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Qualità che diventa lavoro

Il protocollo ANVUR-QUACING apre una nuova fase per la formazione tecnica universitaria

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Per Taranto, città segnata da trasformazioni economiche profonde, il valore di un ateneo come il Politecnico va oltre il semplice dato occupazionale

Nel panorama della formazione universitaria italiana, spesso attraversato da riforme frammentate e da un dialogo non sempre fluido tra mondo accademico e professioni, il protocollo d’intesa siglato tra ANVUR e QUACING rappresenta un passaggio di sistema. Un accordo nazionale che, letto in chiave pugliese, assume un valore strategico per territori che da anni cercano di colmare il divario tra competenze formate e competenze richieste dal mercato del lavoro, soprattutto nei settori tecnico-industriali.

La Puglia, con il suo tessuto produttivo in trasformazione, è uno dei contesti in cui la qualità della formazione tecnica può incidere in modo diretto sulle prospettive occupazionali dei giovani e sulla competitività delle imprese. Dalla meccanica all’energia, dall’edilizia sostenibile alla digitalizzazione dei processi produttivi, il fabbisogno di figure tecniche qualificate è in crescita, mentre il sistema formativo è chiamato a garantire titoli riconoscibili, solidi e spendibili non solo a livello nazionale ma anche europeo.

È in questo quadro che si inserisce l’intesa tra ANVUR, l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca, e QUACING, l’agenzia di accreditamento del Consiglio Nazionale degli Ingegneri autorizzata al rilascio del marchio EUR-ACE. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la cooperazione tra i due sistemi di accreditamento, nazionale ed europeo, promuovendo una cultura condivisa della qualità e riducendo sovrapposizioni e frammentazioni nei processi di valutazione dei corsi di studio.

Per la Puglia questo significa, prima di tutto, migliorare la riconoscibilità dei percorsi formativi tecnici offerti dalle università del territorio. Atenei come il Politecnico di Bari e le università che ospitano corsi di area ingegneristica e tecnico-scientifica sono già fortemente impegnati in un percorso di adeguamento agli standard europei, ma il rafforzamento del dialogo tra ANVUR e QUACING può rendere questo processo più coerente, trasparente e orientato ai risultati occupazionali.

Il Consiglio Nazionale dei Periti Industriali, socio ordinario di QUACING, ha sottolineato come il protocollo si inserisca in una visione di lungo periodo, in cui la qualità dei corsi universitari diventa il presupposto per una riforma credibile dell’accesso alle professioni tecniche. Un tema particolarmente rilevante per regioni come la Puglia, dove il lavoro tecnico rappresenta una delle principali leve di sviluppo economico e di riqualificazione dei territori.

L’area jonica, e Taranto in particolare, vive una fase complessa di transizione industriale ed economica. Qui il tema della formazione non è astratto, ma si intreccia con la necessità di creare nuove opportunità di lavoro qualificato, capaci di sostituire progressivamente modelli produttivi in crisi. In questo contesto, la qualità certificata dei percorsi universitari può diventare uno strumento decisivo per attrarre investimenti, trattenere talenti e rafforzare il legame tra università, professioni e imprese.

Il protocollo ANVUR–QUACING, infatti, non si limita a un’intesa formale tra agenzie di accreditamento. Punta a valorizzare lo scambio di buone pratiche, il coordinamento delle procedure di valutazione e l’adozione condivisa degli European Standards and Guidelines, elementi che contribuiscono a costruire un sistema universitario più leggibile per studenti, famiglie e mondo produttivo. Per un giovane pugliese che sceglie un corso di laurea tecnica, sapere che quel percorso risponde a standard europei riconosciuti significa avere maggiori garanzie di occupabilità e mobilità professionale.

Dal punto di vista delle imprese, soprattutto delle piccole e medie realtà che caratterizzano il tessuto produttivo pugliese, la qualità certificata dei percorsi formativi rappresenta un fattore di fiducia. Significa poter contare su laureati con competenze coerenti rispetto alle esigenze del mercato, riducendo il divario tra formazione teorica e applicazione pratica. Un aspetto cruciale in settori come l’impiantistica, l’energia, l’automazione e la gestione dei processi industriali, dove le figure tecniche intermedie e specialistiche sono sempre più richieste.

L’accordo assume inoltre una valenza culturale più ampia, perché contribuisce a ricollocare la formazione tecnica al centro del dibattito pubblico. Per anni, in Italia e nel Mezzogiorno, i percorsi tecnici e professionalizzanti sono stati percepiti come opzioni di serie B rispetto ai tradizionali percorsi accademici. Il rafforzamento dei sistemi di accreditamento e il dialogo strutturato tra università e professioni tecniche vanno nella direzione opposta, riconoscendo il valore strategico di queste competenze per lo sviluppo economico e sociale.

In Puglia, dove il tasso di occupazione giovanile resta inferiore alla media nazionale e dove il mismatch tra domanda e offerta di lavoro è ancora marcato, investire sulla qualità della formazione tecnica significa agire su una delle cause strutturali della fragilità occupazionale. Non si tratta solo di aumentare il numero dei laureati, ma di garantire che quei titoli siano effettivamente spendibili in un mercato del lavoro sempre più competitivo e integrato a livello europeo.

Il protocollo ANVUR–QUACING si inserisce, dunque, in una prospettiva che va oltre l’università e riguarda direttamente le comunità locali. Una formazione tecnica di qualità può incidere sulla capacità di un territorio di innovare, di attrarre turismo qualificato legato a eventi, fiere e iniziative professionali, di rafforzare filiere produttive locali e di creare un ecosistema in cui università, ordini professionali e imprese dialogano in modo stabile.

Per la Puglia, e per l’area jonica in particolare, questa intesa nazionale rappresenta un’opportunità da cogliere fino in fondo. Tradurre il protocollo in percorsi formativi sempre più coerenti, in un dialogo strutturato con le professioni tecniche e in una maggiore integrazione con il tessuto produttivo locale può contribuire a costruire un modello di sviluppo fondato sulla competenza, sulla qualità e sulla responsabilità sociale.

In un inserto dedicato alla formazione, il significato più profondo di questo accordo sta proprio qui: la qualità non come esercizio burocratico, ma come leva concreta di lavoro, sviluppo e futuro. Una sfida che riguarda l’intero Paese, ma che in Puglia assume un valore ancora più decisivo per accompagnare la transizione economica e offrire ai giovani prospettive professionali solide, riconosciute e durature.

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