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.Il punto

C'è poco da ridere

Giorgia Meloni non è caduta nella trappola

C'è poco da ridere


E' stato definito "un scherzo", ma c'è poco da ridere. Resta la facilità con cui due comici russi hanno superato un filtro che dovrebbe essere rigorosissimo.
Sono riusciti a mettersi in contatto telefonico con la Presidente Meloni spacciandosi per il Presidente della Commissione dell’Unione Africana.
Vovan e Lexus, entrambi ex giornalisti hanno già preso di mira diverse personalità: Merkel, Lagarde, Lukashenko, Erdogan, Kissinger, Sanchez. Si dice che siano ispirati dai servizi, circostanza mai confermata.
Si fingono, dall'altro capo del telefono, autorevoli interlocutori.
Antesignano dello scherzo, da noi è stato Paolo Guzzanti che, imitando Sandro Pertini, chiamò Sergio Zavoli: "lo mitragliai di frasi dissennate, irrilevanti e pronunciate con tono presidenziale. L'Ansa mise in onda uno speciale sulla magnifica telefonata, che il Presidente della Repubblica aveva fatto al presidente della Rai."
Nel caso della Meloni, l'obiettivo è stato quello di spingerla a rivelare verità contraddittorie con quelle sostenute pubblicamente in politica internazionale: sul conflitto in Ucraina, sull'immigrazione che l'Europa non può continuare a scaricare sull'Italia, sulle conseguenze del golpe in Niger legata agli approvvigionamenti energetici per interessi russi e francesi.
Va riconosciuto a Giorgia Meloni di non essere caduta nella trappola, e di aver confermato, nel colloquio carpito, la linea di politica internazionale del suo Governo.
Tuttavia Giuseppe Conte ritiene che il colpo sia andato a segno, mostrando il vero volto della Meloni. Si spinge a definirla "codardia" chi a marzo del 2020 consentì a tredici aerei decollati da Mosca, di atterrare a Pratica di Mare. Il generale Sergey Kikot, che guidava la missione, disse che "gli accordi di alto livello prevedevano di sanificare tutti gli edifici, compresi quelli pubblici". La lista comprendeva 104 nominativi e solo 28 erano classificati come medici e infermieri. L'allora ministro della Difesa Lorenzo Guerini si oppose con fermezza alla richiesta che poteva mettere in pericolo la sicurezza delle infrastrutture strategiche italiane. Oggi, lo stesso, come presidente del Copasir considera: "prioritario agire affinché simili circostanze non si ripetano in futuro, consapevoli che possono essere considerate, tra le diverse ipotesi, anche come attività con fini malevoli e che quindi necessitano della massima attenzione".
E' presumibile che a pagare le conseguenze del "fallo" sarà L'Ufficio del Consigliere diplomatico.

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