BARI - In occasione della Giornata della Memoria, la città ha reso omaggio a due figure baresi vittime della deportazione, riaffermando il valore civile del ricordo. Il sindaco Vito Leccese ha preso parte alle iniziative promosse dall’amministrazione comunale insieme all’ANPI e al coordinamento antifascista, in un percorso di commemorazione che ha toccato luoghi simbolici della vita istituzionale e scolastica.
Alle 9, nella sala consiliare di Palazzo di Città, è stata deposta una corona di fiori sotto la targa dedicata a Filippo D’Agostino, sindacalista, consigliere comunale e protagonista dell’antifascismo cittadino, morto dopo la deportazione. Alla cerimonia ha partecipato anche il prefetto Francesco Russo. Nel suo intervento, Leccese ha sottolineato come il riconoscimento pubblico a D’Agostino sia frutto di un lavoro recente sulla memoria cittadina, ringraziando l’ANPI per aver sollecitato una ricostruzione consapevole del contributo di Bari alla Resistenza. Ha ricordato che D’Agostino sedeva in Consiglio comunale già nel 1920 e che, insieme ad altre figure come Rita Maierotti, contribuì a un pensiero libero e critico alimentato anche dall’ambiente culturale legato alla Laterza.
La mattinata è proseguita al Liceo Scacchi, dove, alla presenza della comunità scolastica, è stata deposta una corona sotto la targa che ricorda Giuseppe Zannini, ex studente dell’istituto. Antifascista cattolico, legato a Aldo Moro e Achille Ardigò, Zannini fu arrestato dalle SS a Bologna e deportato nel campo di Mauthausen, dove morì per sfinimento dopo la prigionia. In quell’occasione, il sindaco ha definito Zannini “un martire per il suo impegno antifascista, un combattente per la libertà e la democrazia”, ricordando l’emozione legata alla memoria di quanti scelsero di schierarsi contro l’occupazione nazifascista.
Nel corso degli incontri, Leccese ha richiamato il senso profondo della ricorrenza, citando le parole di Elie Wiesel: “Il contrario dell’amore non è l’odio, ma l’indifferenza”. Il sindaco ha spiegato che la Shoah fu resa possibile anche dall’indifferenza dei poteri dell’epoca e ha ribadito che la memoria non può ridursi a un rito formale. “Queste giornate devono servire a raccogliere un’eredità e a farla vivere nel presente, soprattutto tra i giovani”, ha affermato, avvertendo che di fronte a segnali di ritorno a quel passato occorre un presidio quotidiano di democrazia e libertà, perché “l’indifferenza è il pericolo più grande”.
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