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Taranto

Acciaierie d'Italia, la protesta dopo la morte di Costantino. Le foto

I sindacati: stabilimento al collasso, fino al 60% dei manutentori in cassa integrazione. Chiesto un intervento urgente del Governo per la sicurezza

TARANTO – Dalle 7:00 del mattino i lavoratori dell’indotto hanno presidiato la portineria imprese dello stabilimento Acciaierie d’Italia per ricordare Loris Costantino, il 36enne dipendente della Gea Power morto mentre era in servizio nell’area Agglomerazione.

La mobilitazione, nata spontaneamente e senza l’adesione formale delle sigle sindacali, ha portato al blocco dell’ingresso come gesto di cordoglio e di denuncia. Gli operai della ditta che si occupa di pulizie industriali hanno voluto rendere omaggio al collega scomparso ma anche richiamare l’attenzione sulle condizioni di sicurezza all’interno del sito siderurgico.

Secondo quanto riferito dai lavoratori, la zona in cui Costantino stava operando non risultava interdetta ma regolarmente accessibile. Il volo di 12 m che gli è stato fatale, sostengono, non sarebbe dunque riconducibile a un comportamento imprudente della vittima. L’operaio stava effettuando la pulizia di un nastro trasportatore quando è precipitato da un’altezza superiore ai 10 m.

All’indomani dell’incidente, le segreterie territoriali e le Rsu di Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno diffuso una nota durissima. Per le organizzazioni sindacali la situazione all’interno dello stabilimento è diventata insostenibile, come dimostrerebbero le ripetute segnalazioni dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza che, negli ultimi mesi, avrebbero denunciato le criticità degli impianti.

I sindacati hanno anche occupato simbolicamente la direzione aziendale, richiamando non solo l’ultima tragedia ma anche l’episodio del 12 gennaio scorso, quando perse la vita il 46enne Claudio Salamida in circostanze analoghe. Due eventi che, secondo le sigle, potevano essere evitati.

Nel documento si parla di “tragedie che non dovevano accadere” e si sollecita un intervento immediato del Governo, invitato ad ascoltare l’allarme lanciato dalle maestranze. Fim, Fiom, Uilm e Usb ricordano di aver proclamato scioperi e di aver chiesto l’apertura di un tavolo a Palazzo Chigi per ottenere un impegno pubblico finalizzato alla messa in sicurezza degli impianti e a una prospettiva chiara nel percorso di transizione ecologica.

Nel mirino anche la gestione economica e organizzativa del sito. L’assenza di risorse finanziarie e il ricorso massiccio alla cassa integrazione per i lavoratori delle manutenzioni, con percentuali che in alcuni casi arrivano al 50-60%, vengono indicati come segnali evidenti di uno stabilimento in difficoltà.

Le organizzazioni chiedono interventi strutturali sugli impianti e controlli più stringenti affinché non si verifichino altri incidenti mortali. Nel mirino finiscono anche i confronti istituzionali che, a loro giudizio, si concentrano su assetti produttivi e ipotesi di vendita senza affrontare in maniera prioritaria la tutela di chi lavora in fabbrica.

L’appello conclusivo è netto: mettere in sicurezza i lavoratori di Adi in amministrazione straordinaria, di Ilva in amministrazione straordinaria e dell’intero sistema degli appalti, per evitare che il prezzo della crisi continui a essere pagato in termini di vite umane.

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