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Taranto
04 Marzo 2026 - 06:35
TARANTO - Centinaia di persone hanno partecipato a Taranto all’incontro pubblico dedicato al referendum sulla giustizia, appuntamento che ha visto la presenza del ministro della Giustizia Carlo Nordio e di numerosi rappresentanti istituzionali, del mondo forense e della magistratura. L’iniziativa, organizzata da Fratelli d’Italia, è stata l’occasione per discutere delle riforme in materia di giustizia e delle prospettive del sistema giudiziario italiano.
Ad aprire e coordinare i lavori è stato il coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia Taranto e deputato Dario Iaia, che ha guidato il confronto tra i relatori e il pubblico presente in sala. All’incontro hanno preso parte anche l’onorevole Giovanni Maiorano, il coordinatore comunale di FdI Gianluca Mongelli, il presidente dell’Unione delle Camere Penali di Taranto Vincenzo Vozza, il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Taranto Vincenzo Di Maggio, il coordinatore dell’Organismo congressuale forense Fedele Moretti e Massimo Brandimarte, presidente della Commissione tributaria provinciale ed ex presidente del Tribunale di Sorveglianza di Taranto.
Nel corso dell’incontro sono stati affrontati diversi temi legati al funzionamento della giustizia italiana, a partire dalla necessità di rendere più rapidi ed efficienti i procedimenti, riducendo i tempi dei processi e migliorando l’organizzazione degli uffici giudiziari.
Nel suo intervento, Dario Iaia ha rivendicato l’azione del Governo sul fronte delle riforme e delle condizioni di lavoro nel settore giudiziario. “Diamo merito al Governo guidato da Giorgia Meloni e al ministro della Giustizia Carlo Nordio – ha dichiarato – perché sono stati i primi ad affrontare seriamente i temi della giustizia e degli organici”.
Il parlamentare ha ricordato in particolare il percorso di stabilizzazione dei giudici onorari, una questione rimasta a lungo irrisolta. “Migliaia di giudici onorari svolgevano le stesse funzioni dei magistrati togati ma erano, di fatto, lavoratori precari senza diritti – ha spiegato Iaia –. Con l’intervento del Governo Meloni la situazione è cambiata: oggi sono stati stabilizzati e vengono riconosciuti diritti fondamentali come ferie, malattia, maternità e trattamento di fine rapporto”.
Iaia ha poi evidenziato un altro intervento che riguarda il personale degli uffici giudiziari. “Importante è stata anche la risposta che il ministro Nordio ha dato ai precari degli Uffici del Processo e non solo – ha aggiunto –. 9368 dipendenti della giustizia, tra 1565 assistenti e 7803 funzionari, saranno stabilizzati dal 1 luglio prossimo grazie a un impegno economico di 349 milioni di euro”. Secondo il deputato, si tratta di “fatti concreti per migliorare il comparto giustizia e dare risposte reali ai cittadini”.
Uno dei punti centrali del dibattito è stato il tema della separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e pubblici ministeri, indicato dai promotori della riforma come un passaggio necessario per rafforzare l’indipendenza e l’imparzialità del sistema giudiziario.
Proprio su questo aspetto si è soffermato il ministro Carlo Nordio, intervenuto per illustrare la filosofia della riforma e il significato del referendum. “La riforma ha un grande disegno democratico e liberale”, ha affermato il Guardasigilli, spiegando che l’obiettivo è rafforzare le garanzie del processo e migliorare l’equilibrio tra le diverse funzioni della magistratura.
Nel suo intervento Nordio ha richiamato la figura del giurista Giuliano Vassalli, definito dal ministro “un grande eroe della Resistenza”. “Quarant’anni fa Vassalli introdusse un processo liberale e accusatorio modellato su quello anglosassone, che presupponeva la separazione delle carriere”, ha ricordato. All’epoca, secondo il ministro, il progetto non poté essere completato per ragioni politiche. “Non fu possibile farlo per la volatilità dei governi e dei Parlamenti. Oggi la stabilità politica lo consente e la faremo”.
Il ministro ha anche respinto le critiche di chi teme un possibile condizionamento politico della magistratura. “Chi dice che la magistratura sarà controllata dal potere politico o è in malafede o è disinformato”, ha dichiarato. Nordio ha quindi richiamato il dettato costituzionale. “L’articolo 104 è chiarissimo: la magistratura si divide in requirente e giudicante ed è autonoma e indipendente da qualsiasi altro potere”.
Secondo il Guardasigilli, la riforma rappresenta un passaggio necessario per modernizzare il sistema giudiziario italiano e renderlo più vicino ai modelli delle democrazie occidentali. “Questa riforma ci allineerà alle grandi democrazie occidentali”, ha concluso.
Durante l’incontro è stato inoltre sottolineato come il referendum possa rappresentare uno strumento attraverso il quale restituire ai cittadini un ruolo diretto nelle decisioni che riguardano il funzionamento della giustizia, favorendo un sistema più trasparente e fondato su criteri di merito. Il confronto tra relatori e pubblico ha confermato la centralità del tema nel dibattito politico e istituzionale, con l’obiettivo dichiarato di costruire un modello di giustizia più efficiente e più vicino alle esigenze della società.
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