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Taranto
27 Gennaio 2026 - 16:17
TARANTO – Le ultime scene sono state girate proprio in queste ore e segnano la chiusura delle riprese di “Santo Patrono”, il nuovo cortometraggio diretto da Antonio Cofano e prodotto dalla casa di produzione Yellow. Un progetto nato da un’esperienza personale e profondamente legato alla città, che sceglie il linguaggio del cinema per riflettere sul rapporto irrisolto tra identità collettiva e ferite ambientali.
Il cortometraggio, già vincitore di un bando dell’Apulia Film Commission e selezionato da festival internazionali di primo piano come Shorto e Clermont-Ferrand, prende forma a partire dalla storia personale del regista, tarantino di origine, cresciuto in un territorio in cui la bellezza del mare convive con il peso dell’area industriale. Da questa contraddizione nasce un racconto che utilizza il mito e la tradizione popolare come chiave di lettura del presente.
Al centro della narrazione c’è la festa patronale di San Cataldo, trasformata in una potente allegoria contemporanea. Cofano sceglie di raccontare Taranto attraverso un dispositivo narrativo che fonde realtà e immaginazione, documentario e fantasy, fino a condurre lo spettatore verso un finale simbolico e perturbante. L’ex Ilva diventa così un vero e proprio “mostro” cinematografico, incarnazione visiva di un problema ambientale che segna la vita quotidiana della comunità.
«Taranto è una città bellissima sul mare, ma anche sede dell’acciaieria più inquinante d’Europa», spiega Cofano, ricordando come la città sia stata indicata dalle Nazioni Unite tra le cosiddette zone sacrificali. «Quando cresci lì, impari presto che il rosso del tramonto non è sempre poesia, ma polvere di ferro sospesa nell’aria». Da questa immagine nasce l’idea visiva del film e la scelta di trasformare la realtà in allegoria.
La storia segue Giancarlo, documentarista in cerca di riscatto professionale e personale, che decide di raccontare il lavoro di Anna, giovane carismatica impegnata in un concorso di carri allegorici con un progetto sostenibile realizzato con materiali di riciclo. Attorno a loro la città si prepara alla festa, ma il clima cambia progressivamente: la celebrazione lascia spazio a una tensione crescente e il confine tra devozione e ossessione diventa sempre più sottile.
Il racconto culmina in una processione sul mare, che assume i contorni di un rituale collettivo. Qui il sacrificio smette di essere solo simbolo e diventa rappresentazione concreta di ciò che una comunità fatica a vedere e ad affrontare. «Non è solo fantasia – sottolinea il regista – ma il simbolo di ciò che la città ha scelto di non guardare. Il film nasce anche dalla sconfitta della mia generazione, dalla difficoltà di trovare soluzioni vere a problemi che si trascinano da decenni».
Accanto allo sguardo del regista, il progetto porta anche la visione produttiva di Yellow. La socia Tosca Ghilardi parla di un’opera che unisce responsabilità culturale e racconto cinematografico, capace di mostrare “lo straordinario nell’ordinario” e di restituire, da un punto di vista inedito, una condizione comune a molti territori segnati dal conflitto tra sviluppo e tutela delle comunità.
Con “Santo Patrono”, Taranto diventa così scenario e protagonista di un racconto che non si limita alla denuncia, ma interroga la memoria collettiva e il rapporto con i propri riti, trasformando il cinema in uno spazio di riflessione condivisa su identità, ambiente e futuro.
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