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IL COMMERCIALISTA
27 Gennaio 2026 - 14:38
Il rapporto tra debiti e reddito nelle famiglie italiane, secondo le statistiche ISTAT
E' un principio banale, da economia familiare, quello di considerare l’accumulazione dei debiti un rischio serio per la nostra serenità personale, familiare e anche collettiva – pensando per esempio al debito pubblico del nostro Stato.
Oggi è l’ISTAT a dare i numeri sui limiti da non superare per non accumulare debiti eccessivi ed avere una vita con complicazioni minime e lo fa partendo da una regola generale fissata tradizionalmente dal sistema bancario e confermata dalle statistiche nazionali. Sono oltre 7 milioni, secondo ISTAT, gli italiani sovraindebitati, cioè coloro i cui debiti superano il 30% del valore del proprio reddito annuale.
Questa soglia comportamentale di eccessivo ricorso al debito, parte spesso dalla giovane età e non tiene conto che con la crescita, la creazione di un nucleo familiare, i bisogni abitativi e le possibili variabili non prevedibili della vita, come la perdita del lavoro o una separazione di coppia, le esigenze di impiego del reddito crescono molto e quella tendenza di eccedere nell’accumulare debito produce effetti non più recuperabili.
Sempre secondo l’ISTAT per esempio la nascita di un figlio fa salire le esigenze di spesa personale del 40% e questo implica che se già particolarmente indebitati, il rapporto debiti/reddito supererà abbondantemente la soglia del 30%. Stessa considerazione, ma al contrario, vale per le persone che accedono alla pensione. Secondo la normativa di funzionamento dell’INPS, le generazioni che sono nel regime contributivo pieno (lavoratori che hanno iniziato a contribuire dopo il 1996) avranno un tasso di sostituzione compreso tra l’80% e il 60%. E quindi se avevano un reddito mensile di 2.000 euro, andranno in pensione con un assegno compreso tra i 1.600 e i 1.200 euro. La condizione varia molto a seconda degli anni di contributi versati ovviamente ma in generale la riduzione del reddito mensile si ripercuote inevitabilmente sul rapporto debiti/reddito.
Così, tendenzialmente e salvo imprevisti naturali della vita, si dovrebbe arrivare alla pensione con un indebitamento più basso possibile per non incorrere in inevitabili squilibri personali. Questo ovviamente non significa che indebitarsi sia necessariamente un male. È quasi impossibile per chiunque realizzare progetti personali, acquistare una abitazione, garantirsi una mobilità autonoma, senza utilizzare il sistema dei finanziamenti bancari. In generale però occorre ragionare attraverso una pianificazione che andrebbe insegnata ai più giovani perché la tendenza ad eccedere nel debito parte da lì.
Per ISTAT infatti dei 7 milioni di sovraindebitati italiani - dato al 2024 - oltre il 50% ha maturato quella condizione con un debito iniziale contratto sotto i 30 anni di età.
Quali sono i consigli che si possono dare ai cittadini che hanno maturato una condizione di sovraindebitamento bancario o del credito al consumo? Ne citeremo cinque tra quelli tradizionalmente consigliati da ABI.
Il primo è quello di chiedere una rinegoziazione della rata mensile.
L’importo della rata non è sempre fisso ma il contratto può prevedere una sua rinegoziazione nel tempo. È quindi sempre consigliabile sottoscrivere finanziamenti che consentano questa possibilità. Chiaramente questa opzione non funziona alla stessa maniera per tutti i contratti.
La cessione del quinto, per esempio, è un co tratto che prevede il pagamento di una rata fissa che non può superare il quinto dello stipendio e quella rata non può essere modificata.
Alcuni contratti bancari invece possono offrire alternative variabili allungando la durata del finanziamento. Altri pongono limiti al numero delle volte in cui si può chiedere modifiche contrattuali.
Il secondo consiglio è quello di chiedere una rinegoziazione dell’intero finanziamento. Avviene generalmente rivedendo le condizioni del prestito con una variazione del tasso di interesse, anche semplicemente passando da un tasso variabile a uno fisso, chiedendo un piano di ammortamento più lungo o chiedendo una maggiore flessibilità della rata.
La terza opzione è offerta dalla surroga del contratto. Con questo strumento è possibile spostare da una banca ad un’altra il proprio contratto se le condizioni offerte dal nuovo istituto di credito sono più vantaggiose. Qui i vantaggi potrebbero essere la riduzione della rata mensile o quella del tasso di interesse. Non è una procedura agevole soprattutto se non si ha una credibilità bancaria piuttosto seria, ma è uno strumento sempre più utilizzato dai cittadini, secondo il report di Banca d’Italia del 2023 sul tema.
La quarta possibilità è quella di ricorrere ad una procedura di consolidamento dei debiti. Avviene riunendo in un unico prestito più debiti preesistenti che hanno tutti eventualmente tassi di interesse diversi e rate mensili diverse.
Una soluzione unica permette generalmente di rifinanziare tutte le proprie posizioni debitorie ed estinguerle per farle rientrare in un finanziamento unico. Anche in questo caso occorre valutare un adeguato rapporto con la propria banca di riferimento ed avere comunque un reddito adeguato a sostenere il nuovo contratto.
Esiste infine la possibilità di richiedere un saldo e stralcio dei propri debiti attraverso una proposta da fare alla propria banca in caso di gravi condizioni e spesso assistiti da un legale.
*Dottore Commercialista - Revisore Legale
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