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Taranto

Galeso e Mar Piccolo, “Illegalità diffusa e istituzioni assenti”. Le foto

Luciano Manna, fondatore di VeraLeaks, denuncia il degrado dell’area della foce del Galeso e il mancato ripristino della legalità dopo i sequestri del 2023. Secondo l’ambientalista, a gennaio 2026 la situazione sarebbe peggiorata

TARANTO - Un quadro severo e senza attenuanti quello tracciato da Luciano Manna, ambientalista e fondatore di VeraLeaks, che torna a puntare i riflettori sulle criticità ambientali e sociali di Taranto. Secondo Manna, la città sarebbe segnata da una illegalità radicata, capace di marginalizzare chi denuncia e di rafforzarsi attraverso indifferenza e connivenze, mentre le istituzioni fallirebbero nel garantire l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.

Nel suo intervento, l’ambientalista descrive un territorio in cui il patrimonio culturale e naturale è stato progressivamente cancellato. Le aree che un tempo rappresentavano luoghi simbolici della storia e della vita cittadina, dalle sponde del Galeso fino alle zone di svago frequentate nella seconda metà del Novecento, sarebbero oggi ridotte a spazi degradati, segnati da abusivismo edilizio e attività illecite che compromettono l’equilibrio ambientale del Mar Piccolo. Una situazione che, secondo Manna, rende pericoloso persino l’accesso a questi luoghi, con episodi di intimidazione ai danni di chi tenta di frequentarli o denunciarne lo stato.

Al centro della denuncia c’è la foce del fiume Galeso, definita una darsena completamente abusiva. Manna ricorda come, dopo anni di segnalazioni, nel luglio 2023 l’area sia stata sottoposta a sequestro da parte della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza. In quell’occasione vennero interdetti 2500 metri quadrati di area demaniale e provinciale, trasformati in un approdo stabile. I controlli portarono al sequestro di 74 imbarcazioni, 12 passerelle metalliche, 6 container utilizzati come rimesse per attività abusive e di una casa in legno di 50 metri quadrati realizzata in area demaniale. I reati contestati furono distruzione e deturpamento di bellezze naturali e invasione di suolo pubblico, con la denuncia di 2 gestori degli approdi e la segnalazione all’autorità giudiziaria dei proprietari dei natanti.

A distanza di oltre 2 anni, sostiene Manna, la situazione sarebbe peggiorata. A gennaio 2026 i soggetti che gestivano gli approdi risulterebbero ancora presenti, il numero delle imbarcazioni sarebbe aumentato e le strutture sequestrate continuerebbero a essere utilizzate, addirittura con migliorie tecnologiche come sistemi di videosorveglianza e alimentazione solare. Una condizione che, secondo l’ambientalista, solleva interrogativi pesanti sull’assenza di un custode dell’area sequestrata e sul mancato intervento per lo smantellamento delle opere abusive.

Nel mirino finiscono anche il Comune di Taranto e la Provincia di Taranto, accusati di non aver ripristinato la legalità dopo il sequestro del 2023. Secondo Manna, l’inerzia istituzionale avrebbe consentito la prosecuzione di attività illegali, dalla pesca di frodo alla cantieristica abusiva, con operazioni di carenaggio e bunkeraggio in un’area naturale protetta. Una vicenda che, conclude, rappresenta l’emblema di un fallimento più ampio nella tutela dell’ambiente e del bene pubblico.

Nella ricchissima fotogallery, sempre a cura di Luciano Manna, com’è oggi il Galeso.

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