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Speciale Settimana Santa
02 Aprile 2026 - 07:59
La Settimana Santa diventa racconto collettivo (foto Carmine La Fratta)
Il suono delle marce funebri arriva lento, avvolgente, mentre il crepuscolo si posa sulle facciate chiare del centro storico. L’aria porta con sé l’odore della cera e dell’incenso, mescolato a quello della pietra e della terra. Le luci si abbassano, i passi si fanno più misurati. In piazza Regina Margherita la folla si raccoglie in silenzio. Poi, quasi senza preavviso, il tempo cambia ritmo. La Settimana Santa a Grottaglie prende forma così, tra attesa e raccoglimento, in un equilibrio sottile tra devozione e memoria.
In questa città nota per la sua tradizione ceramica, dove le botteghe artigiane convivono con chiese barocche e vicoli antichi, i riti pasquali rappresentano uno dei momenti più intensi dell’anno. Non sono solo celebrazioni religiose, ma un patrimonio culturale condiviso, capace di raccontare l’identità di una comunità che si riconosce nei suoi gesti più antichi.
Quando il giornale arriva in edicola, il primo grande appuntamento è già stato vissuto. Il Venerdì di Passione, apre il ciclo dei riti con la Processione della Desolata, uno dei momenti più intimi e profondi della tradizione grottagliese. La statua della Vergine attraversa le strade della città accompagnata dalla Confraternita del SS. Nome di Gesù, dal coro e dalla banda.
Il tratto distintivo di questo rito è il suo silenzio. Un silenzio che non è assenza di suono, ma presenza viva, interrotto solo dalle marce funebri e dai canti. Attorno alla Desolata si muove un corteo composto anche dai “piccoli crociferi”, bambini vestiti di bianco che portano una croce sulle spalle. Un’immagine che unisce generazioni e che affida ai più giovani il compito di custodire una tradizione secolare.
La statua stessa rappresenta un elemento di grande valore artistico. Definita “di un’algida bellezza nordica” dalla storica dell’arte Letizia Gaeta, la Desolata si distingue nel panorama delle rappresentazioni salentine. Secondo la tradizione, fu donata alla città dalla famiglia Sanarica.
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Il racconto della Settimana Santa prosegue con un altro momento profondamente radicato nella cultura locale. Il Giovedì Santo si è rinnovato il pellegrinaggio dei perdoni scalzi, conosciuti in dialetto come “Li BBubbli BBubbli”. Una tradizione che risale al 1756 e che vede i confratelli del Carmine attraversare la città a piedi nudi per visitare i Sepolcri allestiti nelle chiese. È un cammino lento, silenzioso, che richiama la dimensione della penitenza e della riflessione.
Il Venerdì Santo rappresenta il culmine delle celebrazioni con la Processione dei Misteri. I 7 gruppi statuari, che raffigurano i momenti della Passione e della Morte di Cristo, vengono portati a spalla dai confratelli lungo le vie della città. Il corteo si muove in un’atmosfera sospesa, in cui il silenzio della folla è stato rotto solo dal canto del coro funebre.
Secondo storici locali e associazioni culturali, questi riti affondano le loro radici nel XVIII secolo, ma hanno saputo evolversi nel tempo mantenendo intatta la loro autenticità. Il ruolo delle confraternite è centrale, così come quello degli artigiani che custodiscono e restaurano le statue, contribuendo a preservare un patrimonio che è insieme artistico e spirituale.
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Negli ultimi anni, la Settimana Santa di Grottaglie ha assunto anche un valore crescente dal punto di vista turistico. Visitatori e appassionati di tradizioni popolari scelgono di raggiungere la città per assistere a riti che si distinguono per intensità e partecipazione. Un flusso che si integra con la vocazione culturale del territorio, senza snaturarne l’essenza.
A Grottaglie, la Settimana Santa non è una rappresentazione da osservare. È un’esperienza da vivere, fatta di passi, voci e silenzi. Un racconto che si rinnova ogni anno, tra le botteghe di ceramica e le pietre antiche, nel cuore di una comunità che continua a riconoscersi nei suoi riti più profondi.
Le splendide fotografie sono a firma di Carmine La Fratta che si ringrazia
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