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SPECIALE Formazione
31 Gennaio 2026 - 07:34
Il passaggio dalla scuola al lavoro, in questo contesto, non può essere considerato un momento automatico
In Puglia, come in molte altre aree del Mezzogiorno, il rapporto tra sistema scolastico e mondo produttivo rappresenta una delle questioni centrali per il futuro economico e sociale del territorio.
Negli ultimi anni si sono registrati segnali di miglioramento sul fronte occupazionale, con un incremento degli occupati e una riduzione dei disoccupati, ma resta evidente una distanza strutturale tra i percorsi formativi e le reali esigenze delle imprese.
La regione si muove dentro una contraddizione storica. Da un lato una popolazione scolastica e universitaria numerosa, con livelli di istruzione in crescita; dall’altro un mercato del lavoro che fatica ad assorbire le competenze formate localmente. Il tasso di occupazione pugliese continua a essere inferiore alla media nazionale, mentre quello di disoccupazione resta più elevato, soprattutto tra i giovani. Questo squilibrio non è soltanto un dato statistico, ma incide sulla tenuta sociale delle comunità e sulla capacità della Puglia di trattenere capitale umano qualificato.
Il passaggio dalla scuola al lavoro, in questo contesto, non può essere considerato un momento automatico. È un percorso che richiede connessioni solide, progettazione condivisa e una visione di medio-lungo periodo. I sistemi formativi che riescono a dialogare con il tessuto produttivo sono quelli che accompagnano gli studenti non solo nell’acquisizione delle conoscenze, ma anche nello sviluppo di competenze professionali e relazionali coerenti con i cambiamenti del lavoro contemporaneo.
L’area jonica, con Taranto come centro simbolico, rappresenta uno dei territori dove questo collegamento è più urgente. Qui convivono grandi trasformazioni industriali, nuove prospettive legate alla transizione ecologica, alla logistica, all’economia del mare e un tessuto di piccole e medie imprese che spesso lamenta difficoltà nel reperire profili adeguati.
La scuola tecnica e professionale, se inserita in un sistema di relazioni strutturate con le aziende, può diventare un elemento chiave per sostenere questa fase di cambiamento.
Un segnale evidente delle criticità del sistema è la mobilità giovanile. La Puglia continua a perdere una quota significativa di studenti e laureati che scelgono di completare il proprio percorso formativo o di avviare la carriera fuori regione. Una migrazione che non riguarda soltanto i grandi centri universitari del Nord, ma anche realtà estere, e che impoverisce il territorio di competenze preziose. In molti casi non si tratta di una scelta culturale, ma di una risposta razionale alla scarsità di opportunità qualificate offerte localmente.
Proprio per contrastare questa tendenza, negli ultimi anni si sono affermati strumenti che mirano a rafforzare il legame tra scuola e impresa. I percorsi di formazione integrata, come quelli avviati negli istituti tecnici e professionali e nei sistemi post-diploma, hanno l’obiettivo di rendere più fluido l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. Tuttavia, la loro efficacia dipende dalla qualità delle esperienze proposte e dalla reale partecipazione delle aziende, non dalla semplice formalità degli adempimenti.
In Puglia si stanno sviluppando esperienze significative nel campo della formazione tecnica superiore, capaci di offrire competenze immediatamente spendibili in settori strategici come l’industria, l’energia, il digitale, l’agroalimentare avanzato e il turismo.
Quando scuola e impresa condividono obiettivi e linguaggi, gli studenti acquisiscono non solo competenze tecniche, ma anche una maggiore consapevolezza delle dinamiche organizzative, del lavoro di squadra e della responsabilità professionale.
Per Taranto e il suo hinterland, questo approccio assume una valenza ancora più profonda. La città è chiamata a ripensare il proprio modello di sviluppo, e la formazione può essere uno degli strumenti più efficaci per accompagnare la riconversione economica. Una scuola capace di dialogare con le imprese non serve solo a trovare lavoro, ma a costruire nuove traiettorie di crescita per l’intero territorio.
Il rafforzamento del collegamento tra scuola e mondo produttivo incide anche sui fenomeni di esclusione sociale. In regioni dove la disoccupazione giovanile resta elevata, migliorare l’incontro tra competenze e domanda di lavoro significa ridurre il rischio di inattività e contrastare la diffusione dei giovani che non studiano e non lavorano. Il tema non riguarda soltanto l’occupazione, ma la partecipazione piena alla vita economica e civile.
Anche le imprese pugliesi, soprattutto quelle più strutturate, riconoscono sempre più la necessità di un rapporto stabile con il sistema educativo. La difficoltà nel reperire profili specializzati è una delle criticità più segnalate, in particolare nei comparti a maggiore contenuto tecnico. Investire nella formazione significa, per le aziende, assicurarsi competenze adeguate e contribuire allo sviluppo del territorio in cui operano.
In questa prospettiva, il collegamento tra scuola e imprese non può essere affidato a iniziative isolate o sperimentazioni episodiche. Serve una strategia territoriale che coinvolga istituzioni scolastiche, enti locali, università, imprese e parti sociali, capace di costruire percorsi coerenti e riconoscibili. La formazione diventa così una leva di sviluppo, non un segmento separato dal resto dell’economia.
Per la Puglia la sfida è chiara: trasformare il proprio patrimonio educativo in occupazione stabile, innovazione e competitività, riducendo il divario tra ciò che si studia e ciò che il mercato del lavoro richiede.
È in questo spazio, ancora da colmare, che si gioca una parte decisiva del futuro regionale, soprattutto per territori complessi come Taranto e l’area jonica, dove il diritto allo studio e il diritto al lavoro devono tornare a parlarsi con continuità e concretezza.
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