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Vinitaly

Il Governatore Decaro: il vino pugliese è esperienza, tradizioni, valori

Padiglione tra i più visitati alla 58ª edizione: riflettori su rosati, vitigni riscoperti e produzioni d’eccellenza

VERONA – Si conclude oggi 15 aprile questa 58ª edizione di Vinitaly che ha visto il padiglione n.11 della Puglia tra quelli più accorsati.

La nostra regione oltre a distinguersi per i classici vini rossi importanti provenienti da uve Primitivo, Negroamaro, Nero di Troia, Bombino Nero e MalvasiaNera, è terra di grandi rosati che si contraddistinguono per saper affrontare il tempo con disinvoltura, mantenendo acidità e colore. D’altra parte si registra anche un nuovo interesse per i vini frizzanti, nuova frontiera del mercato. La presenza a Vinitaly è imprescindibile oggi per farsi conoscere sul mercato globale dei vini.

I primi due giorni di manifestazione hanno visto presente il Presidente della Regione Puglia Antonio Decaro al quale abbiamo chiesto le sue impressioni. “Ho avuto una impressione positiva - ha detto Decaro - sono voluto stare insieme ai produttori pugliesi per capire le esigenze, i problemi ma anche quelle che sono le ambizioni della nostra terra davanti ai buyer che arrivano da ogni parte del mondo, loro ci permettono di capire quali sono i nuovi mercati, c’è una contrazione dei consumi in alcuni paesi, ma ci sono dei paesi emergenti dove i consumi tendono ad aumentare e sono quelli i paesi in cui ci dobbiamo fare conoscere. Ho verificato di persona che quelli per noi non sono solo calici, ma sono anche esperienze, tradizioni, valori, identità che accompagnano il nostro vino che ha fatto in questi anni da ambasciatore alla nostra terra e ci ha fatto conoscere a persone che lo ricercano da più parti del mondo”.

Curiosando tra gli espositori del nostro padiglione abbiamo scoperto due vere perle dell’enologia e della gastronomia locale legate al mondo del vino. La prima è un vitigno riscoperto all’interno della tenuta Castello Monaci, il moscatello selvatico ad opera del proprietario Vitantonio Saracca, un vitigno che si presta moltissimo all’appassimento perché spargolo e con una buccia dura che gli consente di affrontare le annate piovose al fine di fare una vendemmia tardiva e poi metterlo a riposo. Il lavoro di recupero da parte dell’azienda è stato molto accurato nella selezione delle marze riprodotte presso i vivai Rauscedo per non avere problemi virotici. Due gli impianti, uno di 15 e l’altro di 20 anni che in una piccola percentuale addirittuta riesce a creare la muffa nobile.

Dopo l’appassimento sulla pianta e nelle cassette, l’uva va poi in pressa soffice, spremuta e poi messa a fermentare, prima in acciaio e successivamente, con tutte le fecce nelle barrique. Un lungo processo controllato in ogni minima parte per dare un vino passito che stupisce per il suo equilibrio. Seconda rarità messa in mostra al Vinitaly, in abbinamento ai nostri migliori vini è il capocollo di Manduria al vino primitivo. Non è un errore di battituta ma si tratta proprio di un capocollo che, proprio nella patria del vino Primitivo, Manduria, viene marinato nel vino primitivo e poi insaccato e stagionato. L’idea è stata di Tommaso De Pasquale, titolare dell’omonima antica macelleria in Manduria, che insieme ai suoi due figli Matteo e Salvatore è riuscito a trovare il giusto connubio tra aromi naturali, stagionatura e marinatura nel vino Elegia, uno dei prodotti di punta del Consorzio Produttori Vini di Manduria.

Anche quest’anno la Puglia ha fatto bella mostra di se, mettendo in evidenza le sue eccellenze e le sue potenzialità.

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