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L'evento
20 Aprile 2026 - 16:45
Concertone del 1° Maggio Taranto: foto d'archivio archivio
Dettagli evento
Data di inizio 01.05.2026 - 14:00
Data di fine 01.05.2026 - 00:00
Località
Tipologia
TARANTO - C’è un’Italia che non si arrende all’ineluttabilità del profitto sopra la vita e che non accetta il silenzio come risposta alle crisi internazionali. Un’Italia che da tredici anni, oramai, ha scelto un prato affacciato sulla storia per urlare la propria esistenza. Quel prato è il Parco Massimo Battista, nel cuore del Parco Archeologico delle Mura Greche. Quella voce è l’Uno Maggio Taranto Libero e Pensante. L’edizione 2026 della manifestazione, nata dal basso per volontà del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, si annuncia come un crocevia cruciale non solo per il Mezzogiorno, ma per l’intera coscienza civile del Paese.
Sotto la direzione artistica di Antonio Diodato, Roy Paci, della giornalista Valentina Petrini e dell’attore e regista tarantino, Michele Riondino, l’evento ha saputo trasformarsi da protesta locale a laboratorio sociale e culturale di respiro internazionale. Quest’anno, il cuore pulsante del documento politico è una citazione che è insieme un monito e un’eredità: «Restiamo umani»: sono le parole di Vittorio Arrigoni, l’attivista ucciso brutalmente nella Striscia di Gaza di cui ricorre il quindicesimo anniversario della morte.

Michele Riondino
Un richiamo alla resistenza contro le disuguaglianze, la guerra e il cinismo del presente che unisce idealmente Taranto a Cuba, all’Iran e alla Palestina.
Una line-up senza frontiere
La musica, al Libero e Pensante, non è mai semplice intrattenimento. È un’adesione politica. Gli artisti che saliranno sul palco lo faranno a titolo gratuito, mettendo la propria arte al servizio di una causa che chiede la riconversione economica di un territorio ferito. Tra i nomi più attesi spiccano i Subsonica, pionieri di un suono che ha sempre guardato al sociale e la poesia di Brunori Sas.

I Subsonica
Ad arricchire il cartellone ci saranno le rime di Gemitaiz, la delicatezza di Giorgio Poi, il talento multiforme di Margherita Vicario e la freschezza di Marco Castello.
Il palco sarà un caleidoscopio di generi: dal collettivo Canta Fino a Dieci che pone l’accento sulla dimensione condivisa della scrittura, alla voce di Rossana De Pace, fino alle sonorità globali di Catu Diosis, producer e rapper di Kampala (Uganda).
L’impatto sonoro di Cigno porterà una riflessione su capitalismo e guerra, mentre il dj set di Madkid si fonderà con il freestyle di Moddi, pilastro della Pooglia Tribe.
Un esperimento sonoro di grande fascino sarà quello dei SI!BOOM!VOILÁ, collettivo formato da N.A.I.P, Giulio Ragno Favero, Roberta Sammarelli, Giulia Formica e Davide La Sala, capaci di unire elettronica e noise in una performance unica.
Il reggae, radice profonda della Taranto alternativa, sarà rappresentato da Don Ciccio (Love University Records), Fido Guido, la carismatica Mama Marjas e l’energia dei Rekkiabilly.
Il megafono del mondo: gli ospiti e le testimonianze
Accanto agli amplificatori, troveranno spazio le parole di chi vive in prima linea la difesa dei diritti umani. Per la prima volta in Italia arriverà Omar Barghouti, co-fondatore del movimento BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni), sostenuto da icone come Roger Waters. A testimoniare la tragedia dei territori occupati sarà Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite, affiancata dalle riflessioni dello storico dell’arte Tomaso Montanari, voce di riferimento dell’antifascismo intellettuale contemporaneo.
Il tema del lavoro, cardine della manifestazione, avrà il volto e il coraggio di Maria Teresa Daprile, vedova di Claudio Salamida, l’operaio morto nello stabilimento ex Ilva lo scorso 12 gennaio.
Insieme a lei, l’avvocata Ornella Tripaldi chiederà giustizia per una sicurezza che non può restare un optional.
Il legame tra inquinamento e salute, ferita mai rimarginata della città, sarà approfondito dal dottor Valerio Cecinati, fondatore dell’Oncoematologia Pediatrica del SS. Annunziata.
La solidarietà internazionale vedrà protagonisti Amnesty International Italia (con Riccardo Noury che presenterà il rapporto annuale), ReCommon, la Rete No RWM Sardegna, Emergency e i movimenti No TAV.
La resistenza delle donne in Iran sarà raccontata dall’art researcher Sadra Valizadeh e dall’attivista Parisa Nazari del movimento “Donna, vita e libertà”.
L’apertura sarà affidata allo sguardo dei fotoreporter Eliana Aponte (Reuters) e Paolo Tangari, appena rientrati da una Cuba che resiste tra mille difficoltà, mentre l’attivista Lince presenterà la campagna “Lince-Occhi sugli abusi”, accompagnata dal potente manifesto grafico di Zerocalcare.
A guidare questa lunga maratona civile saranno Andrea Rivera con la sua satira tagliente, Martina Martorano (Rai Radio2 e Propaganda Live) e la giornalista Serena Tarabini, volti storici della manifestazione. A loro si aggiunge quest’anno Maria Cristina Fraddosio che curerà gli interventi politici e modererà la tavola rotonda con la cittadinanza che precederà il concerto.
La vera novità mediatica del 2026 è però l’approdo dei filosofi Maura Gancitano e Andrea Colamedici, fondatori di Tlon, che trasformeranno i social in una piazza virtuale attraverso interviste esclusive dal backstage, portando il dibattito tarantino oltre i confini del parco archeologico.
L’Uno Maggio Taranto è, prima di tutto, un miracolo di indipendenza. La manifestazione è totalmente autofinanziata e organizzata dai volontari. La raccolta fondi sulla piattaforma Kickstarter è lo strumento che permette a questo evento di restare libero da condizionamenti esterni.
Realizzato in collaborazione con la SIAE, il progetto gode del supporto di main sponsor, mentre a rendere possibile la logistica e il benessere dei partecipanti contribuisce una rete di sponsor tecnici del territorio.
l’Uno Maggio Taranto non celebra solo il lavoro che c’è o che manca: celebra il diritto a un futuro diverso. Tra le mura greche e le ciminiere sullo sfondo, anche in questo 2026 ci sono tutti i presupposti per scrivere un’altra pagina di quella storia che, testardamente, continua a chiederci di... restare umani.
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