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Taranto

Franco Pignatelli, memoria viva dei Misteri: “Una tradizione di famiglia che continua”. Le foto storiche

Dal padre “’u cavaliere” al Venerdì Santo 2026, il racconto di una vita intrecciata ai riti tarantini

TARANTO - Parlare con Franco Pignatelli, che ai Misteri porterà Gesù Morto assieme ad Angelo Lecce (con lui sotto quella statua addirittura dal ’96), Maurizio Boccuni e Antonello Schena, è come sfogliare insieme l’album dei ricordi della Settimana Santa tarantina. Il confratello porta avanti una sorta di tradizione di famiglia che vede nel papà, Luigi, “’u cavaliere”, indimenticabile presidente del Taranto, il capostipite.

“Prima della guerra - riferisce – mio padre portò per due volte la Madonna in Città vecchia (era confratello anche all’Addolorata dal 1928, con Francesco Blasi come priore). Poi per 35 anni di seguito, o quasi, egli si è sempre aggiudicato le “sdanghe” di Gesù Morto. Desiderava che in questo posto in processione avrebbe sempre dovuto esserci un rappresentante della famiglia e noi figli abbiamo sempre cercato di mantenere tale impegno”.

Franco Pignatelli ci mostra un vecchio libretto di iscrizione del padre alla confraternita del Carmine, alla quale risulta aggregato il 28 marzo del 1945 (priore, Pietro Bianchi Caramia). “In quello stesso anno, il primo dopo la fine del sanguinoso conflitto mondiale, volle portare Gesù Morto assieme all’amico Vincenzo De Valeris, tabaccaio – racconta – Papà sosteneva che il rientro della statua al Carmine dovesse avvenire prima che sorgesse l’alba. ‘Gesù Morto non doveva vedere la luce del sole’, diceva, motivando ciò col rispetto alla sua nudità”.

Il confratello rammenta che il “cavaliere” non amava le estenuanti “nazzecate” al suono delle marce funebri, preferendo avanzare a piccolissimi passi. “E guai se le ‘poste’ davanti alla statua si fermavano a dondolarsi oltremisura”, dice, ricordando come il padre non esitasse a lasciare per un momento la “forcella” per richiamare i confratelli al passo.

Per tanti anni, aggiunge, molte di quelle “poste” non venivano messe a gara, ma assegnate gratuitamente.

Nel 1970 padre e figlio realizzarono il sogno di portare insieme Gesù Morto. “Eravamo entrambi orgogliosi, l’uno dell’altro, di esserci. Papà, poi, non riusciva a mascherare la sua commozione! – racconta Franco – Ma quella non fu la prima mia uscita nella Settimana Santa, che mi vide sin da piccolo fra le ‘pesare’ della processione della Città vecchia nel 1959 – racconta – Giunto a piazza Fontana, però, mi sentii male per gli ‘effetti collaterali’ del troppo caffelatte. Mi riportarono subito a casa per farmi riprendere e tornai l’indomani mattina quando la venerata immagine della Madonna era già in via D’Aquino”.

Il confratello ripercorre altri momenti significativi, come la partecipazione sotto il simulacro dell’Addolorata della Città vecchia nel 1976, e i ruoli successivi come “troccolante” nel 1982 e nel 1984.

Tra i ricordi anche episodi inattesi, come quando alla fine degli anni settanta un palloncino scoppiò vicino ai riflettori all’altezza dell’allora Dreher, provocando il fuggi-fuggi della folla e l’appoggio improvviso di alcune statue a terra.

Nel 1985 Franco proseguì la tradizione familiare sotto la statua di Gesù Morto, interrompendola nel 2006 per motivi di salute e durante gli anni della pandemia.

“Papà invece portò Gesù Morto per l’ultima volta nel ’73, con Vincenzo Schinaia e Santo Bassano. Il suo addio ai Riti della Settimana Santa risale al ’76, portando l'Addolorata la mattina di Venerdì Santo. Negli anni successivi si limitò ad attendere la Madonna davanti alla Torre dell’orologio in piazza Fontana, assistendo poi alla processione dei Misteri all’uscita dalla chiesa di San Francesco di Paola”.

Ora l’attesa è tutta per il Venerdì Santo 2026, quando il figlio del “Cavaliere” tornerà sotto il “suo” simulacro. Un momento carico di emozione, accompagnato dalle note dell’“Inno a Cristo Morto” e dal ricordo indelebile del padre.

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