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L'orrore dimenticato dei Balcani: a teatro il silenzio assordante di Jasenovac

Lo spettacolo di e con Dino Parrotta esplora i crimini della dittatura utascia in Jugoslavia

"Jasenovac" (foto Ustascia) - Dino Parrotta

"Jasenovac" (foto Ustascia) - Dino Parrotta

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2026-01-25 18:00:00 2026-01-24 23:00:00 UTC L'orrore dimenticato dei Balcani: a teatro il silenzio assordante di Jasenovac buonasera24.it

MASSAFRA (TA) - Domenica 25 gennaio, alle ore 19:00, sul palco del Teatro comunale "Nicola Resta" (piazza Garibaldi) la compagnia Teatro dei Leggeri porta in scena un'opera necessaria e brutale: "Jasenovac, omelia di un silenzio". Lo spettacolo, scritto e interpretato da Dino Parrotta, squarcia il velo su quella che è stata definita la "Auschwitz dei Balcani", una delle pagine più oscure e feroci del Novecento.

La "Auschwitz dei Balcani"

Il racconto affonda le radici nel 6 aprile 1941, quando l’operazione "Castigo" guidata dalle truppe nazifasciste di Hitler e Mussolini travolse la Jugoslavia. Al potere salirono gli Ustascia, nazionalisti sostenuti dall'Asse, che avviarono una pulizia etnica contro serbi ortodossi, ebrei e zingari con una barbarie che, per testimonianza storica, superò persino quella delle SS naziste.

Il campo di sterminio di Jasenovac divenne il simbolo di questo orrore: qui persero la vita circa 700.000 persone in soli quattro anni. Tra le vittime, la cifra più agghiacciante riguarda i più piccoli: 74.000 bambini uccisi tra gli zero e i quindici anni. A guidare questo inferno fu Miroslav Filipovic-Majstorovic, un frate francescano tristemente noto come "Fra Satana", che si vantò di aver eliminato personalmente migliaia di civili in poche ore.

Un attore, molteplici maschere

In questo "spettacolo per attore solo e video", Dino Parrotta utilizza il palcoscenico come un luogo di trasformazione ed esorcismo. Al centro della scena una vecchia sedia funge da camerino a vista: qui l'attore cambia identità, alternando le voci delle vittime a quelle, gelide, dei carnefici.

L'uso di video originali dell'epoca e foto d'archivio conferisce alla messinscena un valore documentaristico ineludibile, trasformando la narrazione in una prova schiacciante della crudeltà umana. Lo spettacolo tocca da vicino anche la memoria del territorio pugliese, ricordando i campi di accoglienza che, negli ultimi anni del conflitto, sorsero a Bari, Barletta e Gravina per ospitare chi fuggiva da quel massacro.

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