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INTIMISTA
03 Marzo 2026 - 06:01
Bovindo – racconti da leggere, autori da scoprire è la rubrica dedicata a chi desidera far conoscere la propria voce letteraria e condividere il piacere del racconto breve.
Ogni giorno, dal lunedì al venerdì, Bovindo propone un nuovo racconto, scelto tra autori esordienti e scrittori già affermati, offrendo ai lettori uno sguardo privilegiato sulla narrativa italiana contemporanea: una finestra luminosa da cui osservare il mondo attraverso tante piccole grandi storie.
Gli autori interessati possono inviare all’indirizzo bovindo2025@gmail.com il proprio racconto indicando nome, cognome, luogo di residenza e contatto telefonico. I testi, in lingua italiana e a tema libero, non dovranno superare le quattro pagine (formato A4, file Word). Sono ammessi racconti editi o inediti, senza limiti di genere. Per ulteriori informazioni: cellulare 327 1371380. Bovindo è uno spazio aperto e inclusivo, dove la scrittura respira, il talento si riconosce e ogni voce trova il suo lettore.
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Il treno correva lungo la costa della riviera ligure, sospeso tra il blu del mare e il verde delle colline.
I binari sembravano disegnare una linea fragile che separava due mondi: quello dell’acqua, che brillava sotto il sole di mezzogiorno, e quello della terra, punteggiato da ulivi, casette color pastello e piccoli borghi incastonati come pietre preziose.
Anna teneva un libro aperto sulle ginocchia. Non stava leggendo davvero, ma le dita correvano sui bordi delle pagine come se volessero afferrarne il respiro.
Gli occhi, invece, vagavano tra le righe senza trattenerne il senso. Eppure sentiva che quel libro stava facendo qualcosa dentro di lei: non le dava strade su cui camminare, ma le restituiva ossigeno, come una finestra spalancata in una stanza chiusa da troppo tempo.
Le tornò alla mente la voce di suo nonno. Era stato lui il primo a metterle in mano un libro, quand’era ancora bambina.
«Leggere è come avere una finestra segreta sul mondo», le diceva, seduto accanto a lei nel vecchio soggiorno della casa in collina.
«Non sempre puoi andare dove vuoi, non sempre puoi muovere i piedi, ma puoi sporgerti oltre, guardare lontano e respirare aria nuova.»
Allora Anna rideva e annuiva, senza capire fino in fondo. Per lei, i libri erano soprattutto un rifugio di fantasia, un modo per addormentarsi più in fretta o per passare i pomeriggi di pioggia.
Solo ora, da adulta, sentiva davvero la verità nascosta dietro quelle parole.
Gli ultimi mesi erano stati un deserto. Le giornate scorrevano lente, uguali, strette come corridoi senza finestre.
Anna si era sentita prigioniera di abitudini, di silenzi, di una solitudine che a volte diventava pesante come pietra.
In quelle ore, i libri l’avevano salvata: non come passatempi, ma come presenze reali.
Un romanzo, un racconto, persino vecchi quaderni pieni di appunti dimenticati si erano trasformati in mani tese, in voci che la tenevano a galla, in compagni silenziosi che le ricordavano che non era sola.
Ogni storia che incontrava le restituiva un pezzo di sé. Scopriva che anche la sua voce, per quanto fragile, aveva diritto a esistere.
Non serviva scrivere per forza un capolavoro: bastava avere il coraggio di raccontare.
Il treno sobbalzò, rallentando l’andatura. Anna distolse lo sguardo dal libro e lo alzò verso il finestrino.
Una stazione si annunciava con le sue panchine di ferro, i muri scrostati e il profilo di alcune persone ferme in attesa.
Tra loro, un bambino correva lungo la banchina stringendo al petto un fumetto sgualcito. Sorrideva come se avesse appena ricevuto un dono immenso.
In quel gesto, Anna rivide se stessa bambina, quando suo nonno le regalava piccoli volumi con copertine illustrate e lei li sfogliava con la stessa avidità con cui altri avrebbero divorato caramelle.
Il treno riprese la corsa e il bambino sparì alle sue spalle. Ma quell’immagine le rimase dentro, come una promessa: la lettura non serve a fuggire, non è un’illusione.
È un respiro, un movimento interiore che rimette in moto il cuore quando il mondo sembra fermarsi.
Anna richiuse il libro e lo posò con cura sulla borsa. Non aveva bisogno di continuare la lettura per sentirne la presenza.
Bastava sapere che quelle pagine erano lì, pronte ad aprirsi ancora.
Inspirò profondamente, e il mare, il sole e la voce lontana di suo nonno si mescolarono in un’unica certezza:
i libri non fanno camminare, ma insegnano a respirare.
E respirare, a volte, è già tutto ciò che serve per andare avanti.

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