonite, manifestando una volontà di resistere e non cedere alla disperazione. Nei versi si avverte un desiderio di vivere, alimentato dall'amore per le figlie e per il marito e dalla consapevolezza che nonostante le difficoltà il sole continua a splendere. La figura della protagonista emerge come un simbolo di speranza e di fede in un'esistenza che, nonostante le avversità, conserva sempre la sua bellezza e il suo valore. L'autrice si aggrappa alla fede e all'eternità come a un faro nella tempesta, trovando conforto e forza nell'idea di un destino che trascende le limitazioni terrene. Attraverso una prosa delicata e commovente, Debora Di Vetta ci offre un'istantanea di speranza e di determinazione.
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Vado, ritorno,
sorrido, immagino,
nei voli mentali
mi immergo.
Occhi miei
che sanno scappare
lontano dalla realtà.
Dimmi mi ami?
La risposta viaggia
sospese nel gelido vento
di gennaio.
Qualcuno la nota
altri fingono indifferenza
fa paura l'amore.
Così denudata
il freddo mi penetra dentro
e l'anima comincia
a tremare.
Un abbraccio che non c'è.
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di Antonella Ariosto di Roma
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Recensione
Si tratta di un viaggio intimo attraverso l'animo umano in cui si esplora la contrapposizione tra movimento e staticità, desiderio e timore, amore e solitudine. I versi, "Vado, ritorno, / sorrido, immagino," dipingono un quadro di flusso emotivo, ma l'essenza del titolo stesso suggerisce una persistente sensazione di stasi interiore. La poesia prosegue esplorando il desiderio di evasione dalla realtà attraverso "voli mentali" e sguardi che "sanno scappare lontano dalla realtà", ma questo desiderio è accompagnato da una domanda vulnerabile: "Dimmi mi ami?". La risposta, descritta come "sospesa nel gelido vento di gennaio", rivela un senso di distanza e incertezza. La poesia culmina con l'affermazione "fa paura l'amore", indicando la complessità e la dualità dell'amore stesso, fonte di gioia e terrore. Il verso "Un abbraccio che non c'è" sintetizza il tema della solitudine e del desiderio insoddisfatto, evidenziando il profondo bisogno umano di relazione e amore. La poesia di Antonella Ariosto offre una riflessione profonda e toccante sulla natura dell'amore e della solitudine umana.
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Testata: Buonasera
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