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Speciale Settimana Santa
02 Aprile 2026 - 08:07
La Settimana Santa pugliese non vive di nostalgia, ma di continua trasmissione (foto Carmine La Fratta)
L’aria sa di cera consumata, di incenso, di pietra antica che trattiene l’umidità della sera. Le luci si abbassano nei centri storici, le campane tacciono, e al loro posto arrivano il colpo secco della troccola, il respiro delle bande, il fruscio dei passi lenti sul selciato. In Puglia la Settimana Santa comincia così, con una sospensione che non è solo religiosa ma civile, quasi domestica, capace di avvolgere città grandi e piccoli paesi in un unico racconto corale. Non è un semplice calendario di processioni. È un linguaggio condiviso, fatto di silenzi, di musiche, di mani che custodiscono statue, abiti, lampioni, insegne confraternali. È il tempo in cui la regione torna a guardarsi dentro.
Questo speciale nasce proprio da qui, da una trama di riti che attraversa la Puglia da nord a sud e che, pur nelle differenze di forme e accenti, conserva un’identica sostanza. La Settimana Santa pugliese è insieme fede, memoria, artigianato, paesaggio e identità collettiva. Ogni città la interpreta secondo un proprio ritmo, ma ovunque il risultato è lo stesso: la comunità si riconosce nei suoi gesti più antichi e li consegna al presente.
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A Taranto, dove i riti hanno assunto nel tempo una forza quasi archetipica, la lunga notte dei Misteri continua a rappresentare uno dei momenti più intensi dell’intero Mezzogiorno. I perdoni avanzano con la loro nazzecata, le bande accompagnano il cammino della Passione, il troccolante apre la strada come una figura fuori dal tempo. La città si stringe lungo il percorso e aspetta l’alba davanti al Carmine, tra lacrime, fatica e appartenenza. Taranto non assiste soltanto ai riti, li abita. Ed è forse per questo che il loro racconto si prolunga anche nello sguardo fotografico.
Ma la Puglia della Passione non si esaurisce nel capoluogo ionico. A Canosa di Puglia, tra gli echi di Canusium e la stratificazione di una città millenaria, il momento più struggente è affidato alla Desolata del Sabato Santo. Il canto delle donne, il nero degli abiti, il procedere lentissimo della Vergine compongono una scena di grande intensità emotiva. Il dolore qui si fa voce, e quella voce attraversa i secoli senza perdere autenticità.
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Nel brindisino, Francavilla Fontana custodisce uno dei riti più riconoscibili e popolari dell’intera regione. I Pappamusci, scalzi e silenziosi, attraversano la notte del Giovedì Santo in un pellegrinaggio ai Sepolcri che conserva il fascino delle antiche forme di penitenza. Poi arrivano la Desolata e i Misteri, tra trenule, marce funebri e una partecipazione che avvolge l’intero centro storico. Qui la Settimana Santa è ancora un fatto di popolo, capace di coinvolgere anziani, confratelli, famiglie, bambini e anche visitatori che cercano una Puglia meno esposta e più profonda.
Più a nord, nei Monti Dauni, Troia offre un altro tassello essenziale di questo mosaico. Il suono delle catene trascinate dai penitenti nel Venerdì Santo ha una forza arcaica, quasi fisica. La città romanica, con la sua cattedrale e le sue pietre severe, diventa lo scenario di un rito che intreccia penitenza, teatralità e devozione. La sera, i Misteri e la presenza dell’Addolorata completano un impianto liturgico e popolare di rara suggestione, che negli ultimi anni ha consolidato anche un interesse culturale e turistico crescente.
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Nel Tarantino, Grottaglie e Carosino raccontano altre due facce della stessa eredità. A Grottaglie, città della ceramica, i riti si muovono tra botteghe artigiane, vicoli bianchi e chiese barocche. La Desolata del Venerdì di Passione, i perdoni scalzi del Giovedì Santo e i Misteri restituiscono l’immagine di una tradizione che non si è mai spezzata. In questo caso, il legame con l’artigianato è ancora più evidente: statue, dettagli processionali, restauri e cura dei simulacri fanno parte di una filiera culturale che unisce devozione e saper fare.
Carosino, con la sua dimensione più raccolta, mostra invece quanto la Settimana Santa continui a essere anche una forma quotidiana di comunità.
Infine Ginosa, con il suo paesaggio di gravine e il coro delle Pie Donne, aggiunge alla mappa regionale una dimensione sonora e scenografica unica. La Processione dei Misteri e la Passio Christi nel Rione Casale mostrano come in Puglia il rito possa ancora diventare racconto collettivo e teatro naturale, senza perdere spessore spirituale. Le voci femminili, i costumi, i percorsi nella roccia, il lavoro di volontari e associazioni restituiscono la misura di una tradizione capace di parlare anche alle nuove generazioni.
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In controluce, tutti questi appuntamenti dicono la stessa cosa. La Settimana Santa pugliese non vive di nostalgia, ma di continua trasmissione. Tiene insieme confraternite e turismo, bande e cori, statue e laboratori, artigianato e devozione, centri storici e contemporaneità. È un patrimonio che genera movimento, richiama visitatori, rafforza il legame con i luoghi e restituisce ai paesi e alle città una centralità spesso smarrita nel resto dell’anno.
Per questo dedicare uno speciale ai riti pasquali in Puglia non significa soltanto raccontare celebrazioni religiose. Significa leggere, attraverso di esse, il carattere di una regione che continua a riconoscersi nei suoi suoni, nei suoi gesti lenti, nei suoi volti coperti, nelle sue piazze in attesa dell’alba. E forse è proprio qui, in questo intreccio di ombra e luce, di dolore e rinascita, che la Puglia mostra il suo volto più vero.
Le splendide fotografie sono a firma di Carmine La Fratta che si ringrazia
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