Cerca

Cerca

SPECIALE Formazione

Artigianato che resiste, saperi e competenze che costruiscono futuro

A Taranto e nell’area jonica l’artigianato continua a reggere l’urto di un contesto economico complesso. Ma la resilienza, da sola, non basta: la vera prospettiva di sviluppo passa dalla formazione professionale

Speciale Formazione

Senza una formazione mirata, aggiornata e continua, questo salto diventa impossibile

In un territorio segnato da crisi industriali ricorrenti, da un mercato del lavoro fragile e da una transizione economica incompiuta, l’artigianato rappresenta uno degli ultimi presìdi produttivi diffusi. Nelle botteghe, nei laboratori, nelle microimprese di prossimità si concentra una parte significativa dell’identità economica e sociale dell’area jonica, capace di reggere anche quando i grandi comparti industriali rallentano. Ma la tenuta, come emerge con chiarezza dall’analisi di Confartigianato Taranto, non può essere confusa con lo sviluppo: senza un investimento deciso sulle competenze, il rischio è che la resilienza si trasformi in semplice sopravvivenza.

Il quadro economico nel Tarantino resta complesso. I consumi sono prudenti, le famiglie selettive, la concorrenza dell’e-commerce e delle grandi piattaforme digitali incide soprattutto sui settori tradizionali. Eppure, proprio in questo scenario, l’artigianato dimostra una capacità di adattamento che merita attenzione. Laddove l’offerta è credibile, riconoscibile e di qualità, il territorio risponde. Enogastronomia, produzioni tipiche, servizi alla persona, manifatture a forte identità locale continuano a intercettare domanda, perché riescono a offrire ciò che il mercato globale fatica a replicare: relazione, personalizzazione, fiducia.

Questa tenuta, però, si scontra con un dato strutturale che riguarda l’intera Puglia e che nel Tarantino assume contorni ancora più evidenti: la difficoltà di reperire personale qualificato. Le imprese artigiane cercano competenze nuove, ma spesso non le trovano. Non è solo un problema numerico, è soprattutto un disallineamento tra formazione e mercato del lavoro. Le imprese chiedono professionalità capaci di muoversi tra tradizione e innovazione, di utilizzare strumenti digitali, di comunicare il valore del prodotto, di gestire processi complessi. Senza una formazione mirata, aggiornata e continua, questo salto diventa impossibile.

È qui che la formazione professionale smette di essere un capitolo accessorio e diventa una strategia di sviluppo territoriale. Per un artigiano tarantino, formarsi oggi non significa soltanto imparare una nuova tecnica, ma comprendere l’evoluzione del mercato, intercettare nuovi pubblici, dialogare con il turismo, inserirsi in filiere produttive più ampie. In una provincia che fatica a trattenere i giovani e a creare occupazione stabile, la bottega artigiana può tornare a essere un luogo di lavoro qualificato e attrattivo solo se riesce a innovarsi senza perdere identità.

Il tema incrocia direttamente la situazione del lavoro. Nel Tarantino, come segnala Confartigianato, le previsioni occupazionali restano significative, ma quasi una impresa su due denuncia difficoltà di reperimento del personale. È una contraddizione solo apparente: il lavoro c’è, ma mancano le competenze adeguate. E questo vale in modo particolare per l’artigianato, dove la trasmissione dei saperi non può più avvenire soltanto per imitazione o consuetudine, ma deve passare attraverso percorsi strutturati di formazione tecnica, gestionale e digitale.

La formazione diventa così il ponte tra resilienza e sviluppo. Un artigiano formato è più competitivo, più capace di innovare, più pronto a fare rete. Può agganciare le opportunità offerte dal turismo esperienziale, dall’oleoturismo, dall’enogastronomia di qualità, trasformando il prodotto in racconto e il laboratorio in destinazione. Può dialogare con le comunità locali, contribuendo alla vitalità dei quartieri e contrastando la desertificazione commerciale che colpisce molte aree urbane e periferiche.

In questo senso, l’artigianato non è solo economia. È presidio sociale, sicurezza urbana, identità. Quando una bottega chiude, non scompare soltanto un’attività produttiva: si perde un pezzo di città. Ma perché le botteghe restino aperte e vitali, serve accompagnare gli artigiani in un percorso di crescita che metta al centro le competenze. Formazione su marketing, digitalizzazione, sostenibilità, gestione d’impresa non è un lusso, ma una condizione necessaria per stare sul mercato.

La sfida riguarda anche le politiche pubbliche. In un territorio come Taranto, segnato da grandi interventi industriali e infrastrutturali, l’artigianato rischia di restare ai margini se non viene riconosciuto come parte integrante della strategia di sviluppo. Investire in formazione professionale per gli artigiani significa rafforzare l’economia di prossimità, creare occupazione diffusa, migliorare la qualità urbana, rendere più attrattivo il territorio anche dal punto di vista turistico.

Il futuro dell’artigianato jonico passa quindi da una scelta chiara: puntare sulla formazione come leva di trasformazione. Solo così la resilienza dimostrata in questi anni potrà diventare crescita, solo così la tradizione potrà dialogare con l’innovazione, solo così Taranto potrà costruire un modello di sviluppo equilibrato, capace di tenere insieme lavoro, comunità e identità.

In questa prospettiva, la formazione professionale assume anche un valore generazionale. L’artigianato tarantino, come gran parte di quello pugliese, è composto in larga misura da titolari con età media elevata, mentre il ricambio generazionale resta fragile. Molti giovani, pur attratti dal “saper fare”, percepiscono il lavoro artigiano come poco strutturato, instabile o incapace di offrire prospettive di crescita. È una percezione che può essere ribaltata solo se l’artigianato si presenta come un settore professionalizzato, capace di offrire competenze spendibili, certificazioni, percorsi di carriera e accesso a mercati più ampi.

La formazione diventa allora anche uno strumento di orientamento. Collegare botteghe, laboratori e microimprese a percorsi formativi qualificati significa restituire dignità e attrattività a mestieri che rischiano di scomparire non per mancanza di domanda, ma per assenza di competenze aggiornate. Nel Tarantino, dove il tasso di disoccupazione giovanile resta superiore alla media nazionale e molti diplomati e laureati scelgono di lasciare il territorio, l’artigianato formato può rappresentare una concreta alternativa occupazionale, radicata e non delocalizzabile.

C’è poi un ulteriore elemento che lega formazione e sviluppo locale: la sostenibilità. Le nuove richieste del mercato, dalla riduzione degli sprechi all’efficienza energetica, dalla tracciabilità dei prodotti all’economia circolare, impongono conoscenze specifiche. Senza formazione, l’artigiano rischia di restare escluso da filiere selettive. Con la formazione, invece, può intercettare bandi, incentivi, collaborazioni, diventando protagonista della transizione, che non è solo ambientale, ma anche economica e culturale.

Per un territorio complesso come Taranto, la sfida è chiara: trasformare l’artigianato da settore resistente a settore strategico. La condizione è una sola, ma decisiva. Investire sulla formazione professionale come infrastruttura immateriale dello sviluppo, capace di dare futuro alle imprese, lavoro qualificato alle persone e una nuova identità economica a una comunità che da troppo tempo attende risposte concrete.

Vuoi scoprire tutto ciò che ruota intorno al mondo della formazione e dell’aggiornamento professionale? Clicca qui per esplorare la sezione “Speciale Formazione” con approfondimenti, analisi, storie ed esperienze dedicate a scuola, università e lavoro.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Buonasera24

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Termini e condizioni

Termini e condizioni

×
Privacy Policy

Privacy Policy

×
Logo Federazione Italiana Liberi Editori