TARANTO - È alla ricerca di una nuova sede il centro di prima accoglienza-bassa soglia della Comunità Emmanuel che da trent’anni opera nell’ex carcere militare in via Pupino 1, di cui il Comune ha richiesto lo sgombero per la realizzazione di un grande parcheggio da 342 posti per auto, moto e bus allocato nella retrostante ex stazione torpediniere.
L’intervento, com’è noto, è finanziato dalla Regione per un importo di circa 12 milioni di euro, nell’ambito delle opere dei Giochi del Mediterraneo. Pur comprendendo la necessità di tali parcheggi (di cui la città ha bisogno come l’ossigeno), non ci si rassegna a perdere questa imprescindibile attività in favore degli ultimi che, pur nel nascondimento, opera con notevoli risultati con il recupero di tanti ragazzi dalle tante dipendenze ad una vita dignitosa, attraverso la collaborazione con gli Enti pubblici, il Serd, i servizi sociali, l’Uepe (Ufficio esecuzione penale esterna), Ussm (Ufficio di servizi sociali per i minorenni), oltre che con il privato impegnato nel sociale.
La proprietà dell’ex carcere, ricordiamo, originariamente del Demanio, nel 1996 fu trasferita al Comune su sollecitazione della stessa comunità per attività solidali, dopo essere stato rimesso in sesto dai suoi operatori a prezzo di grandi sacrifici economici.
Il centro di via Pupino è una delle tante realizzazioni nell’ambito della comunità Emmanuel fondata da padre Mario Marafioti, gesuita, per la promozione della dignità dell’uomo e operante in tutta la regione.
Le attività si reggono grazie ai progetti che rientrano nei piani sociali di zona attraverso bandi del Comune e inizialmente ci si occupava solo di ragazzi con dipendenza dalla droga, ampliando poi l’intervento a quelle di tipo comportamentale (gioco, alcol, internet, cellulari e quant’altro).
Una delle storie che ha sollecitato la partecipazione emotiva dei tarantini è quella di Aldo Nocera più conosciuto come ‘Aldo cinquanta centesimi’, che, dopo decenni di vagabondaggio e di tossicodipendenza, segue un percorso di cura e un reinserimento attraverso la rete territoriale.
“Accogliamo 250 persone l’anno tra italiani e stranieri, uomini e donne. Offriamo il nostro servizio di pronto intervento sociale a quanti lo richiedono, cioè docce, cambio di indumenti, fornitura di biancheria intima nuova. Grazie a una lavanderia attrezzata, c’è anche la possibilità di lavare i propri indumenti, avendo constatato che questo per diversi utenti rappresenta un punto di riferimento importante nella loro quotidianità. Offriamo anche servizi di colazione e pranzo attraverso un catering per una decina di persone al giorno (gli altri frequentano le mense Caritas)” - spiega Maria Anna Carelli, responsabile del centro e dell’attività di sei operatrici, la quale evidenzia che per ogni ospite l’atteggiamento primario è quello dell’accoglienza totale e indiscriminata, rispondendo alle richieste che man mano vengono poste.
“Una volta instaurata una relazione di fiducia – spiega – è possibile far emergere i bisogni non espressi ma essenziali, per esempio quello dell’assistenza sanitaria e dei documenti di identità, allertando gli assistenti sociali del Comune attraverso gli avvocati di strada”.
Dai servizi primari di segretariato sociale si passa quindi alla conoscenza individuale approfondita, per guarire le radici del disagio, attraverso colloqui con psicoterapeuti e la vicinanza costante degli educatori, permettendo l’avvio a percorsi di cura più strutturati.
“L’aspetto primario della relazione che si instaura tra gli operatori e le persone multiproblematiche, in cui sono compresi i senza fissa dimora, è del genere affettivo e amicale. Solo così – dice – i nostri ospiti cominciano ad acquisire consapevolezza della necessità di progettare qualcosa per il proprio futuro, partecipando ai gruppi culturali (lettura guidata di libri e giornali, per esempio) e di auto-aiuto, ad attività creative (utilizzando la carta per realizzare oggettistica varia) ecc. Da qualche tempo abbiamo in funzione i laboratori artigianali, come quello ceramico con cui ricaviamo artistici manufatti, molto richiesti soprattutto nelle ricorrenze natalizie. Altri nostri assistiti invece si impegnano nel servizio di lavanderia, stireria e sartoria a servizio dei poveri che vengono così aiutati da altri bisognosi: in tal modo chi ha grandi sofferenze comincia a spostare l’attenzione da sé per interessarsi a quelle degli altri. E questo per noi è un passaggio molto importante. Altri, ancora, frequentano corsi di formazione per entrare nel mondo del lavoro”.
Il percorso di reinserimento sociale è alquanto difficile (ci viene spiegato) in quanto l’aver vissuto per tanti anni in strada porta alla convinzione che l’unica vita possibile sia solo quella da senza fissa dimora, non pochi dei quali sempre più esternano forme di dipendenza dal gioco con i ‘gratta-e-vinci’ o con le puntate al Superenalotto, nella speranza di una vincita consistente (che non si verifica mai). “Il lavoro con loro è difficile – dice Maria Anna Carelli - ma gli operatori non si arrendono e sanno attendere pazientemente, con un lavoro che presuppone costante quotidianità e atteggiamento di apertura e di dialogo”.
Inoltre è stato avviato ad agosto un progetto di prevenzione alle dipendenze rivolto in maniera specifica agli stranieri presenti sul territorio, “I am drug free”, attraverso i fondi dell’8 per 1000. “In questo progetto – riferisce la responsabile del centro - si è consolidata la collaborazione con il Serd e avviata una nuova con l’associazione ‘Noi e Voi’ e la cooperativa ‘Costruiamo insieme’ che ospitano nelle loro strutture gli immigrati che giungono nel nostro territorio e che partecipano con entusiasmo alle attività da noi proposte. Teniamo anche a precisare che grazie a questi progetti si realizza una risposta di tipo lavorativo per oltre 10 persone, di non poca importanza vista la grande necessità di lavoro che affligge il territorio”.
“Ringraziamo perciò – conclude - anche coloro che, con piccoli gesti nella quotidianità, collaborano a restituire ciò che di essenziale, per motivi ignoti e dei quali siamo tutti un po’ responsabili, non è stato concesso quanti vivono come sconosciuti al mondo”.
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