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SPECIALE Formazione

Il turismo come svolta

Dall’eredità della grande industria a una nuova economia dell’accoglienza

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Il territorio jonico riscopre nel turismo una leva di sviluppo, a patto di investire seriamente sulla formazione delle competenze

Per oltre mezzo secolo il destino economico del territorio jonico è stato legato a doppio filo alla grande industria.

Una presenza ingombrante, capace di garantire lavoro e reddito, ma anche di condizionare profondamente l’immagine esterna di Taranto e della sua provincia. In questo lungo periodo, il turismo è rimasto ai margini, quasi una vocazione latente, sacrificata nella competizione con altri territori del Mediterraneo che hanno saputo costruire un racconto più coerente e attrattivo della propria identità.

Eppure, se si osserva il territorio con uno sguardo meno condizionato dal passato, il potenziale è evidente. Il mare del Golfo di Taranto, le coste ancora in gran parte integre, il patrimonio archeologico della Magna Grecia, i centri storici, le masserie, i paesaggi rurali, l’enogastronomia e una tradizione culturale profonda rappresentano un capitale turistico straordinario, per troppo tempo sottoutilizzato. Negli ultimi anni, complice anche un cambio di narrazione e una crescente attenzione ai temi della sostenibilità e del turismo esperienziale, il territorio jonico ha iniziato lentamente a rientrare nelle mappe dell’interesse turistico nazionale e internazionale.

I dati più recenti sul turismo in Puglia confermano una crescita costante delle presenze, con un aumento significativo dei flussi stranieri e una progressiva destagionalizzazione.

Anche l’area ionica, seppure con ritmi più lenti rispetto ad altri contesti regionali, mostra segnali incoraggianti. Taranto non è più soltanto una meta di passaggio, ma comincia a essere percepita come destinazione, soprattutto da un turismo curioso, attento alla storia, alla cultura e ai luoghi meno omologati.

Ma proprio qui emerge il nodo centrale. Nella competizione internazionale dell’attrattività non basta più possedere bellezze naturali e storiche.

Mare cristallino, siti archeologici e paesaggi mozzafiato sono condizioni necessarie, ma non sufficienti. Il turista contemporaneo chiede qualità dell’accoglienza, servizi professionali, esperienze strutturate, narrazioni credibili. Chiede competenza. Ed è in questo passaggio che la formazione diventa decisiva.

Il tessuto imprenditoriale turistico del territorio jonico è composto in larga parte da micro e piccole imprese, spesso a conduzione familiare. Una ricchezza dal punto di vista dell’autenticità, ma anche una fragilità quando si tratta di affrontare mercati complessi. La gestione delle prenotazioni digitali, il marketing territoriale, l’accoglienza multilingue, la progettazione di pacchetti esperienziali, la sostenibilità ambientale e la qualità del servizio richiedono professionalità specifiche, che non possono più essere improvvisate.

Negli ultimi anni questa consapevolezza ha iniziato a farsi strada anche nel territorio jonico. Cresce la domanda di figure formate nell’hospitality management, nel turismo culturale, nella valorizzazione dei beni storici, nella comunicazione digitale applicata al turismo. Allo stesso tempo, istituzioni e associazioni di categoria segnalano una difficoltà strutturale nel reperire personale qualificato, soprattutto nei periodi di maggiore afflusso turistico. Un paradosso che racconta bene il momento di transizione che il territorio sta vivendo.

La formazione professionale diventa allora il vero ponte tra potenziale e sviluppo reale. Non si tratta solo di formare receptionist o operatori di sala, ma di costruire competenze capaci di leggere il territorio, raccontarlo e trasformarlo in prodotto turistico competitivo. Guide turistiche preparate, operatori culturali, manager dell’accoglienza, esperti di turismo sostenibile e di valorizzazione dei patrimoni locali sono figure sempre più richieste, anche nel Tarantino.

In questo scenario, l’impatto della formazione va ben oltre l’economia. Un turismo strutturato e professionale incide sulla qualità della vita delle comunità locali, favorisce il recupero dei centri storici, sostiene l’artigianato, valorizza le produzioni agroalimentari e crea un indotto diffuso che coinvolge trasporti, servizi, cultura e commercio. È una filiera che può restituire ricchezza stabile a un territorio che per decenni ha conosciuto uno sviluppo sbilanciato.

La presenza della grande industria, che per anni ha penalizzato l’immagine turistica del territorio jonico, oggi non può più essere un alibi. Al contrario, la sfida è integrare le diverse anime economiche, puntando su un modello di sviluppo plurale. Il turismo, se sostenuto da competenze adeguate, può diventare uno dei pilastri di questa nuova fase, contribuendo anche a riequilibrare il mercato del lavoro locale, offrendo opportunità soprattutto ai giovani e alle donne.

Per le imprese dell’accoglienza, il passaggio è chiaro. Investire in formazione non è più un’opzione, ma una condizione di sopravvivenza. Significa aggiornare il personale, acquisire nuove competenze, collaborare con enti di formazione, università e istituzioni. Significa anche saper intercettare gli strumenti regionali e nazionali che incentivano la formazione continua, riducendo i costi e aumentando la qualità del servizio offerto.

Il territorio jonico si trova oggi davanti a una finestra storica. Il cambiamento climatico, la ricerca di destinazioni meno affollate, il desiderio di esperienze autentiche giocano a favore di luoghi come Taranto e la sua provincia. Ma il tempo delle occasioni sprecate è finito. Senza una forte investimento sulla formazione professionale, il turismo rischia di restare una promessa incompiuta.

Guardare al futuro significa allora compiere una scelta strategica. Trasformare le bellezze naturali, storiche e artistiche in valore economico sostenibile, attraverso un’accoglienza di qualità, fatta di competenze, professionalità e visione. È questa la sfida che il territorio jonico è chiamato a raccogliere, se vuole finalmente restituire al turismo il ruolo che gli spetta come motore di sviluppo e di rinascita.

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