Cerca
SPECIALE Formazione
31 Gennaio 2026 - 14:37
Le studentesse MedTec dell’Università del Salento con gli specialisti USA
Nel dibattito sulla formazione in Puglia, spesso concentrato sui ritardi strutturali, sulle difficoltà occupazionali e sulla fuga dei giovani talenti, esistono esperienze che raccontano una traiettoria diversa. Sono percorsi di alta formazione internazionale che partono dal territorio, attraversano i centri di eccellenza del mondo e tornano con un patrimonio di competenze, relazioni e visione. È una dimensione meno visibile, ma decisiva, perché misura la capacità del sistema formativo pugliese di dialogare con la ricerca globale e di preparare professionisti pronti ad affrontare le trasformazioni più avanzate del lavoro e della sanità.
In una regione che continua a registrare tassi di occupazione inferiori alla media nazionale e un saldo migratorio giovanile ancora negativo, l’internazionalizzazione della formazione non è un lusso, ma una necessità strategica. La Puglia, e in particolare il Salento, ha iniziato da tempo a investire su modelli universitari capaci di integrare didattica, ricerca e apertura internazionale. In questo contesto si colloca l’esperienza vissuta da Francesca Laudisa e Francesca Miccoli, studentesse del Corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia MedTec dell’Università del Salento, protagoniste di un’observership di due settimane al Massachusetts General Hospital di Boston.
Il Massachusetts General Hospital, centro di riferimento mondiale affiliato alla Harvard Medical School, rappresenta uno dei luoghi simbolo della medicina avanzata e della ricerca traslazionale. L’accesso a una struttura di questo livello non è soltanto un riconoscimento individuale, ma anche un indicatore della credibilità dei percorsi formativi pugliesi. L’esperienza delle due studentesse è stata resa possibile grazie al supporto della Scuola Superiore ISUFI, che conferma il ruolo cruciale delle istituzioni accademiche nel sostenere percorsi di eccellenza, soprattutto quando si tratta di formazione internazionale ad alto contenuto scientifico.
Durante il periodo a Boston, Laudisa e Miccoli hanno affiancato specialisti di fama mondiale nei reparti di Neurologia e Cardiologia, partecipando a un’attività di shadowing che ha permesso loro di osservare da vicino l’organizzazione clinica, i protocolli avanzati e l’integrazione costante tra ricerca e pratica medica. In Cardiologia, l’attenzione si è concentrata sulle aritmie eredofamiliari, come la Sindrome del QT Lungo e la Sindrome di Brugada, con un focus particolare sul ruolo della consulenza genetica nella gestione del rischio clinico e familiare. Un ambito che evidenzia quanto la medicina contemporanea richieda competenze sempre più interdisciplinari.
Significativa, in questo senso, è stata l’osservazione dell’utilizzo di un software di mappatura tridimensionale del cuore, gestito da un ingegnere biomedico integrato stabilmente nel team clinico. Un dettaglio solo in apparenza tecnico, che racconta invece un cambiamento profondo: la medicina specialistica non può più prescindere dall’apporto delle tecnologie ingegneristiche e digitali. È proprio questa integrazione a rappresentare uno dei pilastri del percorso MedTec dell’Università del Salento, che forma medici con solide competenze tecnologiche, pronti a dialogare con ingegneri, ricercatori e data scientist.

Nel reparto di Neurologia, l’esperienza si è concentrata sui disturbi del movimento, come Parkinson e distonie, con l’osservazione di procedure terapeutiche avanzate, tra cui le iniezioni di tossina botulinica e la gestione della Deep Brain Stimulation. Anche in questo caso, la tecnologia si è rivelata elemento centrale, non solo nella fase terapeutica, ma già nella diagnosi e nel follow-up dei pazienti. L’attività clinica è stata affiancata dalla visita ai laboratori di ricerca preclinica, dove le studentesse hanno seguito le fasi iniziali di uno studio di neuro-oncologia su un nuovo farmaco sperimentale contro il glioblastoma.
Queste esperienze non restano confinate all’ambito accademico. Hanno un impatto diretto sul territorio di origine, perché contribuiscono a costruire una classe professionale capace di trasferire innovazione, metodo e visione internazionale anche nei contesti locali. In una Puglia che investe sul rafforzamento dei servizi sanitari e sulla ricerca biomedica, formare medici con un profilo globale significa migliorare la qualità delle cure, attrarre progettualità, favorire collaborazioni scientifiche e, nel medio periodo, generare ricadute economiche e occupazionali.
Non meno rilevante è la dimensione culturale ed etica dell’esperienza. «Abbiamo riscontrato una forte tendenza all’iperspecializzazione nel sistema americano», raccontano Laudisa e Miccoli, sottolineando come questo modello garantisca un’eccellenza diagnostica straordinaria, ma si differenzi dall’approccio più olistico della medicina italiana. Un confronto che si è esteso anche alle politiche sanitarie e alle questioni etiche, come nel caso di un paziente sottoposto a un secondo trapianto di fegato, privo di assicurazione, ma curato grazie alle politiche del Massachusetts. Un episodio che ha permesso alle studentesse di riflettere sul rapporto tra diritto alla cura, sostenibilità dei sistemi sanitari e responsabilità pubblica.
L’internazionalizzazione della formazione, dunque, non è solo una questione di prestigio. È uno strumento concreto per rafforzare competenze linguistiche, scientifiche e relazionali, ma anche per sviluppare una sensibilità professionale più ampia, indispensabile in un mondo del lavoro sempre più interconnesso. Per la Puglia, che punta a trattenere e valorizzare i propri talenti, queste esperienze rappresentano una leva strategica. Non si tratta di formare giovani destinati a partire definitivamente, ma di costruire profili capaci di scegliere consapevolmente se e come tornare, portando con sé un capitale di conoscenze che può fare la differenza.
Il caso delle due studentesse MedTec dell’Università del Salento dimostra che anche da territori spesso raccontati solo attraverso le loro criticità possono nascere percorsi di eccellenza formativa internazionale. È una lezione che riguarda l’intero sistema regionale: investire in alta formazione significa investire nella capacità di una comunità di immaginare il proprio futuro, di attrarre competenze e di costruire sviluppo attraverso la conoscenza. In un inserto dedicato alla formazione in Puglia, questa storia non è un’eccezione da celebrare, ma un modello da osservare, rafforzare e rendere sempre più accessibile.
Vuoi scoprire tutto ciò che ruota intorno al mondo della formazione e dell’aggiornamento professionale? Clicca qui per esplorare la sezione “Speciale Formazione” con approfondimenti, analisi, storie ed esperienze dedicate a scuola, università e lavoro.
Testata: Buonasera
ISSN: 2531-4661 (Sito web)
Registrazione: n.7/2012 Tribunale di Taranto
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Piazza Giovanni XXIII 13 | 74123 | Taranto
Telefono: (+39)0996960416
Email: redazione.taranto@buonasera24.it
Pubblicità : pubblicita@buonasera24.it
Editore: SPARTA Società Cooperativa
Via Parini 51 | 74023 | Grottaglie (TA)
Iva: 03024870739
Presidente CdA Sparta: CLAUDIO SIGNORILE
Direttore responsabile: FRANCESCO ROSSI
Presidente Comitato Editoriale: DIEGO RANA