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Speciale Settimana Santa

Canosa, il canto della Desolata

Tra storia millenaria e riti antichi, la Settimana Santa diventa racconto collettivo

Speciale Settimana Santa

Il Sabato Santo il cuore emotivo con la processione più intensa della tradizione (foto Carmine La Fratta)

Il silenzio arriva prima delle voci. Si posa tra le pietre antiche del centro storico, scivola lungo i vicoli stretti, si ferma davanti alle chiese illuminate da luci soffuse. Poi, lentamente, si spezza.

Un canto si alza, profondo, antico, attraversa l’aria e accompagna i passi di una comunità che da secoli rivive gli stessi gesti. È così che prende forma la Settimana Santa a Canosa, in un intreccio di fede, memoria e identità che trasforma la città in un teatro diffuso di emozioni.

Qui, dove la storia affonda le radici nell’età del bronzo e nei fasti della civiltà dauna, il tempo sembra scorrere su due livelli. Da un lato l’eredità archeologica, con gli ipogei e le testimonianze romane dell’antica Canusium, dall’altro una tradizione religiosa che continua a parlare al presente. La Settimana Santa diventa così un ponte tra epoche, un racconto collettivo che si rinnova ogni anno senza perdere la sua forza originaria.

Il percorso si apre con la Processione dell’Addolorata, il 27 marzo dalla Chiesa di San Sabino.

È un momento che segna l’ingresso nella dimensione più intima della Passione. La statua della Madonna, avvolta in un velo nero, si ferma prima di muoversi tra la folla. Attorno, migliaia di donne vestite di nero, con il volto coperto, intonano il Miserere. È un canto che non ha bisogno di spiegazioni, capace di riempire ogni spazio e di restituire il senso profondo di una devozione tramandata nel tempo.

Il Venerdì Santo, il 3 aprile alle ore 19:30 dalla Chiesa del Carmine, la città si raccoglie attorno alla Processione dei Misteri.

Le statue lignee che rappresentano i momenti della Passione attraversano le strade illuminate dalle fiaccole, mentre il profumo dell’incenso accompagna il cammino. La presenza della Sacra Reliquia del Legno Santo diventa il fulcro spirituale della celebrazione, culminando nella venerazione finale che chiude uno dei momenti più solenni della settimana.

Ma è il Sabato Santo a custodire il cuore più profondo e struggente della tradizione canosina.

Il 4 aprile alle ore 9:00, dalla Chiesa dei Santi Francesco e Biagio, prende forma la Processione della Desolata, un rito che travalica la dimensione religiosa per diventare esperienza collettiva.

Ad aprire il corteo sono i bambini, vestiti da angioletti, che portano tra le mani i simboli della Passione. Corone di spine, funi, scudisci, oggetti che raccontano la sofferenza attraverso uno sguardo innocente. È un passaggio che unisce generazioni, che affida ai più piccoli la custodia di una memoria antica.

Poi arriva lei, la Vergine Desolata. La statua avanza lentamente, accompagnata da pali decorati con fiori. Ma è il suono a definire davvero questo momento. Un gruppo di ragazze, vestite di nero e con il volto coperto, intona lo Stabat Mater di Jacopone da Todi nella versione musicata da Antonio Lotti. Le voci si alzano in un canto che non è solo musica, ma narrazione del dolore, condivisione, appartenenza.

È qui che la processione si trasforma. Non è più solo un rito, ma un’esperienza che coinvolge chi guarda e chi partecipa. Le finestre si aprono, le strade si riempiono, il silenzio torna a farsi presenza viva tra una strofa e l’altra. La città intera si riconosce in quel canto, in quella lentezza, in quel dolore che diventa collettivo.

Secondo studiosi e associazioni locali, la forza di questo rito risiede nella sua autenticità. Non è una rappresentazione costruita per il turismo, ma una tradizione che nasce e vive nella comunità.

Negli ultimi anni, tuttavia, l’interesse è cresciuto anche oltre i confini regionali, attirando visitatori che cercano esperienze legate alla spiritualità e alla cultura popolare.

Gli artigiani locali continuano a custodire i simboli della processione, dalle statue agli elementi decorativi, mantenendo viva una filiera che lega fede e lavoro. Le confraternite, le parrocchie e le associazioni svolgono un ruolo fondamentale nell’organizzazione, garantendo la continuità di un patrimonio immateriale che definisce l’identità stessa di Canosa.

La Processione della Desolata resta così il momento più intenso di un percorso che attraversa la Settimana Santa. Un rito che non si limita a raccontare la Passione, ma la fa vivere, anno dopo anno, tra le strade di una città che continua a riconoscersi nei suoi gesti più antichi.

Le splendide fotografie sono a firma di Carmine La Fratta che si ringrazia

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