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Il Diritto nell’era dell’algoritmo

La recente Sentenza n. 34481/2025 della Cassazione Penale: quando il Giudice rischia di essere solo un “copia-incolla”

Il parere legale

La Suprema Corte è stata categorica: se il giudice si limita a un “copia-incolla” (tecnico o concettuale che sia), viene meno lo statuto ontologico della giurisdizione

Viviamo in un’epoca in cui l’efficienza è diventata il dogma supremo. Nel mondo del lavoro, nelle aziende e persino nelle nostre case, deleghiamo compiti complessi a sistemi di automazione e intelligenza artificiale con una naturalezza che confina con la sventatezza.

Ma cosa succede quando questa delega entra in un’aula di tribunale?

Cosa accade quando il “ragionamento”, cuore pulsante della democrazia e della libertà individuale, viene appaltato a un software o ridotto a una sequenza meccanica di stringhe di testo preimpostate?
La recente Sentenza n. 34481/2025 della Cassazione Penale appare come un vero e proprio manifesto giuridico che traccia una linea rossa invalicabile tra l’ausilio tecnologico e la funzione giurisdizionale.

Il cuore della vicenda approdata in Piazza Cavour riguarda una casistica sempre più diffusa: la motivazione “apparente” conseguenza di un uso improprio dell’intelligenza artificiale.

Nel caso di specie, il provvedimento impugnato era stato costruito attraverso un massiccio e acritico recepimento delle informative di polizia giudiziaria.

In parole povere, il giudice aveva trasposto nel proprio atto interi blocchi di testo della pubblica accusa, senza sottoporli a quel vaglio critico, logico e dialettico che la strutturazione della Sentenza esige per cogliere la legittimità dell’impianto motivazionale.

La Suprema Corte è stata categorica: se il giudice si limita a un “copia-incolla” (tecnico o concettuale che sia), viene meno lo statuto ontologico della giurisdizione.

Il provvedimento non è più opera del magistrato, ma un’eco meccanica di una sola parte in causa. E questo, per il nostro ordinamento, equivale a una mancata motivazione.

Sebbene la sentenza de qua nasca da un uso distorto di tecniche di redazione tradizionali, il suo monito risuona fortissimo oggi, mentre l’Intelligenza Artificiale (IA) bussa alle porte degli studi legali e dei tribunali.

Il rischio non è l’uso dello strumento in sé - che può anzi aiutare a gestire moli di dati altrimenti inaffrontabili - ma la “pigrizia cognitiva” che esso può generare.

Se un software può generare una bozza di sentenza in pochi secondi, il pericolo che il decisore umano si limiti a una revisione superficiale è altissimo. Ma la Cassazione ci ricorda che la giustizia non è un prodotto industriale né può essere frutto di una catena di montaggio.

La “valutazione autonoma” non è un optional: è il diritto del cittadino di sapere che dietro quella firma c’è un essere umano che ha pesato i fatti, ha ascoltato le parti e ha sofferto il dubbio della decisione.

In questo scenario, gli avvocati hanno una responsabilità doppia.

Da un lato, devono imparare a padroneggiare questi strumenti tecnologici per non restare indietro in un’era in cui la competizione corre a velocità folle, spesso a scapito della professionalità.

Dall’altro, devono farsi sentinelle del metodo.

Occorre essere pronti a eccepire le nullità di provvedimenti che appaiono “confezionati in serie”, pronti ad essere argine del rischio della proliferazione di quella giustizia algoritmica che, dietro una facciata di precisione, nasconde l’assenza di un vero esame del caso concreto.

La difesa del giusto processo passa oggi anche attraverso la difesa dell’intelligenza umana contro l’automatismo burocratico.

Dunque in conclusione, la tecnologia deve restare un mezzo, mai diventare il fine.

La Sentenza 34481/2025 ci dice che il giudice deve “abitare” la propria decisione. Non può limitarsi a esserne l’inquilino distratto.

In un mondo che preme per risposte rapide e standardizzate, il Diritto deve rivendicare la propria natura di scienza umana.

Perché se permettiamo che sia un algoritmo a decidere della nostra libertà o del nostro patrimonio, avremo forse ottenuto una giustizia più veloce, ma avremo certamente perso la Giustizia.

e-mail: avv.mimmolardiello@gmail.com  
sito: www.studiolegalelardiello.it

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