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Bari

Sbarcati i 14 naufraghi salvati dalla Life Support di Emergency. Le foto

Conclusa la 40esima missione della nave umanitaria nel Mediterraneo centrale. Tra i soccorsi anche un minore non accompagnato

BARI - Si sono concluse intorno alle 17 di ieri, lunedì 2 marzo, nel porto di Bari le operazioni di sbarco delle 14 persone soccorse venerdì scorso dalla nave Life Support di Emergency nelle acque internazionali della zona Sar libica.

Il recupero era avvenuto la mattina di venerdì 27 febbraio, quando un’imbarcazione in vetroresina non identificata si era avvicinata ad alta velocità alla nave umanitaria fino a una distanza di circa 70 metri. A quel punto, secondo quanto riferito dall’organizzazione, le persone a bordo si sarebbero gettate in mare chiedendo aiuto. L’equipaggio della Life Support era intervenuto riuscendo a trarre in salvo tutti i naufraghi e a portarli a bordo in sicurezza.

Il comandante della nave, Domenico Pugliese, ha dichiarato che lo sbarco si è svolto regolarmente, ringraziando le autorità e i volontari baresi per l’assistenza fornita durante le operazioni. La nave si prepara ora a ripartire per una nuova missione nel Mediterraneo centrale.

Tra i 14 uomini soccorsi figura anche un minore non accompagnato. Erano partiti dalle coste libiche e provengono da Afghanistan, Pakistan e Somalia, Paesi segnati da conflitti, violenze e gravi condizioni di instabilità.

La mediatrice culturale di Emergency a bordo, Annachiara Burgio, ha riferito che molti dei naufraghi hanno raccontato di viaggi estremamente rischiosi e di detenzioni arbitrarie in Libia. Alcuni sarebbero rimasti imprigionati per mesi senza vedere la luce del sole, altri rinchiusi in una stanza con circa 60 persone in condizioni igienico sanitarie precarie. Diversi presenterebbero segni di torture fisiche.

Tra le testimonianze raccolte, quella di un giovane pakistano che ha spiegato di aver lasciato il proprio villaggio, vicino al confine con l’Afghanistan, a causa dei continui combattimenti. Dopo essere giunto in Libia in aereo, avrebbe trascorso un anno in prigionia, subendo percosse e richieste di denaro. Ha raccontato di essere stato detenuto con circa 35 persone in una stanza senza bagno, con poco cibo e acqua, fino alla partenza via mare. Quando l’imbarcazione su cui viaggiava ha incrociato la nave di Emergency, i presunti scafisti li avrebbero costretti a gettarsi in acqua.

Un altro ragazzo, che nel suo Paese sarebbe stato minacciato di morte, ha riferito di essere stato picchiato durante la traversata. Secondo il suo racconto, gli uomini che conducevano la barca avevano il volto coperto e li avrebbero colpiti con il calcio di una pistola per costringerli a lanciarsi in mare dopo l’avvicinamento alla nave umanitaria.

Emergency, nel comunicato diffuso al termine delle operazioni, ribadisce la necessità di porre la tutela della vita al centro delle politiche nel Mediterraneo, chiedendo il rafforzamento delle attività di ricerca e soccorso attraverso una missione Sar europea e l’ampliamento delle vie legali e sicure di ingresso.

Con lo sbarco avvenuto ieri a Bari, la Life Support conclude la sua 40esima missione nel Mediterraneo centrale, area in cui opera dal dicembre 2022. In questo periodo la nave ha soccorso complessivamente 3.248 persone.

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